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Meditazione sul nuovo esecutivo

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Dopo la lunga “stasi” postelettorale di dubbi ne abbiamo ancora molti. L’Italia non ha bisogno di governi d’emergenza, né di politici dell’ultima ora. Alle porte dell’estate, l’Esecutivo Di Maio/Salvini e alleati “satelliti”, avrà parecchio da lavorare.

Per il passato, gli uomini di partito, che avrebbero dovuto rappresentarci, non sempre sono stati nelle condizioni di farlo. Le Legislature precedenti sono finite con promesse non mantenute e sempre in anticipo. Da noi c’è da ritrovare quella forza di coesione andata perduta per i troppi interessi che hanno destato gli appetiti di chi avrebbe dovuto solo incrementare un progetto politico operativo.

Mentre il nuovo Esecutivo si presenterà al Parlamento, restano da focalizzare le nuove regole di democrazia partecipativa. Meno apparenza e più sostanza. Più coerenza su tutto. Applicazione, senza riserve, del programma contenuto nel contratto di governo che dovrà essere approvato dal Potere Legislativo.

L’anno potrebbe essere, si voglia o no, quello della svolta. Il 2018 avrà un nuovo Primo Ministro e un Esecutivo nato da una maggioranza elettorale atipica. Sul campo, però, restano tutti i problemi del Paese. La questione, in conclusione, era e rimarrà, politica e, di conseguenza, anche economica.

Sulla riuscita di questo Esecutivo, del lungo “travaglio”, non siamo nelle condizioni per fare delle oggettive previsioni. Certo è che sarà in Parlamento il luogo dei confronti per verificare quanto potrà incidere, nella realtà, il Governo della “lunga gestazione”.  Sul ruolo del Primo Ministro si appunterà la nostra particolare attenzione. Con l’analisi per la soluzione dei complessi problemi, pur se presenti, che non sono stati affrontati nella precedente legislatura.

G.B.


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