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Davvero in Italia ci sono 650 mila domande di case popolari rimaste inevase?

Cronaca

Giorgia Meloni, presidente di Fratelli d’Italia, lo scorso 27 agosto sulla sua pagina Facebook ha scritto: “In Italia sono 650 mila le domande inevase di alloggi popolari inoltrate da famiglie a cui i Comuni non possono assegnare una casa anche se ne avrebbero diritto”.

Le persone in attesa

Il dato citato dalla Meloni trova riscontro in quanto dichiarato da Emidio Ettore Isacchini, presidente di Federcasa (la federazione che associa 114 enti che gestiscono le abitazioni sociali realizzate con fondi pubblici, fondi propri e con prestiti agevolati) nel novembre 2013.

Isacchini allora, secondo quanto riportò lo speciale “Edilizia e Territorio” del Sole 24 Ore disse: “Alle quasi 650 mila domande di famiglie aventi diritto, giacenti nelle graduatorie dei comuni, si aggiungeranno, causa la crescente povertà, molte altre migliaia di richieste da parte di nuclei familiari che vivono in condizioni gravose”.

Lo stesso dato era stato citato, due anni prima, da Claudio Fantoni, delegato alle politiche abitative e Presidente della Consulta casa Anci (Associazione nazionale comuni italiani), secondo cui erano “ben 650 mila le famiglie in attesa delle case popolari”.

Il dato della Meloni è dunque attendibile. Anzi, come notava Isacchini, il perdurare della crisi economica dopo il 2013 potrebbe aver fatto anche aumentare il numero dopo il 2013.

Uno studio di marzo 2016 di Nomisma per Federcasa sostiene infatti che “per oltre 1,7 milioni di famiglie che hanno un contratto di affitto (il 41,8% del totale), il canone supera il 30% del reddito familiare, correndo quindi il rischio di scivolare verso forme di morosità e di possibile marginalizzazione sociale. Si tratta perlopiù di cittadini italiani (circa il 65%)”. A fronte di 1,7 milioni di famiglie in difficoltà, poi, “l’edilizia residenziale pubblica risulta sufficiente per 700mila famiglie”.

Ci sarebbero dunque, al 2016, un milione di famiglie in difficoltà, a cui un alloggio popolare servirebbe e che invece non possono averlo. Le 650 mila richieste del 2013 potrebbero quindi essere cresciute nei tre anni successivi, attingendo al bacino di 350 mila famiglie che avrebbero necessità di un alloggio popolare ma che al 2013 non avevano ancora presentato domanda.

Non si può escludere tuttavia che molte famiglie non abbiano mai avanzato la richiesta ufficiale nemmeno negli anni successivi, lasciando il numero di 650 mila sostanzialmente corretto.

Abbiamo contattato l’Anci per avere maggiori informazioni sulle cifre e per sapere se ne esistono di più aggiornate, ma non abbiamo ancora ottenuto risposta.

Il caso di Milano

Nella sola Milano, per esempio, le famiglie in attesa a luglio 2016 erano più di 23 mila, secondo quanto affermato dal Sicet (il sindacato inquilini della Cisl).

La tendenza sarebbe oltretutto, secondo quanto detto dal Sicet al Corriere della Sera, in peggioramento. Tre anni fa il numero di famiglie era infatti di 21.500. Una crescita di poco superiore al 2%, con cinquecento famiglie – in media – che si aggiungono alla lista d’attesa ogni anno.

I finanziamenti

In un’altra analisi sul tema ci eravamo occupati anche della radice economica del problema. I fondi di sostegno all’affitto sono infatti stati de-finanziati tra il 2000 e il 2013 in maniera drastica, passando da 360 milioni di euro a 14 milioni di euro in 13 anni.

Dopo il 2013 si è cercato di rimediare, aumentando il finanziamento dei fondi ad esempio con il D.L. 31/08/2013, che ha rifinanziato il fondo di sostegno all’affitto per 50 milioni di euro l’anno per il 2014 e 2015 e ha istituito il nuovo “Fondo di garanzia a copertura del rischio di morosità di locatari altrimenti affidabili”, finanziandolo con 20 milioni per il 2014 e altri 20 per il 2015.

Successivamente il D.L. 28 marzo 2014 n. 47 ha ulteriormente ampliato le risorse per questi fondi, ma quello a sostegno all’affitto – il più importante – solo fino al 2015 incluso.

Il “Fondo nazionale per l’accesso alle abitazioni in locazione”, questo è il suo nome ufficiale, non è infatti stato rifinanziatoper il 2016 e gli anni seguenti. Rimangono invece gli stanziamenti per il fondo destinato agli inquilini morosi, in base al quale sono quindi previste risorse per 60 milioni scarsi per il 2016, 36 per il 2017, 46 per il 2018 e 2019 e 9,5 per il 2020.

Salvo nuovi interventi, dunque, nel 2020 la situazione tornerà ad essere peggiore di quella del 2013, quando si era toccato il record negativo dopo più di un decennio di tagli.


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