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Quali sono i dettami della legge naturale

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 Non è facile stabilire quali siano i dettami della legge naturale

Trascrivo qualche riga da una lettera di don Piero Vavassori, apparsa sul blog “Come Gesù” del prete e scrittore Mauro Leonardi: “Caro don Mauro, con queste righe desidero farti avere alcune mie riflessioni riguardo alle discussioni che ruotano intorno ai temi sulla famiglia e sulla sessualità, che suscitano molto interesse e un confronto di idee e opinioni… Sono temi delicati e difficili da giudicare. Se mi permetti l’approssimazione, direi che la discussione ruota intorno alle opinioni e iniziative di alcune persone, spesso sacerdoti, che desiderano includere nella Chiesa persone che vivono situazioni che, con un certo grado di stabilità, non sono concordi con i dettami della legge naturale (divorziati risposati, omosessuali, ecc.) e coloro che vedono in alcune di queste iniziative una ferita ai permanenti valori difesi e promossi dalla Chiesa”.

Il sacerdote non spiega che cosa sia questa legge naturale che contrasterebbe con la situazione di “divorziati risposati, omosessuali, ecc.”. Immagino si riferisca ad una legge naturale che starebbe alla base della famiglia tradizionale (madre, padre, figli). Ma siamo certi che questo tipo di famiglia sia “naturale”? Alcune specie d’animali non formano “famiglie” costituite da una coppia maschio, femmina e prole. E anche gli uomini in un tempo molto lontano avevano una diversa organizzazione sociale. Non esisteva la famiglia costituita da madre, padre e figli,  giacché il padre ignorava d’essere il padre, ignorava di avere un ruolo nella riproduzione. Leggasi in proposito il libro di Vittorio Andreoli “L’educazione (Im)-possibile – Orientarsi in una società senza padri”, ed. Mondadori, 2014.

Trascrivo da un articolo dell’antropologo Vincenzo Matera: “Credo… che la famiglia composta da un uomo, una donna e i loro figli sia solo una delle forme, molteplici, che ha assunto e che può assumere l’istituzione matrimoniale. Non c’è quindi nulla di naturale in essa, tale da farne la forma di famiglia per eccellenza, e tanto meno «la famiglia voluta da Dio», rispetto a altre forme di unione”. E più avanti: “Nessuno mette in discussione che per procreare ci vuole l’unione di un uomo e di una donna. E’ un fatto biologico. Ma è altrettanto evidente che la famiglia, l’insieme di persone che partecipano intimamente gli uni delle vite degli altri, è una costruzione sociale culturalmente significativa che include, certo, le determinazioni biologiche, ma si estende molto al di là della biologia, fino al punto in cui le relazioni «extra nascita», non biologiche, diventano preponderanti rispetto a quelle di procreazione”. E ancora: “Fra gli Igbo della Nigeria, in caso di sterilità del marito, una donna è autorizzata a avere rapporti sessuali con un altro uomo, e i figli procreati saranno legalmente figli del primo (il padre sociale) e non del secondo (il padre biologico). Fra i Nuer del Sudan è documentato il matrimonio con il fantasma, per cui, qualora un uomo muoia senza figli oppure prima di sposarsi, un fratello o un cugino può sposarsi con una donna in nome del defunto in modo che i figli siano legalmente figli del defunto. Sempre fra i Nuer, esiste il matrimonio fra donne (privo di connotazioni omosessuali): una donna sterile può contrarre matrimonio con un’altra donna, sceglierle un amante e i figli nati da questa unione saranno figli socialmente riconosciuti della donna-marito, membri del gruppo di quest’ultima. Ci sono anche i fratelli della madre chiamati «madri maschi» (Radcliffe-Brown) e le donne agiate Lovedu che cedono il loro bestiame per acquistare «mogli» e diventare così «padri» dei loro figli. Ancora, i Karembola del Madagascar considerano fratelli e sorelle la stessa cosa, e un uomo può così rivendicare la maternità di un bambino. Come gli uomini possono essere madri, le donne possono essere padri. Niente è impossibile nella parentela della procreazione” (La ventisettesima ora – Corriere della Sera, “L’antropologo: perché la famiglia naturale non esiste”, 26 gennaio 2016).

Non è facile a questo punto stabilire quali siano “i dettami della legge naturale”. 

Ma ammesso che possano essere stabiliti, e ammesso che determinate situazioni (divorziati risposati, omosessuali, ecc.) non concordino con essi, resta da dimostrare che la discordanza sia necessariamente un male.

Alcune righe ancora, invece, di don Piero Vavassori: “Non ho difficoltà nell’affermare che le critiche rivolte a queste iniziative siano talvolta dettate da un sincero desiderio di opporsi a qualcosa che ferisce le verità morali inscritte nel cuore dell’uomo e insegnate dalla Chiesa”. Sul fatto che certe verità siano insegnate dalla Chiesa non ci piove, sicuro come una messa, diceva un mio amico.  Ho seri dubbi, per contro, che siano inscritte nel cuore dell’uomo.

Renato Pierri

 

 

 

 

 


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