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Venezuela: Maduro ha votato, ‘siamo un paese libero’

Estero

Il presidente venezuelano Nicolas Maduro e’ stato oggi fra i primi a votare per le elezioni nelle quali e’ candidato, poco dopo l’apertura dei seggi, alle 6 del mattino (mezzogiorno in Italia). ‘Possono dire quello che vogliono di me, ma che dicano che il Venezuela e’ una dittatura e’ un’offesa al popolo’, ha detto Maduro in una breve dichiarazione, dopo aver votato. I seggi rimarranno aperti in tutto il paese fino alle 18 (mezzanotte in Italia).

L’Unica autorita’ che puo’ riconoscere il risultato delle elezioni in Venezuela e’ il popolo venezuelano. Lo ha detto il presidente venezuelano uscente, Nicolas Maduro, parlando in conferenza stampa dopo avere espresso il suo voto alle elezioni presidenziali in corso oggi nel paese. “Oggi e’ un giorno storico per il Venezuela”, ha detto il capo dello stato, secondo cui la partecipazione al voto “sara’ molto alta”, nonostante “la campagna feroce condotta dall’amministrazione Trump per sabotare le elezioni”. La volonta’ del popolo venezuelano “sara’ rispettata”, ha detto Maduro, ribadendo che “il popolo venezuelano e’ l’unico che puo’ riconoscere i risultati elettorali”. A partire da domani, ha proseguito il presidente uscente, “occorrera’ lavorare per un governo di riconciliazione nazionale”, che favorisca lo sviluppo economico del paese.

Ieri Maduro ha accusato gli Stati Uniti di usare le sanzioni per sabotare le elezioni presidenziali, che si tengono oggi nel paese. Il capo dello stato ha definito le sanzioni una “campagna di aggressione sistematica” senza base legale. “Non sorprende che alla vigilia del voto, quando il popolo venezuelano si fara’ avanti per difendere la democrazia dall’aggressione imperialista, il regime Usa tenti di sabotare le elezioni”, ha detto il presidente uscente. Lo scorso 18 maggio l’amministrazione Usa ha imposto sanzioni contro il numero due del Partito socialista, al potere in Venezuela, Diosdado Cabello, e contro sua moglie Marleny Josefina Contreras, che guida l’Istituto nazionale del turismo, e suo fratello Jose David.

Milioni di venezuelani di recheranno oggi alle urne per eleggere il nuovo presidente del Venezuela. Il voto, boicottato dall’opposizione, e’ stato molto contestato dalla comunita’ internazionale, che ritiene nel paese non vi siano le condizioni necessarie per garantire elezioni libere e trasparenti. L’ultima critica in questo senso e’ arrivata ieri dalla Commissione interamericana dei diritti umani (Cidh), che in una nota diffusa alla vigilia delle elezioni ha denunciato che “il processo elettorale convocato per il 20 maggio non dispone attualmente delle condizioni minime necessarie per elezioni libere, eque e trasparenti”, e ha invitato il governo di Nicolas Maduro ad organizzare un altro processo elettorale che “garantisca il diritto effettivo del suffragio universale”. Il processo di convocazione delle elezioni, prosegue la nota, “non rispetta gli standard internazionali, in quanto i tempi sono stati gestiti in modo arbitrario e senza accordo con le forze di opposizione”. L’organismo elettorale venezuelano, inoltre, “non e’ un organismo indipendente e imparziale, in grado di garantire un’equa applicazione della legge elettorale e dei diritti politici”.

Il “gruppo di Lima”, l’insieme dei paesi americani contrari alle politiche del governo venezuelano di Nicolas Maduro, ha lanciato martedi un “ultimo appello” a Caracas perche’ sospenda le elezioni presidenziali del 20 maggio. In un comunicato emesso al termine dell’incontro celebrato a Citta’ del Messico, i paesi membri hanno denunciato il fatto che il voto sia stato convocato “da un’autorita’ illegittima, senza la partecipazione di tutti gli attori politici venezuelani, senza osservatori internazionali indipendenti e senza le garanzie necessarie per un processo libero, giusto, trasparente e democratico”. Nella nota, letta dal ministro degli Esteri messicano Luis Videgaray, si ripete la condanna al “regime autoritario” ritenuto responsabile di aver infranto “l’istituzionalita’ demomcratica, lo stato di diritto e il rspetto dei diritti umani”. La riunione del gruppo e’ servita anche per “analizzare i possibil scenari e identificate una serie di azioni che si potrebbero prendere in maniera collettiva o individuale, sopo il 20 maggio, in ambito diplomatico, economico, finanziario e umanitario”. Alla riunione erano presenti i ministri degli Esteri e delle Finanze di Argentina, Brasile, Canada, Cile, Colombia, Guatemala, Honduras, Messico, Panama, Paraguya, Peru’ e Santa Lucia. Tra i principali candidati alle elezioni presidenziali venezuelane figurano il capo dello stato uscente, Nicola’s Maduro, l’ex governatore dello stato venezuelano di Lara e leader del partito di Avanzata progressista (Ap), Henry Falcon, e il predicatore evangelico Javier Bertucci.


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