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Trionfo del nuovo giornalismo in diretta TV

Politica italiana e internazionale

In prima serata, il passato 21 febbraio, la 7 ha mandato in onda un talk show sulla recente questione rifiuti in Campania seguita all’inchiesta Fanpage. Erano presenti giudici di rango, i protagonisti dell’inchiesta giornalistica ed esponenti del PD. Sono stati trasmessi significativi spezzoni dell’inchiesta della testata on line Fanpage e la risposta del maggior interessato, il pirotecnico governatore De Luca. Ne è risultato un caso di vero giornalismo che ha dribblato tutte le “difese” dell’esistente sistema di informazione. I giudici che hanno insistito nella illiceità di una inchiesta intesa a creare un illecito nuovo non si sono accorti che il lavoro dei giornalisti ha prodotto niente più che un film-documentario di quello che accade e può accadere in Campania (ed ovunque); quindi un esempio di informazione terza rispetto ai fatti raccontati e blindata rispetto alla veridicità dei suoi contenuti: solo lo spettatore sarà chiamato a farsi una opinione, liberamente e nessun altro potrà influenzarlo se non parzialmente

Ancor peggio sono andati i fautori dei distinguo, dei luoghi comuni, delle generalizzazioni e delle precisazioni: quello che si è rappresentato nel giornale on line non è un atto di accusa di un fatto specifico, nè si è costruito un illecito apposta per accusare qualcuno, ma si sono documentate le conversazioni che accadrebbero e che accadono se qualcuno, anche solo ipoteticamente, si presentasse come affarista in questo settore. Per lo spettatore che guarda allibito è stata rappresentata la verità su tutta la classe politica esistente la cui immagine ne esce demolita completamente; ogni altra polemica sulle liberalità di alcuni deputati pentastellati o sulla credibilità delle mancette offerte a destra e a manca o sui pelosi modelli solidaristi verso stranieri o nazionali, vengono annichiliti dalla bassezza dei metodi apparsi in diretta televisiva ed il lessico comunemente utilizzato dai politici e loro sodali.

È stato un esempio di informazione informante di accadimenti odierni e non formante ed influenzante di una opinione pubblica succuba e disinformata.

Quindi si tratta di un atto di accusa frontale al sistema che con la sua farraginosità e burocratismo ha permesso a taluni di essere più forti di altri. Molto meglio di ogni argomentazione e di protesta più o meno esplicita il giornalismo indipendente sta mettendo in forse la sopravvivenza di questo sistema e dell’informazione asservitagli. Al suo cospetto il vecchio sistema non fa altro che balbettare frasi e contenuti sconnessi.  

Serve preparare una alternativa che certamente non potrà essere ispirata da pezzi del passato (ed ancora dominante) regime; ma siamo ancora lontani da questo traguardo.

Si impone una riflessione sulle tecniche utilizzate che sono state necessarie alla rappresentazione plastica di quello che avviene; con certezza dobbiamo dire che quelle tecnologie contribuiranno a bloccare definitivamente il sistema della Pubblica Amministrazione e dell’intera economia. Infatti il timore di essere registrati ed interpretati nella maniera che chi valuterà le registrazioni vorrà, porterà all’applicazione rigida delle sballate norme esistenti e quindi ad ulteriore burocratizzazione e rallentamento del sistema; i pochi che ancora si azzardano a firmare qualcosa su propria responsabilità smetteranno di farlo; si procederà ancora più speditamente verso la paralisi.

Canio Trione


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