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Dalla storia un messaggio per il futuro: Carbonara

Puglia

di Maria Pia Latorre

Camminando si crea il cammino, ha affermato Antonio Machado, donandoci il profondo senso del divenire dell’uomo. Ma c’è bisogno che i passi dell’oggi siano la prosecuzione di quelli di ieri perché si possa parlare di un percorso progettuale, percorso che solo il filo della storia può imbastire.

La storia esiste se c’è qualcuno che la racconta, se ci sono uomini di buona volontà appassionati a cucire i robusti fili del tempo perché le generazioni successive vi si possano assicurare e, così, procedere verso nuove mete. Dunque la memoria della storia è indispensabile per capire il passato, vivere il presente e costruire il futuro.

Mercoledì, 28 marzo 2018, a Carbonara, presso la Sala Castello, la Pro Loco IV Municipio di Bari, ha organizzato un incontro su “Carbonara di Bari e Ceglie del Campo: luoghi di accoglienza per profughi stranieri dal 1943 al 1948”.

Ha aperto il seminario il Presidente della Pro Loco, dott. Rocco De Adessis, che, insieme al moderatore, ing. Raffaele De Rosa, esperto di storia locale, ha voluto e curato l’iniziativa. Di fronte ad una folta ed attenta platea si sono avvicendati gli interventi dei relatori proff. Aldo Muciaccio e Francesco Terzulli, entrambi ricercatori dell’IPSAIC (Istituto Pugliese della Storia Antifascista e dell’Italia Contemporanea), e del direttore dello stesso istituto, prof. Vito Antonio Leuzzi.

Le relazioni hanno messo in evidenza il difficile momento storico vissuto durante la Seconda Guerra Mondiale dalla popolazione locale e l’accoglienza, in quei tristi anni, di migliaia di profughi, presso il campo di Torre Tresca, alle porte di Carbonara, a confine col quartiere Poggiofranco.

Il campo fu utilizzato inizialmente e fino al 1943 come campo di prigionia degli eserciti alleati, in seguito fu trasformato in campo di accoglienza per le migliaia di profughi e rifugiati provenenti dalla penisola balcanica, dalla Grecia, dall’Albania e dagli ex campi di sterminio nazisti.

Nell’ anno della liberazione italiana e della fine della guerra, verso la Puglia si mossero Ebrei di diversa nazionalità, tra cui diversi sopravvissuti al lager di Auschwitz, Istriani, Iugoslavi, Albanesi, Greci, Maltesi che nella nostra regione cercarono salvezza.  Il Campo Transit n.1 (così venne denominato Torre Tresca, in quegli anni) rappresentò il più importante punto di raccolta di tutti i rifugiati stranieri e da lì partì la rinascita dopo la guerra.

Si deve soprattutto alla comunità carbonarese, il fondamentale contributo di accoglienza delle migliaia di persone che sostarono al campo.

Altri smistamenti militari sorsero sul territorio carbonarese; uno dei maggiori, ebbe sede su via Vittorio Veneto, dove attualmente è ubicato il campo sportivo. Di fatti sulla popolazione carbonarese gravò, per la maggiore, il tributo di sostegno in anni in cui la fame e la miseria regnarono sovrane.

Ma la popolazione non si tirò mai indietro e, generosamente, condivise il poco, in quell’atteggiamento di spensierata allegria e ospitalità che da sempre contraddistingue la nostra comunità.  Se quelli sono stati gli anni bui della Shoah, dei genocidi di massa, con i tristi luoghi di morte che abbiamo imparato a conoscere, Carbonara è stato un luogo di speranza.

Di qui è ripartita la vita per migliaia di persone, e di questo dobbiamo essere consapevoli e fieri.

Nel corso della serata, è stato presentato il volume “Profughi austriaci nella Bari del 1944“, a cura del prof. Vito Antonio Leuzzi, che mirabilmente ci ha condotto a scoprire la grande storia attraverso la puntuale ricostruzione delle storie degli individui che vissero quei frangenti. Nell’avvicendarsi delle relazioni  si è ridata vita alla vicenda del generale Nicola Bellomo, alla permanenza a Bari del dittatore Tito ferito, ma anche alle microstorie di tanta umanità sconosciuta, testimone della persecuzione, della deportazione e del genocidio nazista e che emigrò, in seguito, in Palestina, Inghilterra e Stati Uniti, verso la vita.

Ha affermato Peppino Impastato: “se si insegnasse la bellezza alla gente (e, in questo caso, la bellezza della storia) la si fornirebbe di un’arma contro la rassegnazione, la paura e l’omertà; una lezione come questa di stasera certamente costruisce bellezza.

Un ringraziamento da parte di tutta la cittadinanza va alla Pro Loco per l’infaticabile lavoro di ricerca storica avviata da lungo tempo sul territorio che ha valenza non solo di formazione civile ma di valorizzazione della realtà locale.


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