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Gerusalemme. Onu, rottura con Usa. Anche Italia dice no

Estero

Nuovi violenti scontri in Cisgiordania e a Gaza nelle proteste contro la decisione di Trump di riconoscere Gerusalemme capitale d’Israele. Finora 4 morti e centinaia di feriti (solo oggi piu’ di 80 secondo la Mezzaluna Rossa). Hamas assicura che l’intifada continua. Il presidente palestinese Abu Mazen e il papa copto Tawadros II non incontreranno il vicepresidente Usa Pence in Medio Oriente. Il premier iracheno al Abadi, intanto, dichiara che la guerra all’Isis e’ vinta dopo tre anni e mezzo dalla proclamazione del Califfato. Mistero su al Baghdadi. 

E’ di almeno 4 morti e 750 feriti il bilancio degli scontri di ieri tra Gaza e Cisgiordania, nelle proteste contro la decisione di Trump di riconoscere Gerusalemme capitale d’Israele. Hamas afferma che l’intifada proseguira’. Razzi dalla Striscia e bombardamenti israeliani. In tarda serata l’appello del presidente Usa a “calma e moderazione”. All’Onu condanna della decisione di Trump su Gerusalemme, anche da parte dell’Italia. Obama paragona il suo successore a Hitler e parla di “democrazia in pericolo”. Congo: ribelli islamici fanno strage di caschi blu.

Gran Bretagna, Francia, Germania, Svezia e Italia, in disaccordo con il presidente Donald Trump, invitano gli Stati Uniti a presentare proposte dettagliate per la pace tra Israele e palestinesi e si dicono in disaccordo con la decisione di riconoscere Gerusalemme come capitale di Israele. Succede a New York mentre centinaia di feriti e almeno due  morti si registrano in Cisgiordania e a Gaza nella ‘giornata della rabbia’ indetta per protestare contro la decisione del presidente Usa.In una dichiarazione congiunta dopo la riunione d’emergenza che si è tenuta oggi, i cinque Paesi Ue, hanno affermato che la decisione degli Stati Uniti, che prevede di spostare l’ambasciata statunitense a Gerusalemme da Tel Aviv, è stata “inutile in termini di prospettive di pace nella regione”.

Quattro morti e 780 feriti, di cui 61 per colpi di arma da fuoco e 10 nei bombardamenti israeliani su Gaza per rappresaglia ai missili lanciati da Hamas: e’ un bollettino di guerra il bilancio del Venerdi’ della collera contro la decisione Usa di riconoscere Gerusalemme come capitale di Israele. 

“Siamo pronti a contribuire a tutti gli sforzi credibili per riavviare il processo di pace, sulla base di parametri concordati a livello internazionale, portando a una soluzione a due Stati”, hanno detto, aggiungendo: “Incoraggiamo l’amministrazione degli Stati Uniti a presentare proposte dettagliate per un accordo israelo-palestinese”.A New York il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite si è riunito su richiesta di otto dei 15 membri (Gran Bretagna, Francia, Svezia, Bolivia, Uruguay, Italia, Senegal ed Egitto).L’ambasciatore egiziano presso le Nazioni Unite Amr Aboulatta ha evidenziato il “grave impatto negativo” sul processo di pace della decisione presa dagli Stati Uniti.Nikki Haley, ambasciatore degli Stati Uniti presso le Nazioni Unite, ha dichiarato che Washington ha credibilità come mediatore sia con Israele sia con i palestinesi e ha accusato l’Onu di aver danneggiato invece di far avanzare le prospettive di pace con attacchi ingiusti a Israele.”Crediamo che lo status di Gerusalemme come futura capitale di due Stati debba essere negoziato fra Israele e Palestina – ha detto l’ambasciatore italiano presso l’Onu, Sebastiano Cardi – nel quadro di un processo di pace che porterà alla fine a stabilire due Stati, che vivano fianco a fianco in pace e sicurezza, tenendo in considerazione le legittime preoccupazioni e aspirazioni di entrambe le parti”. 

