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Il “mostro” del monastero delle Badesse

Puglia

Il racconto di una vicenda storica sempre avvincente

Le date della storia risultano spesso fastidiose da ricordare, allontanando dalla stessa il lettore. Eppure nell’arco temporale esse servono ad orientarsi per non perdersi nei fatti. Il 9 febbraio rappresenta una di quelle date che servono come pietra miliare per sviscerare una parte della vicenda storica del così detto “monstrum Apuliae”.

La vicenda del monastero di San Benedetto di Conversano, delle sue Badesse e della loro influenza su Castellana, sia che “stupore” o “mostro”, rapisce gli studiosi. Antonio Fanizzi, presidente del Centro di cultura storica “Marco Lanera” edita un suo lavoro sul rito del Baciamano che il capitolo dei preti di Castellana erano obbligati a prestare alle Badesse.

Il volume si intitola “Baciamano per le Badesse di San Benedetto – Storia della cerimonia dal XVI al XIX sec.” e porta le vicende del rito dal 9 febbraio 1577 (testimonianza certa più antica) fino alla fine del monastero avvenuto in seguito alla soppressione degli ordini monastici da parte di Gioacchino Murat agli inizi dell’ottocento.

La vicenda inizia con la prima badessa Dametta, priora di un gruppo di monache Cistercensi profughe dalla Grecia, esse raccolgono l’eredità dei monaci del monastero di San Benedetto di Conversano con i vari possedimenti, fra cui principalmente il neo nato borgo di Castellana. Le prime Badesse gestiscono in maniera esemplare il potere, rappresentato dalla Mitra e dal Pastorale che suscita da subito forti resistenze da parte del clero. Proprio le lotte fra Badesse, vescovi e clero, porteranno alla spettacolarizzazione del rito del Baciamano, che avveniva all’elezione e alla morte delle varie Badesse, al rito che suggellava il potere episcopale sul clero di Castellana, vi assistevano i conti di Conversano e varie famiglie nobiliari, e sulla vicenda le lotte a suon di cause e azioni intentate nei confronti delle monache sono state aspre.

G.M.


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