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La tenacia di chi non si arrende

Oltre Tevere

Storie di giustizia e voglia di libertà

Tutto ciò in cui siamo abituati a credere, improvvisamente crolla, trascinando con sé ogni certezza.

Ideali infranti, speranze spezzate e senso di smarrimento, misto ad impotenza.

Queste, sono le sensazioni che ho provato la mattina del 14 marzo scorso, quando ogni mezzo di comunicazione annunciava la morte di Marielle Franco.

Sono le stesse che hanno provato i miei genitori e l’intera società, in seguito all’uccisione di Falcone, Borsellino e ogni altro personaggio storico che, armato di coraggio, si è battuto con forza per affermare i propri ideali, mosso dal senso di giustizia e dall’amore verso la propria terra.

Marielle Franco, femminista, sociologa, consigliera comunale a Rio de Janeiro, nonché attivista per i diritti umani, a soli 38 anni, nella notte tra il 14 e il 15 marzo del 2018, è stata uccisa mentre rientrava nella sua casa nel Complexo do Maré, un agglomerato di favelas a Rio de Janeiro.

Da anni, si batteva per il riconoscimento dei diritti delle comunità più marginalizzate, denunciando le violenze e gli abusi commessi dalla polizia nelle favelas di Rio.

Il Brasile, è uno dei paesi più violenti al mondo. Quando ci si rassegna alle malvagità, un singolo omicidio non fa notizia, ma l’uccisione di Marielle Franco ha avuto una risonanza mondiale, tale da indurre centinaia di migliaia di persone, a manifestare attivamente nelle piazze il giorno seguente al suo assassinio.

Peraltro, Amnesty International ha chiesto al governo un’inchiesta adeguata, parlando di “un omicidio mirato”.

Pochi dubitano del fatto che si sia trattato di un omicidio politico: un preciso attacco alle istituzioni e alla democrazia, nonché un’esecuzione inaccettabile  in uno stato di diritto, che supera i confini dello stato di Rio de Janeiro, assumendo portata mondiale.

È bene che, il mondo intero, non dimentichi chi si è battuto per le uguaglianze, aldilà di colori, bandiere e schieramenti politici, che perdono completamente importanza di fronte al rispetto dei diritti umani.

Allora mi domando: “Per quanto tempo, ancora, dovremo essere costretti ad assistere inermi a simili barbarie?”.

Chinare il capo davanti alle ingiustizie, non partecipare attivamente alla vita politica ed economica del proprio paese, assumere un atteggiamento passivo all’interno della società, costituiscono delle potenziali minacce alla crescita e allo sviluppo sostenibile, basato su un’economia orientata al progresso e al miglioramento degli standard qualitativi di vita, nell’ottica di favorire una vera e propria coesione sociale.

La società odierna, ha disperatamente bisogno di esempi validi e concreti, anziché di parole vuote e retoriche.

Ciò che mi rammarica è che, spesso, coloro che si battono per rivendicare i diritti umani e far emergere la verità, sono condannati a subire tremende persecuzioni, fino a rischiare persino la vita.

Ciononostante, credo che per ciascuno di noi, partendo dal proprio piccolo, sia fondamentale non arrendersi alle nefandezze ed avere il coraggio di perseguire con fermezza ciò che è giusto, per il bene dell’intera società.

Alessandra Zirro


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