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La politica

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Di politica è essenziale scrivere chiaramente. Intanto, ci sembra adeguato analizzare il concetto della parola. Essa deriva dal greco antico e significala Scienza per il Governo dello Stato. Tutte le altre “attribuzioni” dipendono, esclusivamente, dagli uomini che la gestiscono. Forse, sarebbe meglio aggiungere che la “politica” è anche la causa di certi mali d’Italia.

Già avevamo anticipato che il 2018 non sarebbe stato migliore dell’anno precedente. Non per vaticinio, ma per un’analisi, imparziale, di una complessa realtà nazionale. Insomma, la Politica non ha “colore”. Chi la rende “variopinta” sono gli uomini che la amministrano. Prima si chiamavano statisti, ora politici. Purtroppo, i due termini non hanno nulla in comune e prenderne atto è necessario.

Anche se i segnali di malessere che abbiamo registrato nello Stivale hanno origini più remote. Gli impegni, in politica, non contano. Il sistema è tanto intricato da non escludere posizioni “transitorie”. Il principio della mutualità è solo un bel termine. Valido nei discorsi; impraticabile nei fatti. Lo vediamo tutti i giorni e le elezioni di marzo hanno reso impraticabile il varo di un Esecutivo valido. Tanto che ora si tratta di “contratto” di governo tra Di Maio e Salvini. Adesso il Paese è anche in crisi d’identità politica. L’imminente Esecutivo d’emergenza avrà problemi di sopravvivenza. Del resto, questa Terza Repubblica, nata “male”, resta un’incognita. Le incertezze, squisitamente politiche, resteranno al loro posto. Intanto, c’è chi pensa a una nuova normativa elettorale. Sulla questione torneremo. Sempre che sia una cosa seria.

Giorgio Brignola


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