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“Perché non parli ?”

Arte & Moda

 Avremmo voluto chiedergli, prendendo a prestito lo stesso interrogativo che egli, pare, abbia pronunciato al termine di uno dei suoi  capolavori più celebri : il Mosè.

Saremmo stati, davvero, curiosi di sapere come avrebbe replicato alle critiche che gli sono state rivolte da alcuni chirurghi-plastici statunitensi, i quali, senza tanti complimenti, gli hanno dato dell’incompetente in tema di anatomia femminile!

Sissignori, stiamo parlando di uno dei massimi esponenti del nostro Rinascimento: un certo Signor Michelangelo Buonarroti !

Ebbene, non abbiamo la pretesa di ergerci  a difensori del “genio di Caprese”, non avendone né il ruolo, né la competenza artistica , tuttavia le osservazioni dei chirurghi statunitensi  ci sembrano un “tantino” azzardate , in quanto Michelangelo, insieme ad altri illustri artisti del suo tempo, fu ,invece, un fine conoscitore dell’anatomia umana.

Questa conoscenza – come riportato dal suo contemporaneo Giorgio Vasari – gli derivava dalle numerose dissezioni di cadaveri compiute, tant’è che basilari sono considerate le sue tavole anatomiche. E, fu proprio lo studio dell’anatomia che gli permise – osservano alcuni illustri critici d’arte – di “ringrandire”, per esempio, il corpo del David, fino a dargli una maturità “gigantesca” senza cadere in sproporzioni urtanti, bensì portentosamente armoniose.

Ma come si evolse questa  preparazione degli artisti in materia anatomica? Con la sola eccezione della Civiltà Ellenica, la rappresentazione del corpo, dalla preistoria al Medioevo, ha sempre obbedito a criteri simbolici , più che realistici, anche per il procedere lento ed incerto degli studi  medici. Le illustrazioni anatomiche erano rozze e schematiche, talvolta esitanti  in raffigurazioni persino di gusto macabro, come ,ad esempio, “Il Trionfo della Morte”,e le figure di defunti in stato di putrefazione.

Soltanto, nel   XIII e XIV sec., con il rifiorire della medicina (ne danno conferma il sorgere di alcune prestigiose Università di  Bologna e Padova ), riapparve con maggiore entusiasmo, l’interesse degli artisti per  la resa naturalistica del  corpo umano.

Questo diverso desiderio di conoscenza  trovò  il suo felice approdo nel Rinascimento, epoca in cui –nonostante l’insistente teorizzazione sulle proporzioni geometriche –gli artisti “lavorarono” fianco a fianco degli scienziati , quasi  a rivaleggiare con gli stessi , tanto acute e lungimiranti furono le loro osservazioni e scoperte.Il fatto veramente nuovo  fu che gli artisti –primo  fra tutti il grande Leonardo da Vinci (il quale , per l’audacia delle sue indagini e la ricchezza delle sue scoperte, può essere considerato uno dei più importanti precursori  della chirurgia moderna)- “affondarono” personalmente i loro bisturi nel corpo dei  cadaveri(l’evento, fra l’altro, era ritenuto negli  anni  del Rinascimento, un atto sacrilego, tant’è che le sedute autoptiche avvenivano in semiclandestinità), dissezionando ogni sorta di organo, arricchendo, così le loro conoscenze, trasferendole, poi, sulle loro tele e nei loro disegni.

Grandi protagonisti,insieme con Michelangelo, di quest’opera di rinnovamento  furono: Raffaello (la cui cultura medica traspare,evidente nel disegno della “Deposizione”, dove per trovare un corretto atteggiamento della Madonna, egli ne schizzò lo scheletro con una sensibilità quasi macabra), Mantegna, Verrocchio, Davide Signorelli, Alberto Durer, quest’ultimo a differenza di Leonardo – il quale s’interessò e praticò la cosiddetta anatomia   degli organi interni- era più incline all’anatomia “esterna”, con intendimenti ,pertanto, più artistici, curando, con grande  sapienza, le proporzioni anatomiche della figura umana, tenendo conto persino delle magrezze e obesità.

Che  l’interesse dei  medici e scienziati venisse, molto spesso, sollecitato dalla ricerca degli artisti , viene confermato  anche dal Tiziano, al quale fu attribuito il merito di aver illustrato il TABULAE ANATOMICAE di Andrea Vasalio, ritenuto il padre dell’anatomia sperimentale moderna (per la verità, alcuni ritengono che l’opera non fu del Tiziano, bensì di qualche suo allievo).

Queste Tabulae si rivelarono un vero capolavoro d’arte, oltre che di anatomia, costituendo una fonte di ispirazione per altri artisti  del suo tempo.

Tuttavia, nelle epoche che seguirono al Rinascimento, la feconda collaborazione tra artisti e medici anatomisti, tese ad affievolirsi. Ci fu, sì, un ulteriore tentativo di ripresa, sia pure saltuario, da parte dei pittori  e scultori realistici dell’Ottocento, ma ormai l’interesse anatomico degli stessi era  quasi al tramonto , e lo studio del nudo e della struttura del corpo umano, continuò solo – ed, ancora oggi- ad essere praticato nelle Accademie  ed Istituti artistici, anche se la loro sopravvivenza, in un’epoca, come la nostra, dominata da  tendenze artistiche non figurative, appare  alquanto anacronistica.

 Peppino Aceto


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