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 Sovranismo e populismo, ovvero l’incapacità di costruire un progetto politico

Politica

di Raffaele Vairo

Durante tutta la campagna elettorale abbiamo appreso che vi sono partiti sovranisti e, almeno seguendo le cronache, partiti non sovranisti. Dei primi è stato adottato una vecchia definizione, “populisti”, che sostituiva, per pudore, l’altra parola “demagoghi” che rappresenterebbe meglio le posizioni di gruppi politici contrari al governo in carica.

Ma cosa significa “sovranisti”?

Come sappiamo, la sovranità è concepita come potere supremo che ogni Stato, nel rispetto dell’ordinamento giuridico, esercita nell’interesse del popolo. Prima di tutto nel rispetto della Costituzione.

Nel concetto di sovranità sono ricompresi due aspetti essenziali ed inscindibili: il primo aspetto riguarda i rapporti tra i vari Stati, tra i quali va esclusa ogni e qualsiasi subordinazione. Il secondo aspetto, invece, va visto nei rapporti interni di ciascuno Stato e si configura come la potestà più forte rispetto ad ogni altra ed alla quale tutte le altre sono subordinate.

Così considerata, la sovranità non può confondersi con il populismo nel suo significato deteriore, ma va vista come la potestà necessaria affichè lo Stato possa realizzare gli interessi generali. Nelle democrazie occidentali la potestà, esercitata all’interno della organizzazione statale, conferisce dignità al Paese e ai suoi cittadini.

Nel nostro ordinamento statale la sovranità appartiene al popolo che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione. . Va, tuttavia ricordato che è conentito allo Stato di accettare, in condizioni di parità con gli altri Stati, limitazioni della propria sovranità al fine (a) di assicurare la pace e la giustizia fra le Nazioni e (b) di promuovere e favorire le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo (art. 11 Costituzione).

Dunque, se i cd sovranisti si dichiarano contrari alla cessione di parte della nostra sovranità in favore dell’istituzione della Comunità Europea si pongono, anche inconsapevolmente, contro la vocazione alla pace degli Stati europei, garantita proprio dalle reciproche limitazioni di sovranità.

Ma la sovranità va esaminata anche nei rapporti interni. L’Italia è una repubblica democratica che esercita la propria sovranità attraverso i poteri istituzionali (Parlamento, Governo, Presidente della Repubblica) eletti direttamente o indirettamente dal popolo. L’espressione massima della democrazia si attua attraverso libere elezioni. Il popolo elegge i suoi rappresentanti che, quindi, governeranno nel rispetto della Costituzione.

Le elezioni del 4 marzo hanno bocciato alcune formazioni politiche, tra cui il partito democratico al Governo, ritenendo, forse, che esso non rappresenti più in modo adeguato gli interessi generali e hanno effettuato scelte diverse dando fiducia ad altre formazioni. Il che significherà pure qualcosa. Le formazioni politiche a cui è stata conferita la fiducia sono quelle dei Cinque Stelle e della Lega. Spetta, dunque, a loro assumersi gli oneri conseguenti. Il PD ha subito una grave sconfitta elettorale e, quindi, il suo posto, per volontà del Popolo, è all’opposizione. Se si lascia coinvolgere nella formazione del Governo tradisce la volontà popolare così come è stata manifestata dal risultato elettorale. E un partito che si autodefinisce democratico non può assolutamente commettere un errore simile. Non è escluso, tuttavia, che dall’opposizione si possano proporre e approvare provvedimenti che siano conformi agli interessi generali.

Comunque, la sconfitta elettorale può diventare il punto di partenza per la rinascita. Ovviamente, sempre che l’esame di coscienza sia serio e, individuati e riconosciuti gli errori commessi, il PD si impegni nella costruzione di un serio progetto politico che interpreti le reali esigenze della collettività. Come l’Araba Fenice. Il compito è difficile ma non impossibile.


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