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Il protofascimo del Movimento 5 Stelle

Politica italiana

Nella Capitale, la mozione di Fratelli d’Italia per intitolare una via a Giorgio Almirante è stata approvata. Ma con quale maggioranza? Quella composta da Fdi e (a sorpresa) dal Movimento 5 Stelle, con l’astensione di due consiglieri e con un solo voto contrario di Catini.

Questa vicenda fa porre un dubbio: il M5S conosce la storia di Almirante? Se la risposta è sì, questa approvazione dovrebbe far scattare un campanello d’allarme nell’opinione pubblica.

Giorgio Almirante fu uno dei fondatori della Repubblica Sociale Italiana e segretario nazionale del Movimento Sociale Italiano (MSI), rappresentante della sua parte più movimentista e antisistema. Citando le sue vicende giudiziarie possiamo avere un quadro più completo delle sue idee: accusa di collaborazionismo con le truppe naziste (1947), di apologia del fascismo (1947), denuncia per ‘Vilipendio degli organi costituzionali dello stato’ (1958), autorizzazione a procedere per i reati di ‘Pubblica istigazione ad attentato contro la Costituzione’ e ‘Insurrezione armata contro i poteri dello stato’ (1971), autorizzazione a procedere per tentata ricostituzione del Partito fascista (1972), indagato nel processo per favoreggiamento a seguito della Strage di Pateano (1982), accusato di collusione con ambienti dell’eversione neofascista e con la Loggia P2.

Al di là della ‘legittimità’ della mozione, risulta strano l’appoggio del Movimento 5 Stelle, tanto da lasciare interdetta la stessa sindaca Virginia Raggi che presenterà una contro-mozione, unita all’indignazione della Comunità ebraica romana poiché: “Chi ha ricoperto il ruolo di segretario di redazione del Manifesto per la Difesa della Razza senza mai pentirsene, non merita una via come riconoscimento”.

La domanda che c’è da porsi è: in seguito a questo evento, dove si colloca ideologicamente il Movimento 5 Stelle? Il loro non schierarsi né a destra né a sinistra regge di fronte ad un fatto del genere?

Questa vicenda sottolinea come un semplice fatto sia rappresentativo della nuova linea del M5S, un movimento che è profondamente cambiato nel corso del tempo e che, grazie a questa capacità, è riuscito ad intercettare un insieme eterogeneo di elettori. Ma la politica, non può essere composta da soli gesti: la politica è un’intenzione che si concretizza in azioni specifiche attuate in risposta a problematiche, anche circostanziali. Le politiche pubbliche nascono spesso da eventi improvvisi che necessitano di decisioni che vengono negoziate all’interno di arene di policy in cui agiscono numerosi attori che veicolano risorse diverse ma che si influenzano a vicenda secondo strategie individuali e differenziate. Dunque quale può essere la strategia dei consiglieri del M5S in questo evento? O meglio: hanno una strategia, un piano di lungo termine? L’incertezza di fronte alla risposta a questi quesiti è importante per distinguere un gesto da un’intenzione, ossia distinguere un’azione casuale e priva di un piano, da un disegno politico necessario per chi si propone di guidare un’amministrazione (sia a livello micro, come un comune, che macro, come un governo nazionale).

Gli attori istituzionali veicolano valori, idee, progetti, tutte componenti della cosiddetta politica simbolica che non si traduce necessariamente in azioni concrete, ma servono a consolidare consenso e legittimazione valoriale.

Le risposte a tutti questi interrogativi sono doverose per i cittadini, poiché fanno parte del processo di accountability democratica, ossia dell’attivazione del circuito di responsabilizzazione della politica da parte dell’elettore. Quest’ultimo deve essere in grado di capire le intenzioni del politico, le sue azioni e soprattutto la logica che vi sta dietro; se questo non riesce ad essere fatto, vuol dire che c’è un deficit di comunicazione politica dominata dall’incertezza che non fa altro che fomentare l’allontanamento della politica dalla realtà vera, che ricordiamo essere composta anche da valori.


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