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Rio de Janeiro come Beirut

Estero

Il presidente interinale Michel Temer, decreta l’intervento militare nello stato di Rio de Janeiro

Santo Mancuso

Responsabile di redazione Il Corriere Nazionale per il Brasile

s.mancuso@corrierenazionale.net

Stavano scemando i fumi della follia del carnevale carioca, durante il quale la idiozia si sostituisce alla decenza, dove sesso orgiastico in strada vigette come normalità così come il profuso consumo di droghe varie . Copacabana che da sempre è luogo di trasgressioni nell’immaginario del Gringo che viene in Brasile in quei giorni sembra il quinto girone dei lussuriosi Dantesco, ove perversioni e lascivia del “carnaval sem cordas” o “carnaval de rua” come è chiamato quel carnevale che non si svolge nei colorati e ordinati sambodromi, e trasforma gli uomini in bestie senza gusto olfatto e vista, dove tutti si accoppiano con tutti e dove le risse le sparatorie, sono più frequenti che nei films western, surrogate da pessima musica di bassissimo scalone, il funk da favela, del paredão, , o  la musica per il carnevale, l’axê, inventata in Salvador de Bahia.

Sciorinare dati di violenze occorse durante l’anno fino a dopo il carnevale, che è il maggiore evento conosciuto all’estero, sebbene non sia il solo evento festivo di bagordi brasiliani, offrirebbe una lista statistica lunga e tediosa ma solo per intenderci lascio qualche numero:

Spari effettuati nella capitale RJ : 140 (dati rilevati dall’applicativo “Fogo cruzado” che raccoglie informazioni dalle polizie). 106% rispetto all’anno passato.

Morti : 24  (in diminuzione del 8%)

Feriti: 31   (in diminuzione del 28%)

São Goncalo:  spari effettuati 87

Niteroi: spari effettuati 13

Poliziotti impiegati di forma straordinaria 17000

Poliziotti impiegati diariamente 8000

Bambini morti per spari 3

Adolescenti morti per spari 2

Credo questi già bastino per giustificare l’idiozia di chi vuole passare quattro giorni pericolosamente. Solo a fine carnevale, il governatore dello Stato di Rio de Janeiro, Luis Fernando Pezão, il quale giorni prima affermò che Rio avrebbe avuto un grande carnevale, solo alla fine dunque, ammise il fallimento delle sue strategie, e da qui parte l’Intervenção Federal proclamata dal Presidente Temer.

In questo contesto si consuma la maggiore crisi politica che la Republica Federativa do Brasil abbia mai visto dalla sua istituzione nel 1985, allorquando il Generale Figuereido lasciava il posto ad un presidente proveniente dalla vita civile José Sarney (oggi anch’esso inquisito nella mani pulite brasiliana nda) dando origine alla cosiddetta sesta repubblica.

Rio de Janeiro conosciuta come la “cidade maravilhosa”, di “maravilhoso” oggi non ha nulla se non le leggende raccontate dai vari gringos che la visitano; si immagini che sulle mitiche spiagge di copacabana, si giunse qualche anno fa, ad ingabbiare i lidi in squallide gabbie da zoo, onde evitare rapine e scippi in danno di sprovveduti turisti ostentanti gioielli denaro e cellulari che in terra brasilis sono carissimi da comprare nei negozi, ma altrettanto richiesti da chi in sostanza non guadagna più che  200 euro (circa 800 reais nda), a fronte di costi superiori ai mille o cinquemila reais per un samsung o un più appetibile iphone. A poco o nulla sono servite le politiche socialiste attuate da Ignacio LULA da Silva, oggi indicato dal pool della operazione investigativa più grande di tutti i tempi della storia brasiliana definita mani pulite brasiliana la “Operação Lavajato” che investiga venti anni di malversazioni corruzioni, corruttori e corrotti, che fece tremare il palazzi della politica di Brasilia e dei vari Stati che compongono la “União”, e che portò all’impeachment della presidentessa Dilma Rousseff, che era la testa di legno di Lula, il quale si vide stroncare sogni di gloria dalle condanne in piena pre campagna elettorale per la rieelezione in questo 2018.

