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Governo. Si va verso incarico largo a Fico

Cronaca

Ci si avvia verso un incarico a Roberto Fico che questa volta il capo dello Stato potrebbe non delimitare. La “logica Casellati”, cioe’ tempi contingentati e esplorazione solo su esecutivo centrodestra-M5s, potrebbe non essere ripetuta. Anche se c’e’ forte l’intenzione di capire cosa farebbe il Pd in questo caso. Il presidente puo’ infatti convocare il presidente della Camera al Quirinale gia’ lunedi’ per affidargli un mandato esplorativo, senza postille. Una formula che chiaramente darebbe ampio respiro a Fico, sia politico che temporale, permettendogli di percorrere contemporaneamente almeno due vie: quella dell’esecutivo M5s-Pd, esigua nei numeri e ad oggi altamente improbabile per le divisioni dei Dem, e quella dell’intesa Lega-M5s.

Il Pd resta spettatore (interessato) nella partita per la formazione del nuovo governo. E anche se lo stato maggiore dem resta convinto che Luigi Di Maio e Matteo Salvini alla fine troveranno un accordo, nel partito si intensificano i movimenti nell’eventualità di un mandato esplorativo a Roberto Fico, viste anche le aperture del candidato premier M5s che oggi ha parlato di “punti di contatto” programmatici, salutando con “piacere” il fatto che “il Pd ha detto che le distanze con i 5 stelle non sono incolmabili”. Il segretario Maurizio Martina non si sbilancia. “Valuteremo il percorso da fare anche al nostro interno – ha detto stamani al Salone del Mobile di Milano, dove ha fatto una visita senza però incrociare Di Maio – alla luce delle indicazioni e delle novità che eventualmente emergeranno”. Certo è che se prendesse corpo l’ipotesi di una trattativa con i pentastellati le divisioni interne sarebbero destinate a esplodere. Matteo Renzi smentisce che ci siano state “interlocuzioni” con Davide Casaleggio (ma alcuni esponenti grillini nei giorni scorsi hanno cercato di aprire un canale di comunicazione con l’ex segretario) e ribadisce che la linea resta quella del “tocca a loro”.

Al contrario l’area che fa riferimento a Michele Emiliano da sempre è a favore del sostegno esterno a un governo M5s e lo ribadisce anche oggi con Francesco Boccia, per il quale “la posizione della prima direzione, dell’opposizione a prescindere e del ‘tocca a loro’ ha esaurito ogni ragione”. In mezzo c’è la posizione di Andrea Orlando, che ha più volte chiesto di aprire un confronto interno sulla linea. Per Orlando, oggi a Firenze, il Pd deve “stare in campo”, anche se al momento una convergenza con i pentastellati “non mi sembra che sia un tema, mi sembra che oggi il M5s stia lavorando alacremente per costruire un asse con la destra ed è evidente che a quel quadro non siamo interessati e non possiamo esserlo in alcun modo”. Secondo Orlando però per il partito è “drammaticamente urgente” aprire un confronto e avere una nuova leadership entro l’estate. Martina, già candidato alla segreteria, assicura che l’assemblea (che si sarebbe dovuta tenere proprio oggi) ci sarà presto, ma invita a non avere fretta. “Non ce la caviamo – spiega – con una domenica ai gazebo, pur riconoscendo l’importanza e la forza delle primarie. Si può anche arrivare lì, ma bisogna evitare scorciatoie. Dobbiamo essere pronti a una riflessione che coinvolga tutto, ce la caviamo solo con una dinamica partecipativa, bisogna riformare e ripartire da una iniziativa di popolo”.


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