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Beatrice Rana: colei che porta la felicità in Musica

Musica&Spettacolo

di Pierfranco Moliterni

BARI – L’avevamo preannunciato già in un numero precedente del “Corriere Nazionale”: la giovane pianista, nativa di Copertino in quel di Lecce, ma cresciuta a pane e musica qui da noi, tra Monopoli e Bari, è finalmente approdata al teatro Petruzzelli di Bari per un suo applauditissimo recital mercoledi 21 marzo. Solamente noi che siamo cresciuti in quel clima irripetibile a contatto, in q uel Conservatorio Piccinni fucina di idealità e professioni con maestri di musica e di vita come il suo direttore Nino Rota (quello delle colonne sonore dei film di Fellini) possiamo scrivere di lei con la passione ‘locale’ che fa di questa giovanissima pianista internazionale in carriera ( ha appena 25 anni!) un nostro vanto, un nostro orgoglio.

Si deve innanzi tutto sottolineare che Beatrice Rana non viene fuori dal niente e per caso, ma discende per li rami dalla scuola pianistica barese promossa, sin dalla fine degli anni ’60 del secolo scorso, dal maestro dei maestri, l’altamurano Michele Marvulli docente di pianoforte principale da cui sono ‘derivati’ altri tre pianisti di spolvero nazionale se non proprio internazionale come Benedetto Lupo (acquavivese), Pierluigi Camicia (di Castellana grotte) e il barese Emanuele Arciuli. Non a caso la Rana è stata allieva di Lupo, da cui ha attinto tutto quel che è possibile da una maestro egli stesso pianista di alto livello.

Ma poi, da qui, Beatrice Rana, nata e cresciuta in una famiglia di musicisti e avviatasi allo studio del pianoforte in tenera età, ha debuttato in concerto con l’orchestra, a soli nove anni. Ha poi studiato per otto anni sotto la guida del pianista Lupo presso il di Monopoli, dove si è diplomata con lode e menzione e dove ha anche approfondito lo studio della composizione con Marco Della Sciucca. A 18 anni ha conseguito il primo premio al Concorso Internazionale di Montréal, in Canada, diventando la più giovane vincitrice della competizione e la prima italiana. In Italia ha vinto il concorso “Muzio Clementi” lo “Yamaha-Del Rio Giovani Talenti” a Cesenatico. Nel 2013 infine, un successo superlativo: ha conseguito il secondo premio al Concorso pianistico internazionale Van Cliburn di Fort Worth, sicuramente ‘guidata’ dai suoi bravi seri genitori (il pare, Vincenzo, è anch’egli docente di pianoforte). Da qui nasce dunque la sua carriera solistica internazionale collaborando con diverse orchestre e direttori come sir Antonio Pappano della Orchestra di S. Cecilia a Roma, partecipando a diversi festival internazionali (Roque d’Anthéron, Festival di Radio-France de Montpellier, Folle Journée de Nantes). Vive attualmente a Roma e prosegue i suoi studi ad Hannover, con un altro mostro sacro del pianismo internazionale come Arie Vardi; nel 2014 infine, è stata inserita nella classifica 30 under 30 della rivista International Piano, la più importante rivista del pianismo internazionale.
L’abbiamo dunque finalmente ascoltata al Petruzzelli nel suo recital (arrivava in aereo a Bari dopo aver suonato ad Abu Dabi) in un teatro gremito come si conveniva e alle prese con l’amato Schumann e con gli impervi Studi Sinfonici op. 13.

Ma a noi personalmente, inguaribili estimatori della musica novecentesca, interessava ascoltarla in Ravel e in Stravinsky, visto anche il dato oggettivo che Beatrice Rana si è perfezionata appunto con Arie Vardi, pianista e docente israeliano di 88 anni che l’ha seguita insieme ad alcuni altri pianisti di livello internazionale: molti di essi sono risultati vincitori di prestigiosissimi concorsi, Yundi Li, ad esempio, è vincitore della 14ª edizione del Concorso Chopin di Varsavia. Negli ultimi anni della propria carriera pianistica, questo importante méntore della Rana (insieme ovviamente al nostro Benedetto Lupo) si era specializzato nel repertorio impressionista con particolare attenzione alle opere di Debussy e Ravel; e quindi nel programma ‘petruzzelliano’ di Beatrice c’erano due difficilissimi brani novecenteschi come Miroirs di Ravel e la Suite da L’uccello di fuoco di Igor Stravinsky nella poco nota rivisitazione di Guido Agosti (un altro importante pianista-didatta italiano, del tempo che fu). E qui, in questi due brani pianistici moderni, la Rana ci è sembrata veramente al top dei top dopo averci incantato nella prima parte del concerto con i suoi fraseggi musicalissimi e i suoi pp (pianissimo) veramente raffinati e di raro ascolto. Non c’è che dire, un bel concerto e per noi tutti pugliesi lì presenti, un titolo di orgoglio.

Ma la cosa non finisce qui, perché Beatrice è tornata un po’ sui banchi scolastici del Conservatorio di Bari (in quanto quello di Monopoli, dedicato a Rota, era all’epoca in cui era una adolescente allieva di pianoforte, una sezione-distaccata di Bari…) durante un bell’incontro con i giovani musicisti allievi, e grazie alla lungimiranza ‘manageriale e culturale’ della prof. Caldarola. Durante questo lungo colloquio, assai informale ma vivace e interessante, la Rana ha confidato non pochi dei suoi ‘segreti’ musicali, i primi anni del suo apprendistato, i dubbi, le esitazioni, i ruoli di suo padre e del maestro Lupo alla conquista di una tecnica pianistica sublime. Insomma, è stato un excursus esistenziale prima che artistico che ce la ha restituita come lei è, e come a noi sembra essere: un’artista capace di emozionare chi l’ascolta, perché ella stessa si emoziona ancora. E sempre.
Pierfranco Moliterni


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