Il posto della Rousseff ex militante di gruppi rivoluzionari di estrema sinistra, in epoca del cosiddetto regime iniziato nel 1964, viene oggi sostenuto in forma interinale ( ma non troppo nda) da Michel Temer che era vicepresidente fino al 2016, e che anche lui affronta gli scandali che travolgono uno dopo l’altro i papaveri della politica federale e statuale. Interi governi vengono arrestati per truffe alle casse dello Stato Brasiliano per migliaia di miliardi di reais, deviati su conti cifrati in europa, svizzera, e paradisi fiscali esotici.

“Moro em um pais abençoado da Deus” cantava un vecchio samba conosciuto in Italia più per essere colonna sonora del veglioni di capodanno, ma chissà se realmente Dio ama il Brasile, o se forse in questo paradiso che sembra molto l’itaglietta Dio abbia collocato il suo inferno, poiché sebbene sia realmente una terra prospera, ricca, grande “gigante per sua propria natureza” recita l’inno nazionale, è sprofondato e mantenuto negli abissi della ignoranza, della violenza e della povertà di intere città.

Si badi bene che il Brasile non è terzo mondo, laddove megalopoli come São Paulo, (la Milano brasiliana ndr)  una megalopoli da oltre 12 milioni di abitanti dichiarati, ha la più alta percentuale di elicotteri circolanti diuturnamente, dove città come Rio de Janeiro con circa 7 milioni ( la Napoli brasiliana assieme a Salvador ndr) che dovrebbero essere le cartoline della “Unione Federale di Stati”sono invece preda dello Stato parallelo.

Ma Dicevamo, stava scemando il carnevale fluminense e il presidente Temer annunciava che a partire dal 17  febbraio us, ex articolo 34 della costituzione federale approvata nel 1988, determinava una “intervençao federal na área da seguranca publica” nello Stato di Rio de Janeiro e nella stessa città di Rio de Janeiro.

Colonne di carri armati e blindati, interi reggimenti e battaglioni di fucilieri navali e altri reparti aeronautici, accerchiano la città carioca e la “baixada fluminense” ossia le pianure dei centri circostanti, dando assalto ai cosiddetti “morros” della capitale formicai umani, ove sono insediate le “favelas” quartieri generali delle tre fazioni e delle molte milizie esistenti, per domarne la inusitata violenza che nel solo 2017 ha cagionato la morte di 200 poliziotti.

Secondo la OMS (Organizzazione Mondiale di Salute ndr), l’indice di mortalità per fatti omicidiari in Brasile è il 10% su un campione di 100 mila abitanti, dati questi in quietanti se si considera la densità di popolazione di città come RJ e SP che superano in due i 20 milioni di abitanti du 202 milioni che il Brasile intero denuncia.

La corruzione nelle polizie civile e militare è talmente alta al pari della cosa pubblica, tanto che nel quinquennio 2012/2017 le corporazioni hanno espulso 730 policias militares e 120 policias civis; che per la maggior parte sono passati ad integrare le numerose “milicias”che nate nella decade di 1980 sterminavano trafficanti salvo poi sostituirsi al malaffare degli stessi vendendo droga armi e monopolizzando la vendita del gas per cucina e dei taxi.

Le tre facções: CV (comando Vermelho, primo gruppo criminale della città fondato negli anni 70), ADA (Amigos dos amigos, fondata negli anni 90 da un espulso del CV,) TC (terceiro comando) e pois si staglia TCP (Terceiro Comando Puro) composto da ulteriore scissione di ADA e TC  sebbene titolate con romantici appellativi, sono invece il vero governo parallelo della città, laddove se da un lato tutelano e aiutano i residenti delle favelle, dall’altro monopolizzano il miliardario giro di armi e droghe e che forse meriterebbe dedicato un pezzo ad acta, sono contrastate dalle milicias che sono composte da ex integranti di polizie, pompieri, guardie penitenziarie, avvocati e politici  che monopolizzano gli spazi rubati alle facções aggiungendovi monopolio di vendita e traffico di armi e droghe, tv via cavo clandestine e altre illegalità. Tra le quali la vendita di gas da cucina e la richiesta di tangenti ai commercianti delle favelle dalle quali hanno espulso le fazioni malavitose.

