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Solo nel 2012 la parola “pedofilia” è stata introdotta nel codice penale

Giustizia

Sul giornale La Croce del 19 aprile, il prete e scrittore Mauro Leonardi dice: “Leggendo e rileggendo il Catechismo della Chiesa cattolica, quello ultimo, ho notato con un certo sconcerto, che manca proprio la pedofilia tra i peccati contro il sesto comandamento”. “Per quale motivo?”, gli chiede il giornalista Bruno Volpe, e lui: “Sinceramente non me lo so spiegare. Ci sono indicate varie condotte, tuttavia manca la pedofilia che è una piaga enorme ed una vera emergenza. La ragione, probabilmente, è che quando hanno redatto il Catechismo a quel tempo si pensava che i ragazzi si scandalizzassero ad udire la parola pedofilia. I tempi sono cambiati e dobbiamo prenderne atto”.

Stupisce la domanda del giornalista e stupisce la risposta di don Mauro. Forse il giornalista non avrebbe fatto la domanda e il sacerdote non avrebbe dato quella risposta, se qualche volta si fossero posti un’altra domanda: “Per quale motivo solo nel settembre del 2012, la parola “pedofilia” è stata introdotta (art.414-bis) nel codice penale italiano?”.  Evidentemente siamo diventati più civili e sono state promulgate leggi più severe e complete a tutela dei minori. Sino a non molto tempo fa un insegnante poteva picchiare un alunno, oggi se lo fa rischia di andare in prigione. Il 19 settembre 2012  l’aula del Senato approvò all’unanimità la ratifica della Convenzione per la protezione di minori contro lo sfruttamento e l’abuso sessuale, firmata a Lanzarote nel 2007. La stesura del Catechismo risale a circa dieci anni prima. In quel periodo la pedofilia non aveva ancora suscitato tanto sdegno nell’opinione pubblica. I mezzi di comunicazione non ne parlavano. Il pensiero di dedicare un paragrafo del Catechismo alla pedofilia era lontano dalla mente dei redattori. Davvero difficile, se non impossibile, che potessero preoccuparsi che la parola “pedofilia” scandalizzasse i bambini.

Renato Pierri


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