fbpx

Oscar. Trionfa ‘la forma dell’acqua’

Cinema

Trionfa “La forma dell’acqua”, la favola visionaria sull’uomo anfibio di Guillermo del Toro, alla 90esima edizione degli Oscar. Il regista messicano porta a casa quattro statuette, compresi miglior film e miglior regia. Per l’Italia, in corsa con “Chiamami col tuo nome” di Luca Guadagnino, e’ arrivato il riconoscimento a James Ivory per la migliore sceneggiatura non originale, adattamento del romanzo di Andre’ Aciman. All’eta di 89 anni, Ivory si e’ aggiudicato la prima statuetta della sua carriera: e’ il piu’ anziato ad aver ricevuto l’Oscar nella storia degli Academy Awards.

“Sono un immigrato”, ha detto del Toro ritirando l’Oscar che ha dedicato ai giovani cineasti “perche’ credano che con la fantasia si possa raccontare la realta’”. E’ la terza volta negli ultimi 5 anni che la miglior regia viene tributata ad un messicano. Prima di Del Toro era stata la volta di Alfon Cuaron per “Gravity” nel 2014 e di Alejandro Inarritu per “Birdman” e “The Revenant”, rispettivamente nel 2015 e nel 2016. E durante la cerimonia c’e’ stato riferimento ai “dreamers’ i giovani immigrati portati da negli Usa da bambini da genitori clandestini che rischiano, con il presidente Donald Trump, di perdere le tutele rispetto alle deportazioni.

A HOLLYWOOD TORNA IL COLORE MA ALL’INSEGNA DI ‘TIME’S UP’ Agli Oscar sono tornati colore e mise scintillanti tra le attrici ma il movimento contro le molestie non e’ stato accantonato. Il rosa, nelle sue diverse declinazioni, e’ stato il colore piu’ gettonato. Jane Fonda, fasciata in un abito bianco, ha sfoggiato una spilletta del movimento Time’s Up mentre la “migliore attrice”, Frances McDormand, ha invitato tutte le “nominate” ad alzarsi in piedi, reclamando “inclusione”, perche’ tutte noi, ha detto, “abbiamo una storia da raccontare”. Il presentatore, Jimmy Kimmel, ha incentrato IL suo monologo d’apertura sul movimento #MeToo, con nel mirino Harvey Weinstein, l’ex re de produttori di Hollywood travolto dallo scandalo e, naturalmente, il presidente Donald Trump, esprimendo sostegno per la marcia contro le armi di meta’ marzo a Washington. Kimmel ha anche fatto una battuta su “Chiamami col tuo nume”. “Non facciamo film come questo per i soldi ma per indisporre Mike Pence”, ha ironizzato in riferimento all’omofobia del vice presidente americano.

RUSSIAGATE Quando “Icarus” ha vinto l’Oscar come miglior documentario, IL conduttore ha citato il Russiagate, ovvero le indagini sulle interferenze di Mosca nelle elezioni. “Almeno adesso sappiamo che Vladimir Putin non ha truccato questa competizione”, ha dichiarato Kimmel, visto che l documentario e’ dedicato alla scandalo del doping alle Olimpiadi di Sochi, in Russia.

PEELE PRIMO AFROAMERICANO A VINCERE MIGLIORE SCENEGGIATURA Fuori dagli schemi per un premio Oscar e con Jordan Peele al suo esordio dietro la macchina da presa, “Scappa – Get Out”, la pellicola horror campione d’incassi, che ha messo d’accorso pubblico e critica, si e’ aggiudicato l’Oscar per la migliore sceneggiatura. Peele e’ il primo regista afroamericano a vincere in questa categoria.

THE POST A BOCCA ASCIUTTA A bocca asciutta “The Post” di Steven Spielberg, con Meryl Streep e Tom Hanks, sulla pubblicazione dei Pentagone Papers, documenti segreti sulla guerra in Vietnam, in salsa anti-Trump. Non e’ andata benissimo neppure a pellicole storiche, tradizionalmente predilette dall’Academy come “Dunkirk”, il film bellico di Chistopher Nolan che racconta la rocambolesca evacuazione di centinaia di migliaia di soldati britannici e francesi bloccati sull’omonima spiaggia o “L’ora piu’ buia” che narra il dilemma del primo ministro Winston Churchill sul firmare o meno una tregua con la Germania nazista.

 

 


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Hai apprezzato i nostri contenuti? Aiutaci a condividerli.

RSS
Facebook
YOUTUBE