Tutte queste finanziano le costose campagne elettorali di consiglieri comunali deputati statali e deputati federali dei partiti di sinistra più estrema e moderata, atteso che non esistono in brasile partiti di centro o di destra, ma sono tutti di ispirazione socialista.

Una “cidade veramente maravilhosa”, che in piena inaugurazione della coppa del mondo ha accolto le delegazioni cinese e di altri paesi davanti ad uno dei due aeroporti con un’intensa sparatoria dovuta al confronto tra bande rivali….

Nel 2008 l’istituzione della polizia pacificatrice le UPP (Unidades de Policia Pacificadora) ossia aliquote di policias Militares che venivano installati stabilmente in alcune favelas, ma giustamente per come lamentato da esperti del settore e ex funzionari, vennero snaturate della loro funzione speciale poiché vennero poste al comando dei Battaglioni, impedendone la reale funzionalità specifica, e poiché mal equipaggiate e mal addestrate, presto divennero oggetto di violenze da parte delle fazioni di trafficanti. Nonostante tutto Sergio Cabral allora governatore oggi detenuto per corruzione e lavaggio di denaro sporco, annunciava arditamente che avrebbe fatto istallare una unità per tutte le mille e rotto favelas presenti nella sola regione metropolitana fluminense. Una tragedia annunciata secondo molti specialisti, dunque smascherando l’ennesima bugia , posto che realmente, l’effettivo della policia militar  era prossimo ai 90 mila uomini. Qui per comodità di percezione del lettore esemplifichiamo i dati provenienti dalla PMRJ (Policia Militar do Rio de Janeiro).

La percentuale di policiais militares nella sola Rio de Janeiro deceduti in servizio è impressionante ,specialmente se comparati  ai decessi di soldati USA nei due conflitti mondiali, guerre di Corea e Vietnam.

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“Un paradiso abitato da diavoli” , come disse della mia calabria Alexandre Dumas, nel suo “viaggio in calabria”

 

Ebbene a partire dal 17 di questo mese, Rio de Janeiro, vede l’ “Exercito Brasileiro do comando militar do Leste”, alla guida del Generale a quattro stelle  Walter Souza Braga Neto sostituirsi alle polizie civil e militar, che sono a detta degli addetti ai lavori, lasciate libere di attuare in attività di intelligence, essendo così coadiuvate dalle imponenti forze militari; laddove,sembra più una manovra per esautorare o controllare la lampante corruzione e incapacità delle stesse.

 

Sin qui sembrerebbe tutto fin troppo ovvio, non fosse che così come in “Itaglia”, ci scappa la pagliacciata; ossia, l’esercito inviato in forze per le strade di RJ, serve solo a dare quella spolverata che serve a quanto pare ad amenizzare le proposte giustizialiste del programma del pre candidato di destra Jair Bolsonaro per le prossime elezioni presidenziali da tenersi in ottobre, mentre al Planalto (la Montecitorio brasiliana ndr,) si stanno approvando gli emendamenti della legge sulla riforma previdenziale che tanto sta infervorando il paese! Mi sembra una coincidenza ma ci vedo molte analogie con nostro bel paese! Tanto che il presidente Temer annunciava che la “intervenção Federal militar”, perdurerà sino alla approvazione della riforma previdenziale.

 

Intanto la politica dibatte nei palazzi  tra gli strali della potentissima OAB (Ordem dos advogados do Brasil)  che ha censurato e biasimato i “mandati collettivi di perquisizione e cattura” emanati, insomma non vogliono dare carta bianca all’esercito e nella confusione del retorico e demagogico agorà politico tipico della politica brasiliana, si ruota intorno al problema di come l’esercito, che già sta nelle strade fluminensi, devrà agire, e mentre qualche operazione congiunta tra policia civil, Bope e esercito fa qualche prigioniero e recupera qualche fucile mitragliatore, già un sergente dei gruppi speciali libero dal servizio è stato massacrato ieri notte a seguito di una rapina.

