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Il tradimento, l’ultimo dei tabù

Cronaca

di Silvia Schirinzi

Ieri pomeriggio la mia timeline era divisa esattamente a metà nel commentare i fatti del giorno. Da una parte i meme e le analisi della testimonianza di Mark Zuckerberg di fronte al Congresso americano e dall’altra la vicenda che coinvolge la mia seconda Kardashian preferita, Khloé, e quella sciagura umana conosciuta come Tristan Thompson. Lasciandoci il privilegio di misurare le nostre vite con il metro dei ricchi e famosi, è interessante seguire lo sviluppo dell’ennesima bagarre targata Kardashian, proprio quando sembrava ormai assodato fossero tutte parte del passato, seppur recentissimo. Le gravidanze dell’ultimo anno (di Kim, via surrogato, di Kylie e della stessa Khloé) parevano infatti aver scoperchiato l’impero di Kris Jenner, di cui in molti intravedevano vicinissima la fine della rilevanza mediatica: sono arrivate alle nascite coordinate, che noia.

Mentre Zuckerberg tira fuori il vestito buono nel tentativo di raccontarsi come un uomo affidabile, Kholé affronta l’ultimo dei tabù rimasti tali nella nostra società, il tradimento. Ne ha scritto anche Anna Momigliano in un bel saggio sull’ultimo numero di Studio, che di tradire e scandalizzarci del tradimento non ci stancheremo mai: «Tradiamo per la stessa ragione per cui ci ostiniamo a cercare un lavoro che ci dia soddisfazione, e non soltanto ci paghi l’affitto, per la stessa ragione per cui andiamo a vivere a Londra anche se abbiamo genitori anziani, oppure tronchiamo una relazione perché non ha più nulla da darci: l’autorealizzazione è la nostra religione civile». Così possiamo anche dubitare che sia l’ennesima strategia pubblicitaria di Kris – per gli appassionati, un pezzo di Mariah Smith su The Cut ricostruisce tutti i passaggi, accordi per le esclusive compresi – ma rimane l’epopea pubblica di questa donna, la sorella più sfigata, quella che forse non è figlia di Robert ma di O.J. Simpson, quella che ha alle spalle già altri due giocatori dell’NBA che l’hanno tradita, e uno (Lamar Odom) c’è pure quasi rimasto.

Quella che alla fine ha perso quei pochi kg che la distinguevano dalle altre e ci ha costruito sopra uno show, Revenge Body, che come ha scritto Roxane Gay in Fame perpetua tutti gli stereotipi legati alla perdita del peso, anche loro legati al mito dell’autorealizzazione. Ce l’aveva quasi fatta, Khloé, a diventare “perfetta” come ci si aspettava da lei e pazienza se oggi quelle che ci piacciono di più, almeno nella finzione, sono le incasinate inconcludenti come la Fleabag di Phoebe Waller-Bridge. Finché Thompson non l’ha tradita pubblicamente a giorni dal suo primo parto, riservandole lo stesso trattamento cui aveva già sottoposto la sua ex all’inizio della loro relazione. «You lose ‘em how you got ‘em», commentano in tanti, ovvero li perdi così come li conquisti. Sarà anche l’ultimo dei tabù, ma lasciateci inveire contro stronzi del genere.


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