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Hikikomori, Neet: giovani accartocciati in una stanza

Giovani

Troppi giovani non studiano, non lavorano e spesso evitano rapporti con gli altri

 “Ritiro sociale” è un’espressione ancora poco nota, ma che fa paura. È utilizzata perlopiù dagli psicologi per definire il comportamento tipico della parte più debole dei Neet (Not engaged in education, employment or training. In italiano anche “né-né”, persone non impegnate nello studio, né nel lavoro né nella formazione.): i più fragili tra chi non studia e non lavora.

Per avere un’idea di questo preoccupante fenomeno basta immaginare un ragazzo barricato nella sua cameretta con le tapparelle abbassate per impedire alla luce di entrare, il computer sempre acceso, musica ad alto volume e libri. Il cibo è consumato in quell’angusto spazio, in una sorta di isolamento auto-indotto.

Questo preoccupane fenomeno è nato e si è sviluppato in Giappone a partire dagli anni 80. Nel Paese del Sol Levante i Neet li chiamano hikikomori (ragazzi accartocciati) e sono soprattutto maschi primogeniti, molto intelligenti, creativi, introversi, educati alla regola del successo.

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Il primo sintomo da non sottovalutare assolutamente è la rinuncia a frequentare la scuola. La scuola rappresenta un primo prototipo della società in cui sono costretti a vivere, troppo incentrata sulla competizione, sulle performance e sui risultati da raggiungere. Tali ragazzi si sentono troppo pressati e rispondono negando se stessi. Per alcuni la clausura è totale, per altri parziale: qualcuno esce dalla propria stanza per cenare con i genitori, per andare in vacanza, altri non escono mai.

Anche nel nostro Paese il fenomeno sta prendendo piede e sono colpiti soprattutto i maschi a cui è stata trasmessa un’identità fortemente condizionata dal ruolo sociale e dal successo lavorativo. Una varietà variegata di persone dai 15 ai 29 anni, alle prese con un periodo inattivo della propria esistenza che coincide di solito con la fine degli studi: un esercito statico di nuovi analfabeti lavorativi che pesa come un macigno sulla ripresa economica italiana.

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Ma da chi è composto questo esercito? Chi sono questi ragazzi? Dove vivono? Che titolo di studio hanno?

Le stime italiane parlano di circa 100mila ragazzi che improvvisamente, senza alcun segnale premonitore, manifestano il desiderio del ritiro sociale mediante l’auto-esclusione dalla scuola, annunciata ai genitori una mattina qualunque, di un giorno qualunque.

Quelli che sfuggono sono però i motivi per cui un giovane smette di studiare e di cercare lavoro, nonché i percorsi che lo hanno portato verso tale situazione di inattività cronica

I ‘Neet’ hanno un rapporto particolare con il web. Instaurano soprattutto amicizie e rapporti virtuali che affievoliscono il senso di vergogna sociale che essi avvertono, riducono il rischio delle delusioni ed erogano quelle gratificazioni che la vita reale ha negato loro. L’unico modo per incontrarli consiste nell’andare a cercarli nel loro regno: Internet.

Funziona proprio così la vita degli hikikomori, i reclusi, i separati, gli invisibili. Sono giovani che salutano il mondo, si chiudono in camera e lì rimangono per mesi ed anni come se fossero eremiti tecnologici, solitari che invece della cella di clausura divengono prigionieri della Rete. Alla fine ecco cosa significa essere un hikikomori. Praticamente equivale ad essere prigionieri di se stessi.

Marina Basile


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