 

Orbene dove sta il trucco della materia del contendere? L’esercito inviato con legge speciale per le strade di Rio, non ha ricevuto potere di polizia giudiziaria, pertanto non può fare irruzioni o altre attività di PG se non in caso di conclamata flagranza.

 

Dunque, descrivere la potenza militare delle gangs carioca ruberebbe molto tempo, poiché la potenza economica e i contatti con i trafficanti colombiani boliviani venezuelani e paraguiani sono di forte intensità, e le scarne e abbandonate postazioni frontaliere del paese, permettono l’entrata e l’uscita di qualsivoglia cosa o persona, difficile dire se per questioni di volontà politica o scarse risorse di uomini e mezzi.

 

Solo il nostro presule Cesare Battisti, fu bloccato dai servizi brasiliani dell’ABIN, qualche mese fa nel suo tentativo di lasciare il Brasile con la scusa di voler far compere nei vicini paraguai e bolivia ove si comprano prodotti cinesi a prezzi irrisori ma anche armi; e questa è senz’altro un’altra storia, poiché il nostro illustre compatriota, sebbene condannato in patria e latitante da trent’anni prima in Francia e poi in Brasile ove fu nazionalizzato dall’amico Lula con status niente po’pò di meno che  di “rifugiato politico”, poiché giustamente perseguito dalla vessatoria e dittatoriale repubblica italiana, ma sebbene l’italica giustizia e la debolissima Farnesina ne abbiano reclamato l’estradizione lui vive ancora da uomo libero, convivente o sposato con una brasiliana prontamente arrangiata appena arrivato onde permettergli la permanenza all’epoca.

 

 

Ma tornando a Noi, certamente l’ultimo ventennio ha visto questo “Gigante” per natura, indebolito da politiche socialiste che hanno teso a smilitarizzare le forze armate e disarmare la popolazione, anche quella delle “fazendas” le grandi fattorie delle distese lande brasiliane, ove assassini, ladri di bestiame , trafficanti di armi e rapinatori di banche, si nascondono vessando i fazendeiros che già devono fronteggiare i membri di MST (Movimento Sem Terra ndr) che armati sino ai denti sono la falange armata del Presidente Lula o meglio del PT (partito dos trabalhadores). Dunque, politiche dicevamo, che hanno teso all’assistenzialismo dispensando pochi spiccioli procapite attraverso l’istituzione della “Bolsa familia”, una sorta di reddito di sostentamento simile a quello proposto dai candidati attuali in Italia, ma con pochi reais che servono appena a far comprare le cervejas del fine settimana o la carne del “churrasco” della domenica, più che il riso e i fagioli che compongono la dieta brasiliana.  Lula ebbe ad affermare: “dai 10 reais al popolo e diventa consumatore”, l’idea non sarebbe stata malvaggia se al fianco di questa politica di assistenzialismo, avesse determinato un programma di formazione e formulato una legislazione che prevedesse la micro impresa familiare con meno burocrazia elefantiaca.

 

In questo scenario globale, Rio de Janeiro sta vivendo la stagione di rivalsa dello Stato Federale , per il trionfo della giustizia e:“per togliere le piazze che sono diventate saloni di festa dei trafficanti” afferma nel suo discorso il Presidente interino Michel Temer che aggiunge: “non ci faremo rubare il futuro”, beh, suona laconica questa frase, ma è da ritenersi che ci sia rimasto poco da rubare, posto che le casse dell’UNIÃO languono  come quelle di Filippo il Bello in Francia, i tesori sono stati dilapidati, e i veri banditi conclamati, sono alcuni impresari amici e alcuni deputati e ministri e governatori degli Stati che compongono l’União (così si chiama lo Stato Federativo ndr)  che sono stati arrestati o ancora sotto processo; mentre funzionari pubblici di alcuni Stati vantano salari arretrati da mesi e mentre dirigenti politici come Sergio Cabral ex governatore di RJ, attualmente detenuto, solo l’altro anno, sperperava milioni di euro a Parigi, in ristoranti di lusso e gioiellerie di Cartier, con moglie e corte di giullari seco, postando grossolanamente video su youtube dei pazzi bagordi parisiennes, sottraendo fondi alla già precaria salute pubblica e dando forza alle facções che si sostituiscono allo Stato, soccorrendo le popolazioni della favelas con medicine e spese alimentari, in cambio di tolleranza e complicità, che permettono dunque di rendere inespugnabili questi ghetti tipo alla napoletana “Scampia”, ove la legge del “Dono do morro” è la legge di Dio.

