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Addio a Milos Forman, regista di culto della New Hollywood

Cinema

E’ morto all’eta’ di 86 anni nel Connecticut il famoso regista ceco, Milos Forman. Lo ha comunicato oggi all’agenzia Ctk la moglie, Martina Formanova. Forman e’ deceduto ieri dopo una breve malattia. “Se ne e’ andato tranquillo, circondato dalla famiglia”, ha detto Formanova. Forman era noto sopratutto per i film girati da emigrato in America, quali ‘Qualcuno volo’ sul nido del cuculo’ o ‘Gli amori di una bionda’ e ‘Amadeus’. Ha vinto due Oscar per il miglior regista e due Golden Globe. Il suo ultimo film, ‘L’ultimo inquisitore’, lo diresse dieci anni fa in Spagna.
Con “Qualcuno volò sul nido del cuculo” (1975), magistralmente interpretato da Jack Nicholson, Milos Forman si è affermato come uno dei cineasti di culto della New Hollywood, conquistando anche il suo primo Oscar per la regia, oltre a quello per il film, insieme a due Golden Globe. Altri due Oscar gli sono stati assegnati nel 1985 per il pluripremiato “Amadeus” (1984), mentre nel 1996 ha ottenuto l’Orso d’oro al Festival di Berlino per “Larry Flint – Oltre lo scandalo” e un terzo Golden Globe. Nato a Caslav (Boemia) il 18 febbraio 1932 come Forman Jan Tomas, il regista cinematografico Milos Forman è stato tra i maggiori esponenti della ‘Nová Vlna’, la ‘nuova ondata’ del cinema cecoslovacco. Si è messo in luce nei primi anni Sessanta mediante una serie di caustiche commedie generazionali, tra le quali spicca “Gli amori di una bionda” (1965), nominato all’Oscar come miglior film straniero. Dopo la repressione del movimento politico della Primavera di Praga, nel 1968 è emigrato negli Stati Uniti. Orfano di genitori deportati e uccisi dai nazisiti nel campo di sterminio di Auschwitz, a metà degli anni Cinquanta Forman si diplomò alla Facoltà di cinema dell’Accademia delle Muse di Praga, dove ebbe come insegnante anche lo scrittore Milan Kundera. Attore in “Nonnino automobile” (1956) di Alfred Radok, sceneggiatore e aiuto regista, nel 1958 fece parte del gruppo di registi (tra cui il suo insegnante Elmar Klos e Ján Kadár) che girò le immagini per il celebre spettacolo teatrale di mimo, danza, musica e cinema senza parole “Laterna magika”.
L’esordio nel cinema avvenne con il mediometraggio in stile cinema verità “Il concorso” (1963), una sorta di candid camera su una gara tra gruppi di rock and roll cechi. Dello stesso anno è il primo lungometraggio a soggetto, “L’asso di picche”, storia delle ambizioni perdute di un giovane operaio ‘arrabbiato’ in conflitto con la generazione dei padri, che lo lanciò all’interno della ‘Nová Vlna’. Nel 1967, con un taglio umoristico, firmò “Al fuoco, pompieri!”, satira corale del militarismo, che attraverso le grottesche vicende della festa annuale dei pompieri di un paesino boemo mette ferocemente alla berlina l’ottusità del burocratismo di Stato. Il film colse nel segno: dopo aver irritato il presidente cecoslovacco Antonin Novotný suscitò persino lo sciopero di protesta dei vigili del fuoco. In serie difficoltà dopo la repressione della ‘Primavera di Praga’, nel 1968 Forman emigrò negli Stati Uniti, dove appuntò il suo sguardo caustico sulle contraddizioni e i cliché del proprio tempo, scrivendo con lo sceneggiatore Jean-Claude Carrière una nuova commedia generazionale: “Taking off” (1971). È la storia di una tipica coppia della middle class newyorkese (interpretata da Lynn Carlin e Buck Henry), in crisi dopo la fuga da casa della figlia, che cerca di emanciparsi imitando gli hippies: saranno i due coniugi a sperimentare il ‘taking off’, espressione dai molti significati (indica, per esempio, il decollo di un aereo) che nel gergo diventa metafora del ‘partire’, cioè del perdere le inibizioni attraverso l’alcol o le droghe.
