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Sublimi considerazioni sullo sciopero globale delle donne

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Non si approva lo sciopero globale delle donne? Non si approva la festa dell’8 marzo? E perché non dirlo con parole civili, anziché ricorrere a volgarità e a violenza verbale? Mi riferisco ad un articolo apparso su un noto quotidiano. Trascrivo qualche riga: “A che serve questa giornata di follia uterina, dove la celebrazione della grazia, della bellezza, di quell’ossimoro vivente di fierezza e soavità connaturato alla donna trascende in uno starnazzare scomposto e vago di diritti, idolatria di quell’entità artificiale che è il genere?”. Piangere o ridere? Più che altro c’è da ridere. “Ossimoro vivente di fierezza e soavità connaturato alla donna”. Ma si può? Gentile, raffinato giornalista, esistono donne fiere e soavi, e uomini fieri e soavi, donne per niente fiere e soavi, e uomini per niente fieri e soavi. “Il genere entità artificiale… “. Chiedo ancora: ma si può? Trascrivo un altro sublime pensiero: “L’essenza della donna madre viene respinta e schifata, nel sabba del contro-natura”. Ma il colmo dell’eleganza, della raffinatezza, il giornalista lo raggiunge con queste parole: “La donna si allaccia un pene di gomma e l’uomo si taglia le palle, (auto) condannato alla marginalità, arrendevole, impedito alla conquista e alla seduzione”.

A che serve questa giornata di sciopero, si domanda il raffinato? La risposta, gentilissimo giornalista, se l’è data da solo; serve ad evitare che in futuro si possano leggere sui giornali articoli come il suo.

Renato Pierri


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