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Lettera aperta di Gabriele Gravina al mondo del calcio. Nasce l’idea di un think tank

Sport & Motori

 

Quest’oggi il CONI, al termine della Giunta, deciderà il nome del commissario della FIGC, alla luce del “nulla di fatto” verificatosi nel corso dell’ultima assemblea elettiva (tra i tre candidati Tommasi, Gravina e Sibilia). Nel frattempo, giocando d’anticipo, Gabriele Gravina, presidente Lega Pro, ha scritto (inviandola all’Ansa) una “lettera aperta”, in cui ha spiegato ciò che è successo lo scorso 29 gennaio, ma soprattutto ha parlato di futuro, lanciando l’idea innovativa di un think tank dedicato al mondo del calcio. 

Cari amici,
il mancato successo della elezione del presidente della Federazione Italiana Giuoco Calcio non può far scendere in secondo piano i rapporti umani ed il grande momento di condivisione programmatico che ha fatto da sostanza e da stimolo alla mia candidatura.
Mi corre innanzitutto l’obbligo di ringraziare quanti hanno avuto fiducia nella mia persona e nelle mie idee, l’una e le altre poste al servizio di un progetto globale che intendeva dare alla FIGC, nostra casa comune,  una spinta per una rinascita. Li ringrazio per il contatto umano ed il contributo programmatico, per la vicinanza e la sintonia in tutte le fasi, nonché per la decisa adesione ad un percorso che privilegiasse la dignità ed il progetto rispetto a vecchi schemi di potere.
Prima che qualcuno decidesse di staccare la spina alla nostra adunanza, ho sentito tangibile l’affetto e la partecipazione di parti maggioritarie di una Lega Serie A finalmente ricompattata, di una Lega Serie B decisa a recitare un ruolo da protagonista del cambiamento, della mia Lega Pro granitica nel difendere le scelte, delle componenti tecniche di allenatori ed arbitri che hanno individuato nella mia figura un possibile candidato alla Presidenza.
Volevo giocare con tutti la “partita del futuro” ma al momento del calcio d’inizio, qualcuno ha deciso di non farla giocare dai protagonisti naturali, cioè dagli uomini e le donne del nostro calcio. Quanti da bambino non hanno avuto il compagno prepotente che, sul risultato sfavorevole, ha fatto valere la proprietà del pallone riportandoselo a casa? Da noi, qualcuno evidentemente si è sentito “padrone” di decidere il destino del nostro movimento presi l’uno dall’incapacità di digerire una bruciante sconfitta per le ambizioni personali e l’altro dal confrontarsi sul campo aperto di una sfida che avrebbe potuto mettere a nudo verità nascoste ed equilibri precari.
Da uomo libero, volevo essere Presidente libero.
Nel percorso che mi ha portato al ballottaggio ho sempre scansato gli “abbracci” interessati così quegli appoggi e quelle pacche sulle spalle con moneta di scambio. Ho cercato di trovare convergenze con gli altri candidati solo sul piano di programmi, ruoli e funzioni, mai pensando di “spartire” poltrone.
Tutti avevamo convenuto sull’importanza storica per il nostro movimento, tutti avevamo mostrato a parole un senso di responsabilità che però, al momento del “fare”, si è disciolto nelle schede bianche, negli arroccamenti di potere, nelle logiche spartitorie, nella vanagloria personale.
La distinzione tra “innovatori” e “conservatori” credo sia emersa in maniera evidente. 
Abbiamo dato prova di grande incapacità, un “marchio” su una classe dirigente litigiosa ed egoista. Dobbiamo chiedere scusa agli italiani, in maniera più forte e decisa oggi rispetto all’indomani di quella sconfitta con la Svezia, usata da qualcuno – alla luce di quanto accaduto in assemblea – come una sorta di ariete per impossessarsi del campo e da qualcun altro per barricarsene dentro. 
Se questi erano i presupposti, rivendico una volta ancora l’onestà intellettuale e la coerenza di un rifiuto che, a mente serena, non solo ha voluto mostrare la mia assoluta libertà da schemi e consorterie ma ha contributo, insieme con l’assonanza e la serietà delle componenti che lo hanno condiviso e rafforzato, a salvaguardare il nostro calcio dal giogo perverso di uomini e comportamenti pervasi da logiche di vecchia politica.
Nel ritornare con rinnovata forza ed entusiasmo a lavorare per la mia Lega Pro, intendo contribuire a realizzare concretamente quanto condiviso e indicato nella piattaforma programmatica per il rilancio del calcio italiano.
Amiamo il nostro movimento.
Insieme ai compagni di viaggio che hanno partecipato alla ideazione del nostro progetto in questi ultimi 40 giorni, e hanno ritrovato l’entusiasmo di confrontarsi e condividere le tematiche del nostro calcio, formeremo un think tank di sostegno e di coinvolgimento più ampio per non disperdere le energie, continuando ad investire nelle nostre idee e nei nostri progetti, aiutando chi, attraverso il commissariamento del Coni, cercherà di darci strumenti più moderni per poter guidare il nostro calcio nazionale.
“ Il pallone come il mondo gira. E quando pensi che sia notte, dall’ altra parte in realtà è già giorno.”

Gabriele Gravina


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