Il film vinse il Premio speciale della giuria al Festival di Cannes, ma le difficoltà di Forman a integrarsi nel sistema produttivo statunitense determinarono il trascorrere di altri quattro anni prima dell’uscita del suo acclamato capolavoro: “One flew over the cuckoo’s nest”, ovvero “Qualcuno volò sul nido del cuculo” (1975). Versione cinematografica di un dramma teatrale tratto dal romanzo omonimo di Ken Kasey, il film, affidato a Forma da Michael Douglas, è la storia paradossale, ironica e struggente di un teppista dell’Oregon che per evitare il carcere simula la pazzia e si fa internare in manicomio. Il personaggio di McMurphy, interpretato da Jack Nicholson, diverrà una delle icone del nuovo cinema americano: la sua piccola guerra contro il potere medico incarnato dalla perfida Miss Ratched (Louise Fletcher), il generoso tentativo di rendere più umana la vita degli internati, portandoli in gita di nascosto o introducendo di notte due ragazze nel manicomio, per quanto si concluda nella tragedia, incarna tutta l’utopia e la speranza di un tempo di contestazione vivo e attivo. Il film ricevette cinque Oscar (furono infatti premiati anche i due protagonisti e gli sceneggiatori), ma altri quattro anni trascorsero prima della straordinaria trasposizione del musical “Hair” (1979), opera rappresentativa della cultura pacifista beatnik degli anni Sessanta, le cui tecniche di ripresa e montaggio anticipano i video musicali.
Radicalizzando la sua identificazione con la cultura del Paese adottivo (di cui aveva assunto la cittadinanza nel 1975), Forman ha realizzato nel 1981 “Ragtime”, un lungo affresco dell’America degli anni Dieci del Novecento, tratto dal romanzo di E.L. Doctorow, e interpretato, dopo vent’anni di assenza dagli schermi, dalla vecchia star James Cagney: prodotto da Dino De Laurentiis, il film mostra spesso un’enfasi che stempera l’ironico talento spettacolare del regista. Un’altra pioggia di Oscar (otto complessivamente) ha sommerso il successivo “Amadeus” (1984), storia romanzata del geniale enfant prodige Mozart (Tom Hulce) e del suo anziano e mediocre antagonista Salieri (F. Murray Abraham), tratta da un dramma di Peter Schaffer. Il film, con cui Forman tornò a girare a Praga, mostra elementi di spettacolarità e di imponenza scenografica, oltre a un ritmo narrativo estremamente vivace. Il successivo film è “Valmont” (1989), adattamento del romanzo “Le relazioni pericolose” di Pierre-Ambroise-François Choderlos de Laclos, scritto con Jean-Claude Carrière. Dopo sette anni di assenza, Forman ha girato un irriverente ritratto della pruderie americana con “Larry Flint – Oltre lo scandalo” (1996), ispirato alla scandalosa e dissipata vita dell’editore della rivista erotica “Hustler”, interpretato da Woody Harrelson.
Nel 1999 ha diretto “Man on the Moon” (1999), stralunata epopea basata sulla vita e la carriera del comico televisivo americano Andy Kaufman (il cui titolo è tratto da una canzone a lui dedicata dai R.E.M., il gruppo rock di Athens), interpretato da Jim Carrey. Il 2006 gira “L’ultimo inquisitore” con Natalie Portman e Javier Bardem, ispirato alla figura del pittore spagnolo Francisco Goya. Nonostante si parlasse di un suo ritorno alla regia, è stato questo il suo ultimo film: Forman rivelò in un’intervista di essere costretto ad abbandonare ogni suo futuro progetto a causa di una degenerazione maculare che da tempo affliggeva la retina del suo occhio destro.


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