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Fedecamaras: débâcle economica per il 2018 in Venezuela

Estero

 

CARACAS – “Carlos Larrazabal, presidente di Fedecamaras, ha annunciato che da questo mercoledì l’economia venezuelana è entrata in iperinflazione e che il futuro del settore del commercio è incerto visto che il governo ha obbligato ad abbassare i prezzi del 50%”.

“L’iperinflazione che sta attanagliando l’economia del Paese è secondo Larrazabal “drammatica”. E questo lo sa bene il popolo venezuelano che orami non ce la fa a campare.
Larrazabal ha detto che “l’economia si dollarizza ad un tasso che non si può nominare (perché si commette un illecito), ma che sta imperversando nel mercato. E il governo, invece di affrontare il problema per il giusto verso, non fa altro che inventare criptovaluta che non genererà nessun affidamento negli inversori”.
Inoltre “l’economia nel 2018 continuerà a contrarsi anche perché il settore del commercio soffrirà le conseguenze dell’ultima decisione governativa, quella di obbligare a ribassare i prezzi del 50%”.
Larrazabal ha aggiunto che la tassa di disoccupazione aumenterà a gennaio perché i lavoratori perderanno i posti di lavoro. Una conseguenza della chiusura negozi, che non potranno aprire le porte per le politiche sbagliate del governo. Il ribasso obbligato del 50% sul prezzo della merce purtroppo porterà molti al fallimento.
Il 2018 oltrepassa la soglia dell’iperinflazione

Dunque, i primi mesi del 2018 si intravedono con molte difficoltà. E tra queste, continuerà l’aumento incontrollato dell’inflazione. Perché, secondo il presidente di Fedecamaras, il Venezuela è entrato formalmente in iperinflazione questo mercoledì.
“È una situazione drammatica dalla quale nessuno scappa. Rimaniamo tutti senza capitale che si dimezza in continuazione. Il governo ha immesso nel mercato più di 900% di liquidità e questo non fa altro che buttare legna nel fuoco dell’inflazione”.
Il presidente di Fedecamaras intravede un 2018 nero. La crisi che attraversa il Paese è grave e quello che dovrebbe mangiare la gente avrebbe dovuto essere già stato seminato. Invece, purtroppo, “stiamo seminando soltanto il 60% del fabbisogno nazionale che si produceva prima”.
A questo riguardo, riferendosi al settore primario, Larrazabal ha spiegato che la produzione è calata del 60%/70% perché i produttori non ricevono valuta dal mese di agosto.
Una situazione che gira su sé stessa senza nessuna speranza di miglioramento, per ora”.


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