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Wagner ‘volante’ sul Vascello Fantasma

Cultura & Società

di Pierfranco Moliterni  

Dopo ben otto anni, e cioè dal 2010, un’opera di Richard Wagner è finalmente tornata sulle tavole del teatro ‘Petruzzelli’. Cosa non di poco conto poiché con L’Olandese Volante (Der Fliegende Hollander)  si è inaugurata la stagione d’opera 2018 ideata dal sovrintendente Biscardi, in verità sempre più ‘in palla’, per dirla con termine calcistico, viste le premesse, le prenotazioni e le vendite di biglietti che danno ragione alla sua gestione. Se facciamo un po’ di storia a ritroso, Wagner, questo quasi ‘illustre sconosciuto’ al pubblico della lirica pugliese, ha avuto un suo pur limitato riscatto tra gli anni 2009-2011 durante la gestione di Giandomenico Vaccari con opere wagneriane appunto come La Valchiria, Sigfrido e Il Crepuscolo degli Dei – una sorta di trittico affidato alla lettura registica un po’ ‘modernistica’ di Walter Pagliaro.

Sono quindi passati ben otto anni, come si diceva, per riscoprire un autore che ha fatto la storia dell’opera. Sì, proprio così… riscoprire Wagner da parte di un pubblico presente all’ultima replica domenicale del 28 gennaio (solitamente un pubblico ‘popolare’) che è uscito dal teatro rinfrancato se non proprio entusiasta dopo aver ascoltato, e ‘visto in azione’, i cantanti-orchestra e coro del Petruzzelli diretti dal m° Bisanti. in grazia anche d’una regìa di un vero maestro come è Yannis Kokkos il quale (per questa edizione ripresa dal Comunale di Bologna) firmava anche scene e costumi in totale simbiosi con gli ‘effetti video’ di Eric  Duranteau. L’azione pulita, con colori netti come il bianco e il nero di tutti i costumi e le scene, era resa ancora più viva da un singolare ed efficace effetto’a specchio’ capace di proiettare sul tetto del palcoscenico, momento per momento, tutta l’azione dei protagonisti su cui si stagliavano le voci e le interpretazioni attoriali, per noi davvero notevoli di Maida Hunderling (Senta) e di Tomas Tomasson (l’Olandese); e non dimentichiamo le voci del coro femminile soprattutto istruito da Fabrizio Cassi. Un bello spettacolo non c’è che dire, a cui va il merito, soprattutto, di aver fatto riscoprire, come detto, la grandezza della musica di Wagner che con questa opera ‘marina’ scritta nel 1843, praticamente esordiva.

Fu quello l’anno in cui in Italia, Giuseppe Verdi a sua volta esordiva con Nabucco sancendo la carriera parallela, ma diversissima, di questi due giganti dell’opera in musica. Per secoli infatti si è stati o ‘verdiani’  o ‘wagneriani’: ed è quello che si chiedevano alcuni dotti spettatori presenti al ‘Petruzzelli’ mentre ascoltavano, rapiti, la ballata di Senta, ad esempio. Due mondi musicali agli opposti ma non per questo passibili di stupidi antagonismi. E chissà che i giovani d’oggi,  sperabilmente sensibilizzati all’ascolto intelligente e informato di questa grande musica, non si accostino al Wagner ‘redivivo’ che iniziava e chiudeva l’opera con l’accordo misterioso, poi da lui usato in un’altra storia di amore e morte e redenzione con sarà Tristano e Isotta. Opera questa che, lo diciamo a Biscardi, attendiamo finalmente di vedere al Petruzzelli, visto che manca in Puglia da almeno 100 anni! Sarà il nostro un sogno? Forse sì e forse no… come appunto fa la protagonista Senta in una scena di questo notevole Olandese che, con la sua nave fantasma, vola sulle acque della cultura del nostro occidente culturale!

Pierfranco Moliterni             


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