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Al caleidoscopio della guerra, donne, di canti e di emigranti (1914-1918)

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ROMA – Sarà presentato venerdì alle 17, presso la Biblioteca di Storia moderna e contemporanea sita in Palazzo Mattei di Giove, il volume “Al caleidoscopio della gran guerra. Vetrini di donne, di canti e di emigranti (1914-1918)” di Emilio Franzina, edito per Cosmo Iannone editore, 2017. Intervengono al fianco dell’autore Felice Liperi, Matteo Sanfilippo.

Emilio Franzina, già professore ordinario di Storia contemporanea nell’Università di Verona e studioso di fama internazionale dei movimenti migratori di massa, dirige l’Archivio storico dell’emigrazione italiana e ha scritto, su questo e su altri temi di storia sociale, una lunga serie di saggi e di monografie, tra cui si ricorda: La grande emigrazione (1976 e 2006); Gli italiani al nuovo mondo, 1492-1942 (1995); La storia (quasi vera) del Milite ignoto raccontata come un’autobiografia (2014 e 2015); La Venere vagante e il buon soldato. Storie sessuali e di loisir della Grande guerra italiana (2017). 

Il suo libro più recente, Entre duas Pátrias. A Grande Guerra dos imigrantes italo-brasileiros, 1914-1918), è stato pubblicato in portoghese a Belo Horizonte nel maggio del 2017.
Nel libro che verrà presentato venerdì, è presente una chiave di lettura del tutto innovativa del fenomeno della Grande guerra.
Il marchingegno ottico che siamo soliti chiamare caleidoscopio fu inventato da un fisico scozzese nel 1817, ma se dopo un secolo esatto di vita esso fosse stato puntato sugli scenari sanguinosi del primo conflitto mondiale per mettere a fuoco profili di donne, di civili e di soldati che vi erano coinvolti, non avrebbe potuto restituire, specie in quell’anno terribile, una prevalenza d’immagini concatenate fra loro in linea con quanto promesso etimologicamente dal suo nome. Tra le figure che parzialmente avrebbero potuto contraddire una simile constatazione, nondimeno, ve ne furono alcune legate alle esperienze femminili, alle musiche del tempo di guerra e agli affetti dei militari e dei loro cari riflessi per lettera negli scambi privati di notizie, che tornano oggi alla ribalta, appunto in “bella vista”, assieme alle storie dimenticate di alcuni milioni di emigranti e di immigrati italiani, grazie alla ricostruzione tentata in questo libro.

Nei suoi capitoli prendono posto infatti, appunto come tanti “vetrini” di un ideale caleidoscopio, il diverso impegno delle donne, l’universo dei suoni e dei canti che contrappuntarono fatti ed eventi del nostro ’15-’18 e i racconti epistolari dei combattenti e dei loro familiari, soprattutto di quelli rimasti a vivere all’estero da dove, fra l’altro, non furono pochi — circa 300 mila in totale — i riservisti e i giovani volontari che fecero ritorno in Italia per arruolarsi nelle file del regio esercito. L’intreccio di vicende che ne dipese consente e quasi impone lo sviluppo di un racconto ad incastro degli avvenimenti del periodo bellico e ne suggerisce una visione originale per come essi maturarono, a ridosso delle dinamiche propriamente militari, proponendo inoltre per la prima volta (e non solo rispetto al caso italiano) una analisi ravvicinata della “Grande guerra degli emigranti” e di alcuni remoti “fronti interni” entrati in funzione al di là dell’Atlantico — specialmente in Argentina — grazie alla mobilitazione d’interi segmenti o settori portanti delle nostre comunità immigratorie, grandi e piccole, fiorite in America sin dalla fine dell’Ottocento e giunte nel 1915 all’apice della loro espansione.  


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