Due palestinesi morti e centinaia di feriti. È questo il bilancio del ‘giorno della rabbia’ indetto nei Territori palestinesi per il venerdì di preghiera in segno di protesta contro la decisione del presidente Usa, Donald Trump, di dichiarare Gerusalemme capitale di Israele. Scontri con i soldati israeliani sono scoppiati soprattutto in Cisgiordania e a Gaza, ma proteste ci sono state anche a Gerusalemme, dove al termine delle preghiere nella moschea Al Aqsa i fedeli sono andati verso le porte della Città Vecchia intonando slogan come ‘Gerusalemme è nostra’. Proteste massicce fuori dai territori, nel resto del mondo arabo e musulmano. Cortei contro Trump si sono tenuti in tutta l’Asia: dall’Indonesia al Bangladesh, dalla Malesia al Kashmir indiano al Pakistan. Nonché in Giordania, Tunisia, Algeria, Turchia, Egitto, Mauritania e anche in Siria, dove in diverse zone che sono sotto il controllo dell’opposizione migliaia di persone hanno manifestato a sostegno della causa palestinese.È lungo il confine della Striscia che un palestinese, identificato come il 30enne Mohammad al-Masri, è stato ucciso dal fuoco dell’esercito israeliano. Questa la versione delle forze armate: centinaia di palestinesi facevano rotolare pneumatici incendiati e lanciavano sassi contro i soldati al confine e “durante le rivolte i soldati dell’Idf hanno sparato selettivamente contro due principali istigatori, ed è confermato che sono stati colpiti”. Dall’ospedale di Gaza si apprende che un’altra persona è morta a seguito delle ferite riportate.Scontri sono stati registrati anche a Hebron, Betlemme e Nablus, dove decine di palestinesi hanno lanciato sassi contro i soldati e l’esercito ha risposto con lacrimogeni. La maggior parte dei feriti, oltre 270, hanno riportato intossicazioni dovute a inalazione di gas lacrimogeni; ma alcuni sono stati raggiunti da proiettili veri e proiettili di gomma usati dai militari. Secondo i dati forniti dall’esercito israeliano, circa 3mila persone hanno manifestato in modo violento in Cisgiordania, e fra Cisgiordania e Striscia di Gaza sono 30 le località in cui ci sono stati scontri. Le proteste si sono in gran parte affievolite in serata.Hamas, che giovedì aveva chiamato a una nuova Intifada proprio a partire dal ‘venerdì di rabbia’, lo ha ribadito oggi: “Dichiariamo l’Intifada fino alla liberazione di Gerusalemme e di tutta la Palestina”, ha detto uno dei suoi leader, Fathy Hammad.

Si tratta della terza Intifada dopo quella del 1987-1993 e quella del 2000-2005, in cui morirono migliaia di persone. Il sistema anti-missile Iron Dome, secondo quanto ha riferito l’esercito israeliano, ha intercettato un razzo lanciato da Gaza e non sono stati registrati feriti. Successivamente fonti della sicurezza palestinese hanno riferito che Israele ha bombardato postazioni di Hamas a Gaza. Già giovedì sera l’esercito israeliano aveva riferito di avere attaccato due infrastrutture militari di Hamas nella Striscia di Gaza in risposta al lancio di razzi da Gaza, uno solo dei quali aveva raggiunto il territorio israeliano.Intanto, dal punto di vista istituzionale, in serata si è tenuta una riunione del Consiglio di sicurezza dell’Onu. In questa sede l’ambasciatrice degli Stati Uniti presso l’Onu, Nikki Haley, ha criticato le Nazioni unite accusandole di “ostilità contro Israele” da “molti anni” e ha difeso la decisione di Trump do riconoscere Gerusalemme come capitale di Israele, dicendo che è “l’ovvio”. Critiche alla posizione Usa sono arrivate dagli ambasciatori all’Onu di cinque Paesi europei.

Domani è in programma una riunione d’emergenza della Lega araba, mentre l’Organizzazione della cooperazione islamica (che include 57 Paesi) si riunirà a Istanbul il 13 dicembre. Lunedì 11 dicembre, invece, tutti gli occhi saranno puntati su Bruxelles, dove il premier israeliano Benjamin Netanyahu parteciperà come invitato a un Consiglio dei ministri degli Esteri comunitari. Per allora l’Ue spera di potersi presentare con una posizione unitaria. Il presidente palestinese Mahmoud Abbas, invece, dovrebbe partecipare al Consiglio degli Esteri dell’Ue successivo, all’inizio dell’anno prossimo.


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