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Il Cammino di Santiago de Compostela

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Il Cammino di Santiago de Compostela. Tutti ne sentono parlare, molti lo fanno, pochi ne conoscono le origini… ma come inizia e in cosa ti cambia la vita.

 Il Camino di Santiago de Compostela fu tracciato grazie ad una prima testimonianza scritta intorno al 1077.  Tra storia e legenda, si narra che un eremita chiamato “Pelayo”, vissuto in Solovio nella foresta Libredón, abbia cominciato a osservare durante le notti terse una misteriosa concentrazione di stelle che illuminava costantemente e in modo abbagliante una zona misteriosa di quella terra. Avendo notato che durante le notti, il brillare delle stelle non diminuiva riferì la scoperta a Teodomiro, vescovo di Iria Flavia che si recò in quel luogo e scoprì che quella luce rivelava il posto dove fu sepolta l’Arca Marmarica. Nel sepolcro di pietra scoprì che vi riposavano tre corpi e sulla base degli studi fatti, li attribuì a San Giacomo il Grande e ai suoi discepoli Teodoro e Anastasio.

Da questo momento, la tomba dell’apostolo è ufficialmente stabilita in quel luogo magico, vicino alla fine di Finisterre, un punto situato all’estremità occidentale dell’Europa. La strada per Finisterre era indicata da qualsiasi parte d’Europa dalle stelle della “Via Lattea”. Sin dai tempi antichi si credeva che il mondo finisse lì e che l’Atlantico fosse “la tomba del sole”. Forse questi fatti geografici e astronomici hanno contribuito a rafforzare il magnetismo che da allora ha causato in milioni di anime la rotta giacobiana.

Per comprendere i pellegrinaggi medievali a Santiago de Compostela, dobbiamo partire dalla tradizione che parla dell’opera evangelizzatrice di Santiago (San Giacomo il Grande e apostolo di Gesù) nelle terre della penisola Iberica.

È noto che dopo la morte di Cristo, Giacomo il Grande, figlio di Zebedeo, inizialmente continua la sua opera apostolica a Gerusalemme.

Più tardi, decise di intraprendere l’opera di evangelizzazione in Spagna, imbarcandosi in navi che commerciavano con la Palestina e iniziando dall’Andalusia. In seguito si trasferì a nord sulle terre portoghesi (Coimbra, Braga, etc.) raggiungendo Iria Flavia e la Galizia. L’ultima tappa del suo viaggio di evangelizzazione, si concluse a est della penisola (Lugo, Astorga, Saragozza e Valencia) per partire, ancora, verso la Palestina dalla costa mediterranea spagnola.

Al suo arrivo in Palestina e dopo aver infranto il divieto di predicare il cristianesimo, fu decapitato ai tempi di Erode Agrippa. Secondo la tradizione, il suo corpo è stato rubato dai discepoli Atanasio e Teodoro in barca e riportato in terra spagnola, in particolare a Iria Flavia (nei pressi dell’attuale Padron).

La tradizione continua con il pericoloso viaggio del corpo di Santiago, che viene trasportato su una carretta trainata da buoi attraverso la foresta di Libredón, dove i buoi che trainavano il carro, pare andassero senza essere guidati. Durante il tragitto si fermarono istintivamente, spinti dalla sete, in un luogo dove scavando apparve dell’acqua e dove adesso si trova l’attuale fontana di Franco, vicino al Collegio di Fonseca. Questo fatto probabilmente fu preso come un segno divino ed fu scelto come luogo di sepoltura.

Più tardi nel breviario degli Apostoli, ritrovato alla fine del VI secolo, si leggerà della predicazione di Santiago in Spagna e della sepoltura dell’Arca Marmarica.

Questo Cammino nasce come un “viaggio” Spirituale e di scoperta, viene percorso ogni anno da oltre 200mila pellegrini. Molti lo fanno per fede, molti preparandosi fisicamente a lunghe camminate, molti lo intraprendono per curiosità, molti altri per sfida, ma tutti alla fine del Cammino non ritornano più come quando erano partiti.

La via Francigena che ha inizio a Saint-Jean Pied de Port e prosegue fino a Santiago è di circa 800 km, chi volesse proseguire fino a Finisterre, deve mettere in conto altri 100 km circa. Questa via è la più battuta ed è quella meglio organizzata per accogliere i Pellegrini in viaggio.

Il Cammino è una metafora della vita e si divide in tre parti. La prima fase è quella del dolore fisico, la fase dove devi macinare km e km di sterrato, alture, dirupi, montagne e anche piccoli centri abitati e dove piedi, legamenti, giunture, gambe e il fisico in generale vengono messi a dura prova.

La seconda fase del Cammino è quella della metabolizzazione del dolore e della comprensione del viaggio. 

La terza fase appartiene alla sfera spirituale, Dove ogni dolore è stato compreso e ogni difficoltà superata. La terza fase non ti fa più sentire la fatica, ma ti aiuta a provare la gioia della solitudine in alcuni tratti, dell’incontro in altri, del confronto con te stesso e il mondo che ti circonda.

Così come nella vita, siamo abituati a vivere di cose superflue, il cammino ti insegna a svuotare gli zaini dal peso eccessivo, ma soprattutto a svuotare il cuore e l’anima da macigni che ci tengono legati a cose che non meritano il nostro tempo.

Si incontra gente durante il Cammino che parte con grande entusiasmo e che si ritira durante il percorso. Si conosce gente laica che trova la fede e che a Santiago, all’arrivo in Cattedrale, riceve il battesimo. Si ascoltano storie e soprattutto si impari ad ascoltare se stessi, a mettersi in relazione con quella parte spirituale che, a causa della frenesia quotidiana, viene accantonata. Ma, la cosa più bella è che si impara ad amare il silenzio. Il Cammino ti Cambia e… quando si ritorna a casa non si è più la stessa persona. Buen Camino Peregrino – Ultreya y Suseya siempre!

Giusy Criscuolo


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