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The Pink Floyd Exhibition

Musica&Spettacolo

A Roma la mostra sulla storica band inglese

Abbiamo visitato “The Pink Floyd Exhibition. Their Mortal Remains”. Un viaggio in musica e immagini al Macro di Roma.

di Giuseppe Nuzzo

ROMA – C’è davvero tutto dei Pink Floyd. Il maiale volante, il maestro gigante e cattivo di The Wall che fuoriesce dal muro, le rocce con la faccia di The Division Bell, le proiezioni a tutta parete delle storiche copertine disegnate da Storm Thorgerson e tutte le gigantografie e le rappresentazioni marchio di fabbrica dei loro leggendari concerti.

Ci si emoziona davanti ai manoscritti delle canzoni più celebri, ai bozzetti delle copertine, ai progetti dei live che hanno fatto la storia della musica, dal tour di Animals a Pulse, passando per The Wall e Dark side of the moon. C’è tanto Syd Barrett, senza il quale i Pink Floyd non sarebbero mai esistiti. Si rimane incantati guardando gli strumenti e le apparecchiature utilizzati dalla band in oltre 50 anni di carriera.

The Pink Floyd Exhibition: Their Mortal Remains” è un viaggio immersivo, multisensoriale e teatrale dello straordinario universo dei Floyd. Dopo il successo ottenuto al Victoria & Albert Museum di Londra, la mostra fa tappa al Museo d’Arte Contemporanea (MACRO) di Roma, dove rimarrà fino al 20 maggio.

In una sequenza di suoni, immagini, spazi multimediali e interattivi, la mostra ripercorre la musica, la grafica epocale e gli allestimenti dei concerti, dalla scena psichedelica underground della Londra anni ’60 a oggi, illustrando l’uso rivoluzionario di effetti speciali, la sperimentazione sonora, l’immaginario potente e la critica sociale che caratterizzano questa straordinaria band.

La mostra è organizzata in ordine cronologico attraverso un percorso spettacolare ed estremamente coinvolgente. Si visita indossando delle cuffie, attraverso le quali il visitatore “dialoga” con i vari allestimenti ascoltando video, interviste, curiosità e musica in alta qualità audio. Si può seguire l’evoluzione della band dall’inizio negli anni 60 fino alla mitica reunion del 2005 al Live 8 di Londra, e questa emozionante performance è al centro dell’ultima sala del percorso.

Un viaggio nel tempo con oltre 350 oggetti esposti, in cui eventi, suoni, immagini e ricordi si mescolano tra l’oscurità e le luci degli ambienti: i loro album, i concerti, le copertine dello studio Hipgnosis, le strumentazioni. Prendetevi almeno 3 ore per cogliere tutti i particolari. Si inizia con i primi anni psichedelici, poi l’abbandono di Barrett, la sperimentazione, il live a Pompei, il successo di Dark side, l’assenza raccontata in Wish you are here, la Battersea Power Station di Animals, l’ossessione di Roger Waters per la guerra, la politica e la morte del padre in The Wall e Final Cut; poi il dopo Waters, il concerto a Venezia, Pulse, il ricordo di Richard Whright.

Pur essendo una retrospettiva, la mostra non ha mai un sapore nostalgico. Vedere i Pink Floyd insieme dal vivo oggi è impossibile, ma al Macro si ha la sensazione di toccare con mano la loro grandezza, la capacità di inventare continuamente dal punto di vista creativo e tecnologico, la loro musica sempre straordinariamente attuale.

Come ha scritto Ernesto Assante su Repubblica.it, “si può certamente vivere senza conoscere i Pink Floyd, ma sicuramente si vive peggio. Perché la loro musica, l’arte dei Pink Floyd parla a noi di noi stessi, perché Roger Waters, David Gilmour, Rick Wright e Nick Mason hanno indagato i temi dell’esistenza umana meglio di chiunque altro nel mondo della musica contemporanea, perché hanno influenzato profondamente l’immaginario collettivo, perché hanno creato opere immortali che, senza alcun dubbio, ancora restano attuali e emozionanti“.


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