 

Questa operazione militare servirebbe a ridare speranza ai cittadini inermi che credono in un Brasile migliore e che sono stanchi di essere derubati, uccisi, rapinati, fatti ostaggio di un governo occulto, sorretto da corrotti tutori della legge che spesso , troppo spesso fanno vigere la legge del più forte.

 

Le periodiche e programmate rivolte nelle precarie carceri statuali del nord del paese, cagionano cesine e stragi, decapitazioni e squartamenti che si consumano sotto l’inerme sguardo dei pochi agenti penitenziari, e sotto l’attenta vigilanza di delle organizzazioni per i diritti umani, che inibiscono ogni azione interventiva da parte delle forze speciali, e che terminano come già recentemente con centinaia di detenuti appartenenti a questa o quella facção sterminati. Come dire, finché si scannano tra loro non è violenza, ma se interviene il Bope o l’esercito allora lo Stato è dittatoriale!! Che dire, sono i paradossi della varia umanità e della doppia morale! Anche in Italia ne abbiamo illustri e prestigiosi seguaci!

 

Si badi bene che non si è fatto cenno alla efficientissima Policia Federal che tra l’altro gestisce anche le carceri federali; sì, perché in Brasile esiste la policia Civil quella Militar che dipendono dai Governatori di ogni Stato, e poi c’è l’FBI brasiliana, la Policia Federal, che tratta solo indagini federali, e sembra essere molto efficiente e ben addestrata, sebbene con tutti i limiti della legislazione brasiliana.

 

Il Brasile ha enormi potenzialità industriali e naturali che gli permetterebbero di essere un gigante industriale ma la cui “Industria Brasileira” invece fabbrica prodotti di scarsa qualità, non atti all’esportazione, per essere poco concorrenziali, ma che esporta agroprodotti anch’essi spesso sofisticati da imprese che monopolizzano l’industria falsificando e dopando l’economia con tangenti e riciclaggio di fondi estorti; (recentissimo lo scandalo delle carni della impresa JBS sofisticate embargate ndr). Di contro, importa prodotti di largo consumo che per effetto dell’auto embargo hanno tassazioni esosissime che fanno lievitare i prezzi all’inverosimile; auto embargo che il brasile si è dato, nel vano tentativo nazionalista di lanciare la debole “industria brasileira” .

 

Orbene, questo intervento militare drastico e repentino arriva come sempre in ritardo, giacché a ridosso del trascorso carnevale che quest’anno, come si è visto è stato più violento di tutti gli altri anni, e vede l’esercito entrare in una Rio de Janeiro che presenta ancora i blocchi carnevaleschi montati per le strade, dunque vedendosi difficoltate le operazioni strategiche, mentre il presidente interinale Temer annuncia la creazione di un “ministero straordinario della sicurezza pubblica per lo Stato di Rio de Janeiro”, ammettendo che lo stesso, amministrato da un governatore indagato (Pezão ndr,) in quota al partito dello stesso presidente Temer, ha un dissesto economico che sfiora il fallimento, e che impossibilita le normali attività amministrative; mentre come si diceva prima, i precedenti governatori hanno fatto incetta senza vergogna e pudori, di ostentare le proprie marachelle, giacché  in epoca “pre-mundialito”, la FIFA e altri enti, hanno fatto piovere miliardi di reais sulle città brasiliane, per gli adeguamenti strutturali sportivi e lo sviluppo infrastrutturale delle città che ospitarono le partite della coppa del mondo, di opere monumentali mai finite o addirittura, ancora oggi irrealizzate, ma che perlopiù già stanno cadendo a pezzi, e che hanno arricchito spudoratamente imprese e politici.

