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Il partito che non c’e’

Politica

Scrivere sul momento politico italiano è sempre un’impresa difficile; lo è anche per noi che ci interessiamo della faccenda dal 1963. Ora, i contesti “problematici” si sono ulteriormente complicati. Le alleanze, anche se il nome è improprio, sono da rivedere e in Parlamento le valutazioni restano in prima linea. Ma sono i partiti che hanno fatto il loro tempo. Aver cambiato il nome non è servito e le scissioni ancora meno. Del resto, fare politica come quella che c’è rifilata oggi non cambia questa percezione. L’Italia ha toccato il fondo dell’indigenza. Chi vive “bene” sono i parlamentari che, certamente, non hanno timore, nell’immediato, d’essere”licenziati”.

 In politica il lavoro non manca mai e il Parlamento è un ambiente sempre in attività. Prenderne atto, a nostro avviso, non basta più. Ci vorrebbero delle proposte costruttive lontane dalle polemiche di Palazzo. Scriverlo è semplice. Realizzarlo resta, oggettivamente, difficile. Ci sono ancora troppi lacci che legano, le poche, iniziative praticabili.

Se bastassero le esternazioni, problemi non ne avremmo. Ciascuno dice la sua e la Penisola continua la sua recessione. Per cambiare, ci vorrebbero uomini politici che non abbiamo, o che non si sono ancora palesati. Per andare “Contro Corrente”, basterebbe, appunto, essere coerenti con le reali necessità del Paese. Manca una connessione che possa tirare avanti senza compromessi politici perché, ovviamente, non servirebbero.

 Quello che ci manca, e del quale sentiamo l’esigenza, è l’”equilibrio” di una politica fatta per il bene della Penisola e non dei partiti. Ci auguriamo che il nuovo Esecutivo, quando ci sarà, prenda consapevolezza di quanto serve al Paese e su quanto sarà possibile realizzare in una Legislatura destinata a un incerto avvenire. I tempi sono ristretti e la situazione nazionale è ben “oltre” i limiti fisiologici di una politica coerente con le necessità nazionali.

Giorgio Brignola


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