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L’emigrazione continua

Italiani nel mondoOsservatorio Emigrazione Italiana

Gli italiani residenti oltre confine sono 5.482.000 di cui, però, 1.847.500 vive all’estero dalla nascita. Nel frattempo, nel giro di diciassette anni (2000/2017), la percentuale di Connazionali per il mondo è salita di oltre il 25% rispetto al passato di stessa durata.

Concretamente, il flusso maggiore è concentrato in Paesi UE. La nostra Comunità più numerosa è in Germania, seguita dalla Svizzera. A conti fatti, dall’Italia si continua a espatriare. Questa volta, però, non sono i manovali a lasciare il Paese. Lo abbandonano tecnici diplomati e laureati che, spesso, giungono nel Paese ospite già con un contratto di lavoro. Le spiegazioni di questo fenomeno sono variegate e con l’amaro sentore di una politica irrazionale.

Chi “conta” a Roma è convinto che questi nuovi flussi non debbano essere interpretati come fughe, ma come scelte. Sarà. Intanto, si continua a perdere maestranze specializzate. Del resto, sempre per voci autorevoli, gli attuali correnti migratori sarebbero solo temporanei; con prospettive di un futuro rientro. Di fatto, però, i nostri dubbi restano.

Certo è che la realtà, almeno quella che viviamo noi, è differente e più sconvolgente di quella testimoniata nella prima metà del secolo scorso. Lo scriviamo con convinzione: lasciare il proprio Paese è sempre segnale di una sconfitta sociale della quale le vittime non sono la causa primaria. Non a caso, lasciano la Penisola anche i pensionati che intendono vivere, con più decoro, la loro vecchiaia in Paesi più ospitali e meno “cari”del Bel Paese.

Cerchiamo, per una volta, d’essere coerenti: se l’Italia potesse offrire occupazione e prospettive di lavoro per il futuro, l’Emigrazione andrebbe a ridursi fisiologicamente e l’emergenza “esodo” sarebbe più coordinata. Non è così. Purtroppo, il Paese si presenta sempre con tanti problemi occupazionali. Le “promesse” non bastano per ridare fiducia a chi non l’ha più.

Giorgio Brignola


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