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Il nuovo che sa’ di vecchio

Politica italiana

I piccoli partiti condizionano i grandi e governare la Penisola resta un problema. Il “Rosatellum” ha complicato il meccanismo di voto. Mentre il sistema economico stenta nella ripresa, le stonature proprio non mancano. A dispetto di tante parole, fare politica ha un costo morale; ma, soprattutto, economico.

 Rispettare un programma, poi, è difficile, più di ieri, proprio perché l’Italia ha dei limiti politici che il recente voto non ha ridimensionato. Da noi, il costo della vita è tra i più “tribolati” del Vecchio Continente. Insomma, l’economia nazionale non “regge” al confronto con quello di altri Paesi dell’Europa Stellata. Fare dei distinguo tra situazione interna e internazionale è un problema.

 Da noi, pur se sono passati lustri, si continua a “lanciare il sasso e nascondere il braccio”. Come a scrivere che nessuno si muove nel senso razionale senza pretendere una contropartita politica da far valere al momento opportuno. Dopo il varo del Potere Legislativo, l’Esecutivo che ne deriverà dovrà fare i conti con le “alleanze”. Allora, quali saranno le nuove prospettive sulle quasi si dovrebbe rifondare la Repubblica? Alla luce dei fatti, pur con tutte le possibili cautele, non rileviamo segnali d’effettivo mutamento. Gli “incontri” e, spesso, gli “scontri” di chi vorrebbe un’Italia “diversa” naufragano nell’incomprensione. Sara’, forse, il “centro” a supportare una formula governativa accessibile. Certo è che sino agli anni’90, quando la partecipazione alla vita politica nazionale era una realtà diversa, certi obiettivi erano raggiunti nell’interesse della collettività.

 Da allora, sono passati tanti anni. Una generazione ha lasciato il posto a un’altra. Ma i problemi non si sono ridimensionati come avrebbero dovuto. La politica “nuova” non è stata presentata neppure in teoria. Sono cambiati gli uomini dei partiti, ma le finalità sono rimaste, in sostanza, le stesse. Allora, cosa c’è di nuovo sul fronte politico del Bel Paese? L’interrogativo, a nostro avviso, rimane senza confronto.

Giorgio Brignola


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