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Il giudice e la sua coscienza

Giustizia

Per garantire al meglio i diritti del cittadino di fronte alla legge il nostro sistema costituzionale è informato al principio della divisione dei poteri, per cui la giurisdizione viene esercitata in perfetta autonomia e indipendenza della magistratura rispetto agli altri poteri costituzionali (Governo e Parlamento). La Costituzione detta i principi ai quali deve ispirarsi la magistratura nell’esercizio della giurisdizione.

La Costituzione? E’ poco conosciuta. Non solo dai cittadini comuni. Anche da parte di categorie di persone che esercitano professioni che hanno a che fare con il diritto. Almeno leggendo le cronache quotidiane. Siccome i magistrati la conoscono, almeno si suppone, non possiamo accettare che alcuni di essi si si pongono in palese contrasto con le norme costituzionali.

Le notizie che leggiamo sui quotidiani non ci confortano.

I magistrati, soprattutto quelli di un certo livello, non possono – e non devono -porre in essere comportamenti sfacciatamente in contrasto con le norme della loro professione.

E’ notizia di questi giorni che un magistrato, il dr. Giuseppe Cioffi, avrebbe partecipato a una convention del partito di Berlusconi. Certo, qualcuno dirà che non c’è niente di male. Anche i magistrati sono cittadini. Ma se quel magistrato è il presidente di un collegio a cui è stato affidato un processo che vede imputati due personaggi di sospetta appartenenza camorristica, fratelli di un deputato di Forza Italia, allora la questione assume un certo rilievo e la sua partecipazione alla convention appare quantomeno inopportuna.

E’ anche possibile che il magistrato in questione non si faccia condizionare dalle sue frequentazioni, ma che conduca il processo in modo esemplare. Ma a noi persone comuni che messaggio arriva? Come minimo saremo presi dal dubbio che il suo giudizio non possa essere liberoIl giudice, di qualsiasi livello, deve essere e apparire persona al di sopra di ogni sospetto, non deve dare adito a dubbi in ordine alla sua rettitudine e moralità. Parafrasando la famosa frase di Giulio Cesare (La moglie di Cesare deve non solo essere onesta, ma anche sembrare onesta)diremo che anche il giudice non solo deve essere onesto, quindi ligio al principio del libero convincimento, ma deve anche apparire libero da ogni e qualsiasi condizionamento.

La questione non deve essere sottovalutata. La nostra Costituzione vuole che i processi, civili e penali, siano intesi quali strumenti predisposti per la ricerca della verità attraverso procedimenti rigidamenti disciplinati dalla legge che il giudice deve interpretare con l’ausilio di criteri grammaticali, logici e storici, al netto di influenze esterne.

La nostra Costituzione esige che il giudice, nello svolgimento delle funzioni giurisdizionali, debba procedere senza interferenze esterne, senza subire condizionamenti da parte di altri poteri e, quindi, soggetto soltanto alla legge. E’ il principio del libero convincimento del giudice che non può essere turbato neanche dalle eventuali pressioni dell’opinione pubblica quale si manifesta attraverso i mass media. Figurarsi, poi, se il suo convincimento fosse o apparisse condizionato dalla sua appartenenza a partiti politici. D’altra parte, la Costituzione assicura l’indipendenza della magistratura con norme che ne garantiscano l’autonomia. Tale è la norma che dispone l’inamovibilità dei singoli magistrati, che non possono essere dispensati o sospesi dal servizio se non in seguito a una decisione del CSM (Consiglio Superiore della Magistratura) adottata per motivi rigidamente stabiliti dall’ordinamento giudiziario. Garanzia, questa, che concerne il singolo magistrato di fronte alla stessa organizzazione giudiziaria e l’intera magistratura di fronte agli altri poteri dello Stato.

Quindi, il giudice, che dovesse trovarsi in una situazione anche solo apparentemente in contrasto con il principio del libero convincimento, ha il dovere di astenersi dal processo E ciò sia a tutela delle parti processuali sia dei suoi colleghi che fanno parte del collegio sia dell’immagine della magistratura.

Io sono convinto che il magistrato cui fanno riferimento le cronache è in grado di comprendere la situazione anomala in cui è andato a cacciarsi e, perciò, anche a tutela del suo buon nome, prenderà la decisione più giusta, astenendosi sua sponte. Se non lo facesse, il sistema contiene in sé le norme idonee a porre rimedio.

Raffaele Vairo


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