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Perché i gay dovrebbero vivere la sessualità in modi differenti?

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Trascrivo le parole conclusive di un lungo articolo di Luciano Moia, apparso il 23 agosto su Avvenire online, e che ho letto sul blog “Come Gesù” del prete e scrittore Mauro Leonardi:

«Per questo occorre un approccio culturale innovativo che, soprattutto sul fronte della pastorale per le persone omosessuali, sappia uscire dalla sudditanza nei confronti del pensiero laico troppo spesso segnato dalla contrapposizione.

Da una parte i cosiddetti “omosessualisti”, dall’altra i fautori dell’omosessualità come patologia. Esiste una via mediana capace di valorizzare per esempio la categorie dell’“amicizia disinteressata” – di cui parla anche il Catechismo (n.2359) – nella consapevolezza che la sessualità può essere vissuta in modi differenti pur rimanendo espressione d’amore? ».

E’ comprensibile che alcuni sacerdoti (non tutti grazie a Dio) quando affrontano il tema dell’omosessualità, non riescano a togliersi dalla testa i pessimi paragrafi del Catechismo che vanno sotto il titolo di “Castità e omosessualità”. E’ meno comprensibile che lo faccia un giornalista, sebbene scriva su un quotidiano di ispirazione cattolica. Che significa vivere la sessualità in modi differenti? Sta parlando delle suore o dei preti? Perché mai una persona omosessuale dovrebbe vivere la sua sessualità in modi differenti? Differenti da che? La preoccupazione (o l’ossessione?) è sempre il sesso, e in questo caso gli atti di omosessualità. Questi, secondo i pessimi paragrafi, sono “intrinsecamente disordinati”. Ovviamente il Catechismo si guarda bene dallo spiegare perché siano disordinati e perché, qualora lo siano, debbano necessariamente essere un male. Forse perché “sono contrari alle legge naturale”? Ma anche qui non c’è nessuna spiegazione perché siano contrari alla legge naturale e perché, qualora lo siano, debbano necessariamente essere un male.

E che dice il Catechismo al paragrafo citato da Luciano Mora? Dice che le persone omosessuali sono chiamate alla castità. E perché?  Si tratta sempre di suore e di preti? Tra l’altro, questi scelgono di rinunciare all’esercizio della sessualità,  per gli omosessuali la scelta è obbligata.

Ad ogni modo, il cambiamento recente di tanti uomini della Chiesa nei riguardi delle persone omosessuali, fa pensare che si stiano rendendo conto dell’assurdità di ritenere un male e quindi peccato gli atti di omosessualità, e che un giorno mettano mano al Catechismo per eliminare del tutto i paragrafi sull’omosessualità.


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