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L’onesta’ è un sentimento scomodo

Interviste & Opinioni

L’onestà è un sentimento scomodo. È amore per se stessi, dura cura di serenità, iniezione dolorosa di respiri profondi che arrivano all’anima. Prima che un modo di comportarsi, l’onestà è un sentimento. E come ogni sentimento, anche l’onestà può essere rimossa. Possiamo seppellirla da qualche parte nel nostro inconscio e continuare a parlarne. A invocarla. E accade una cosa stranissima: i primi a credersi onesti, sono i seguaci della corruzione. In buona fede. Una scissione dell’io che dovrebbe indagare Ronald Laing.
Una cosa che abbiamo tutti sotto gli occhi. Nei nostri privati comportamenti. Praticare l’onestà ha un costo enorme. Sul piano delle conseguenze. Pratiche. Emotive. Familiari. Di carriera. Di relazioni. Quando l’onestà incontra il denaro, di solito è il denaro che prevale. Ma lo travestiamo da necessità, da opportunità. Persino da fin di bene.
Perché noi vogliamo essere fieri di noi stessi. Non ci vogliamo vergognare. E dunque tiriamo l’onestà di qua e di là. Perchè arrivi a coprire la nostra pochezza. Ce la aggiustiamo addosso come ci fa comodo. E forse è proprio l’onestà il tabù della Politica?
Tangentopoli cominciò nel 1992. E pare che non sia ancora finita. Guardiamo quegli anni lontani con gli occhi della fiction. Con saggi corposi di stimati docenti. Ci dicono che la “rivoluzione populista” arrivi da lì. Poi scoppia l’ennesimo scandalo di corruzione. E magari domani se ne scopriranno altri. Io credo che l’onestà, prima che essere un modo di comportarsi, sia un sentimento. Servono sacrifici, ideali e sangue per coltivarla, per renderla orizzonte di senso. Ha la stessa essenza della politica, quella vera e pura, che però da servizio e speranza si trasforma in paura e rabbia. Onestà e politica, sentimento e servizio. Due credi monadi che si annullano al contatto. L’onestà è il tabù della politica, quella che scuote i sentimenti forti, che eleva l’io senza chiasso, che abbraccia il servizio sporco senza ricompense, sino alla dipendenza, sino alla sua vera essenza, che non sfama e non dà fama. Si vive e basta.

Evelyn Zappimbulso


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