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Bari: come è triste Venezia. Nonostante un buon secondo tempo, affonda anche in laguna

Sport & Motori

 

Venezia – Come è triste Venezia. Per il Bari. Così cantava Charles Aznavour in una delle sue più belle canzoni, e così è stata per il Bari che è affogato all’altezza dell’Isola di Sant’Elena dopo aver toccato il fondo al San Nicola sabato scorso.

E pensare che Grosso aveva subito archiviato la debacle di sabato scorso contro l’Empoli, che a sua volta ha stravinto l’incontro col Palermo con il medesimo risultato – 4-0 – con una tripletta di un certo Ciccio Caputo troppo frettolosamente lasciato andar via da Bari, ma la sconfitta in laguna, di fatto, nonostante la buona prestazione soprattutto nel secondo tempo, fa parlare di un Bari in piena crisi, peraltro con una campagna rafforzamento non convincente e che, con questo materiale a disposizione, dovrà cercare, intanto, di ritrovare tranquillità, possibilmente evitando di puntare l’indice sulla stampa, che descrive sempre e solo il momento attuale, e poi sui tifosi che sono l’anima della squadra, tifosi finiti nel mirino di Sogliano, rei di far troppa pressione per i suoi gusti quasi a voler coprire gli errori della società che pure ci sono.

C’era da attendersi una reazione soprattutto psicologica da parte del Bari, cosa attesa – invero – anche da Grosso, ma tra il vento, il freddo e la pioggia che aveva appena smesso di cadere in uno stadio che rasenta la mitologia, e con seicento tifosi baresi indomiti ed immuni da ogni depressione calcistica, è andata ancora male pur intravedendo uno spirito di reazione, ahi noi inutile.

Grosso cambia ancora e ricorre all’usato sicuro scegliendo il 4-3-3 con Micai tra i pali, D’Elia terzino sinistro, Sabelli terzino destro, Oikonomou e Diakhitè stopper centrali, Petriccione a centrocampo, Tello e Busellato mezzali, Galano ed Improta ali, e Floro Flores al centro dell’attacco.

Filippo Inzaghi, invece, propone il 3-5-2 con Audero tra i pali, Andelkovic, Modolo e Domizzi centrali difensivi, Garofalo e Bruscagnin esterni di centrocampo, Pinato, Stulac e Falzerano a centrocampo, Geijo e Litteri in avanti.

Match cinquantadue tra le due squadre che sono gemellate dalla storia, e non dal calcio, a causa del Doge Orseolo che, venuto a sapere dell’occupazione dei saraceni a Bari, non ci pensò due volte a scendere in Puglia per dare una mano a cacciarli, scena – questa – impressa nel sipario del vecchio Petruzzelli andato, purtroppo, in fiamme nel ’91.

Primo tempo di grande intensità con tante occasioni gol per il Venezia, al cospetto di un Bari che lentamente affonda nella palude veneziana inesorabilmente, capace di non effettuare nemmeno un tiro in porta.

La gara va avanti con ritmi abbastanza alti con capovolgimenti di fronte da parte di entrambe con leggera pressione del Venezia tanto che al 9 ‘ un esterno di Pinato, dopo una grande azione, al volo in corsa sfiora il palo. E’, un po’, il preludio della debacle.

Il Bari prova a verticalizzare il gioco con gli esterni, oltre che dal centro, con gli esterni e con Tello, ma trova sempre le porte ben chiuse dai difensori lagunari.

Al 20′ ancora il Venezia con Garofalo, l’ex, che sferra un cross che però davanti alla porta si trasforma in un pericoloso tiro in porta, ma ci sono le mani di Micai a deviare in corner il pallone.

E al 21′, puntuale, ecco il solito gol subito dal Bari con Stulac che da lontano sferra un gran tiro che si insacca nell’angolo della porta portando in vantaggio il Venezia.

Il Bari subisce il colpo e non riesce a reagire tanto che è sempre la squadra avversaria, in questo caso il Venezia, a rendersi pericolosa, come spesso ormai capita quando gioca il Bari che sembra aver perso quel minimo di smalto che aveva fatto vedere qua e là durante il campionato.

Ancora pericoloso il Venezia con Pinato che tira sul Micai dal limite dell’area di rigore.

30′ gran colpo di testa di Litteri che riceve un assist di Balzerano che si trasforma in gol.

Nemmeno cinque minuti dopo il Venezia triplica il vantaggio con un assist tra Garofalo e Domizzi per Litteri il quale, appunto, segna il terzo gol. Per il Bari, ormai, è notte fonda e nemmeno Galano sembra più ispirato ogni qualvolta riceve il pallone.

45′ contropiede veneziano con Geijo che sfiora il quarto gol cercando il palo più lontano.

Bari che è mancato ancora una volta nell’atteggiamento mostrando poco mordente nel giocare, ma soprattutto nel reagire allo 0-4 contro l’Empoli, come fosse in trance ed impotente davanti qualsivoglia reazione.

Nel secondo tempo spazio a Ciccio Brienza al posto di Tello – partita anonima la sua – mostrandosi più offensivo con un 4-2-3-1.

Il Bari sembra ripartite con più dinamismo, con un altro atteggiamento propositivo, anche perché il Venezia, che non spinge più, dà l’impressione di non affondare ma di controllare l’incontro gestendo il triplice vantaggio ma, di fatto, è il Bari a prendersi la scena del Penzo, scena che si concretizza al 15′ con una grande occasione per su punizione di Floro Flores che sorvola la barriera e pallone che prende la traversa e, sulla palla respinta, Improta tira sul portiere che devia in corner. Ed è proprio sul corner che Sabelli è il primo ad intervenire con un gran tiro da lontano che si infila in gol.

Dal ventesimo il Venezia gioca in dieci per l’espulsione di Litteri per una presunta simulazione che, nel replay, non è sembrata tale e, con il giocatore, viene cacciato via anche Inzaghi, verosimilmente per proteste.

Psicologicamente si aprono le speranze per il Bari che già intravede un finale di gara caldissimo.

Al 22′ Improta sbaglia l’aggancio su un cross di Sabelli: peccato poteva essere il 2-3. Grosso, allora, fa entrare Kozac per Improta per tentare il tutto per tutto.

Ed è sempre il Bari, ormai – e come era prevedibile – a fare la gara gestendo sempre il pallone costringendo il Venezia alla propria tre quarti. Ma di occasioni, purtroppo, manco a parlarne, nessun varco libero e grandi difficoltà nell’ultimo passaggio quello decisivo.

Al 34′ palo per il Bari con Modolo (sarebbe un auto-palo) su cross di Sabelli.

Dentro Henderson fuori Petriccione al 35′ ma la gara non cambia come Grosso avrebbe voluto.

Il Bari esce sconfitto anche dal Penzo ed entra ufficialmente in crisi anche se – lo ripetiamo – si è visto un bel Bari nella ripresa, cosa che non si vedeva da tempo.

Colpe e responsabilità a parte, crediamo che questa squadra paghi il dazio di una difesa composta male sin da luglio, difesa che ha subito sempre gol (ormai si viaggia a ritmi di tre gol a gara contro i due precedenti), e che da gennaio ha cambiato pelle. Forse è questione di tempo affinché la difesa trovi il cosiddetto quadrato, ma forse è bene anche capire che la batteria di attaccanti è decisamente spuntata ed inutile. Prove alla mano.


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