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La scommessa degli aerei anfibi, giocata dalla Cina (ma non dall’Europa)

EsteroScienza&Tecnologia

Il megaidrovolante AG600 quasi pronto all’operatività: come cambierà la geografia logistica di Pechino
Volare per mare, isole e laghi? In Cina si potrà a brevissimo. E in Europa?

Pechino sta giocando la partita degli aerei anfibi, e come al solito per vincerla non per giocarla e basta. Il più grande velivolo anfibio del mondo, l’AG600 è quasi pronto: prodotto in Cina, e sviluppato dalla Aviation Industry Corp, affronta in questi giorni gli ultimi test.

Il gigante dei cieli (e dei mari) di proprietà statale sarà “di scena” a Zhuhai, nella provincia del Guangdong, per dare corpo al progetto nato nel 2009 e concluso dopo soli otto anni di lavoro.

Ecco che la Marina cinese avrà un altro asso nella propria manica, con la prospettiva di un utilizzo futuro anche per il settore civile. Tra l’altro ci sono già 17 ordini per l’AG600 non solo da dipartimenti governativi cinesi ma anche da aziende nazionali.

L’idrovolante ha un peso massimo di 53 tonnellate, con un raggio operativo di circa 4.500 chilometri e una dimensione paragonabile a quella di un Boeing 737. Può trasportare 50 persone durante una missione di ricerca e di soccorso marittimo. Per spegnere i fuochi può raccogliere 12 tonnellate di acqua da un lago o da un tratto di mare in soli 20 secondi.

Numeri che lo rendono, di fatto, il velivolo anfibio più grande del mondo, superando lo ShinMaywa US-2 giapponese e il Beriev russo. Cosa ne farà la Cina? Il mega idrovolante svolgerà un ruolo importante nel controllo degli incendi boschivi, nella ricerca e soccorso in mare, nel trasporto di personale e fornitura verso le isole.

Secondo i progettisti potrebbe fare un viaggio di andata e ritorno tra Sanya, nella provincia di Hainan e la secca di Zengmu Ansha, il punto più meridionale del territorio cinese, senza rifornirsi di carburante.

Un simile gioiello sarebbe di una grande utilità anche nel Mediterraneo. Proviamo ad immaginarne usi civili, militari, commerciali e di sicurezza. Uomini, mezzi, prodotti e servizi portati in giro in quel grande lago salato che è il Mare Nostrum con la possibilità di atterrare in acqua ad Alesandria d’Egitto, al Pireo, a Trieste, a Gioia Tauro, a Genova, ad Ortona, a Barcellona, a Marsiglia, a Taranto o alla Maddalena. Insomma, una vera rivoluzione logistica per il versante euromediterraneo.

Quando nel 2004 Bruxelles ragionava di scenari trasportistici, il massimo a cui arrivarono gli euroburocrati fu il Corridoio 8, ovvero una rete di autostrade del mare con l’idea di costruire (idealmente e materialmente) un ponte tra i settori nevralgici dell’Unione con ilMediterraneo in grande evidenza.

Realizzato solo in parte, quello spunto grazie ad uno strumento iper innovativo come un mega idrovolante di nuova generazione potrebbe dare una scossa a commerci ed economie, welfare e pil.

Ma a patto che ci sia una (rapida) volontà politica. La stessa che è drammaticamente mancata negli utimi anni alla voce europrogrammazione.


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