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Il violino secondo Beethoven

Musica&Spettacolo

di Pierfranco Moliterni  

Persino ancora pochi  “addetti ai lavori”  sanno che Ludwig van Beethoven non amava particolarmente il violino e più in generale gli strumenti ad arco come il violoncello, la viola e appunto il violino. Tanto che nella sua monumentale opera (catalogo) c’è solamente un concerto per violino, quello in re magg. op. 61 eseguito per la prima volta, poco tempo dopo che Beethoven ne aveva ultimato la composizione, il 23 dicembre 1806: solista fu il celebre virtuoso Franz Clement, ammiratissimo da Beethoven che gli aveva dedicato questo Concerto con un curioso giuoco di parole («Concerto per Clemenza pour Clement»). Vero è anche che il violino compare a iosa come strumento d’elezione nella vasta e fondamentale opera dei suoi ‘quartetti’, dall’op. 18 all’op. 130, ma nella musica da camera esso è impiegato in tutt’altra veste e funzione che non è certo quella sinfonico-orchestrale.  La raccolta delle sue 10 Sonate per violino e pianoforte è dunque una bella prova di moderno afflato compositivo, nel quale il pianoforte e il violino sono mantenuti su un piano di parità: necessari entrambi per sviluppare un discorso musicale a due, nel quale possono, di volta in volta, assumere la parte principale o la parte di accompagnamento secondo un ‘gioco’(procedimento) molto moderno e quindi per noi, oggi, molto affascinante. Si aggiunga poi il dato che questa mirabile raccolta, pur con i suoi ‘alti e bassi’, compare raramente nei programmi delle associazioni musicali pugliesi. E infatti non ne ricordiamo nemmeno una che sia una.

Pertanto questa idea è per noi, e per tutto il pubblico degli appassionati, convincente e vincente, ed essa ci viene proposta da alcuni bravi e illuminati docenti di violino del Conservatorio N. Piccinni di Bari: eseguire senza soluzione di continuità settimana dopo settimana, dal mese di aprile al mese di giugno 2018, tutte e dieci queste sonate, affidate alle mani preziose di docenti di violino giovani ma agguerriti che rispondono ai nomi di Andriani, Cafaro, Zonno, Scarpati, D’Orazio; nonché alle mani altrettanto preziose (per le ragioni anzidette) dei pianisti docenti Ceci, Cassano, Goffredo, Sarno, Imperatrice.  Personalmente ricordiamo e conserviamo come un ‘cimelio’ una splendida raccolta in vinile delle 10 sonate bethoveniane, eseguite da due ‘mostri sacri’ di un tempo che fu  come Arthur Grumiaux e Clara Haskil. E ne siamo più che certi: quella celeberrima registrazione è stata presente nelle moderne esecuzioni/interpretazioni di questi violinisti di casa nostra! 

(pierfranco moliterni)


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