 

Più sicurezza dunque, ma fatta alla “sanfasò”, con tanta ostentazione in pieno stile carnevalesco, ma pochi veri risultati, ancora, forse per i molti adeguamenti da farsi. Speme di tutti i cittadini, è che sia la volta buona, sebbene il deputato federale Jair Bolsonaro, capitano della riserva dei gruppi paracadutisti dell’esercito brasiliano, esponente della timida destra conservatrice, resta critico per le modalità di esecuzione dell’operazione che denuncia essere stata preparata tra le mura dei ministeri di Brasilia,  senza confrontarsi con lo stato maggiore delle forze armate e senza dare poteri speciali alle truppe le quali sono buttate senza strumenti giuridici, in possibili confronti armati con i membri delle facções di trafficanti, specializzate in guerriglie urbane, a differenza dell’esercito più vocato a scontri in battaglie campali.

 

Ma all’uopo esiste il BOPE (che ho avuto modo di conoscere molto da vicino in passato nda)  “Batalhão de Operações Policiais Especiais” il temibile gruppo speciale della Policia Militar brasiliana reso famoso e famigerato dal film TROPA DE ELITE, specializzato in guerriglia urbana che è il principale avversario temutissimo dai trafficanti delle favelas di Rio de Janeiro, ma che in questa fase è solo relegato a fungere da supporto ai fucilieri navali (marines brasiliani nda,) da cui molti dei caveiras  (teschi, così si denominano gli operatori del Bope, seguiti da un numero , tipo caveira 01, 02, etc  nda) provengono.

 

Una azione, tutta politicizzata dunque secondo Bolsonaro e alcuni esperti di sicurezza, con pochi scopi reali, e per le sinistre pro LULA, una prova generale di Golpe militare. Insomma Temer come sempre riesce a scontentare tutti

In ambo i casi sono presenti i segnali di una democrazia ancora molto giovane, la quale fu da subito pervasa di ideologie socialiste che hanno fatto tanto male al paese, dividendolo tra il ricco sud e il povero nordest e nel quale si vive così come in Italia, con lo spauracchio vero o finto del ritorno di baffone!!

 

Intendiamoci, non che non servisse un posizionamento del Governo davanti siffatti fracassi, fallimenti e sconfitte subite dalla società civile, nonché, davanti alla inaudita violenza senza quartiere che i trafficanti hanno portato con arroganza e sprezzo delle Istituzioni, giù dalle favelas sino ai centri della città, ma forse trattandosi di una azione militare, di una guerra al crimine, avrebbe avuto necessità di maggiore incisività organizzativa per essere credibile davvero.

 

Ottobre sta arrivando, vedremo che succede in Brasile, mentre anche in Italia si minaccia di andare al voto di nuovo a ottobre; tra le analogie entro i due paesi, tanto lontani e differenti, ma tanto simili e vicini, anche per la presenza dei numerosi i numerosi discendenti di immigrati italiani (oggi 21 febbraio in Brsile si festeggia o dia do imigrado italiano nda,)che hanno grandemente contribuito alla costruzione di un Brasile che oggi sta sparendo sotto i colpi e l’ombra di una minaccia reale socialista alle porte, italo-brasileiros che qui voteranno per le presidenziali attraverso l’uso di una urna elettronica altamente frodabile ma che voteranno per il parlamento e senato italiano, semplicemente via posta, in una ridicola pantomima tutta italiana, senza l’ufficialità ed il rigore prescritto per le leggi elettorali nostrane. Altro paradosso idiosincratico che unisce i due paesi.

 

Così come l’Italia, il Brasile accoglie inermi rifugiati, (e delinquenti,) questi, però venezuelani, che scappano dalle sanguinarie repressioni socialiste del dittatore veteroleninista Maduro, il quale, affama le folle e le abbatte nelle strade, sognando di colonizzare la Guiana (ex Inglese,) minacciando di invadere il Brasile caso Lula sia arrestato in forza delle recenti condanne ricevute, che minaccia gli americani di muovergli guerra inveendo contro TRUMP il quale a sua volta non sembra saper scherzare molto; dunque, un Brasile che sebbene abbia nel suo vessillo, il manifesto positivista di COMTE, “Ordem e Progresso”, non mostra averne ancora fatto proprio il senso…un po’ come l’Italia del resto!


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