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Il presidente di Missioni Don Bosco in Amazzonia

Estero

Il presidente di Missioni Don Bosco, Giampietro Pettenon, è in Amazzonia per incontrare le comunità affidate ai salesiani “Stiamo andando alla periferia del mondo e sembra di essere nel paradiso terrestre”

Lungo il percorso vediamo numerose comunità indigene nei piccoli villaggi In tutti spiccano in mezzo al verde la cappella e l’edificio scolastico Siamo sbarcati a Manaus, capitale dell’Amazzonia, dopo un lungo viaggio da Torino.

Manaus ha circa tre milioni di abitanti, è completamente circondata dalla foresta amazzonica e si trova sulla sponda destra del Rio Negro che arriva da nord (le acque sono limpide, ma scure) in prossimità della sua confluenza con il Rio Branco, che arriva da ovest (le cui acque sono di colore chiaro, sabbiose e quindi sempre torbide e limacciose, ambiente ideale per i coccodrilli) e subito dopo vi confluisce il Rio Medeira che viene da sud (con acque color marrone, come il legno). I tre fiumi formano, da Manaus all’oceano Atlantico, il grande Rio delle Amazzoni.

A Manaus i salesiani hanno numerose opere educative, ma soprattutto da questa città coordinano il lavoro delle opere missionarie fra gli indigeni dell’Amazzonia. La nostra destinazione è proprio una di queste: Iauaretê, all’estremo confine occidentale del Brasile, di fronte al confine con la Colombia.

Per avvicinarci alla nostra meta dobbiamo prendere un altro volo aereo, fino a Sao Gabriel de Cachoeira (cachoeira significa “cascata”). A Sao Gabriel si arriva solo per via fluviale risalendo il Rio Negro, con il battello in tre giorni di viaggio, oppure con l’aereo che la collega a Manaus due volte la settimana. Sao Gabriel è l’ultima, o la prima, cittadina indigena di questo immenso territorio pieno d’acqua e di vegetazione lussureggiante.

Anche a Sao Gabriel ci sono i salesiani, e ci sono da ben 103 anni. Sono infatti arrivati nel 1915. La cittadina si sviluppa intorno al nucleo storico di edifici che furono il collegio salesiano, la sua grande chiesa, che oggi è la cattedrale della diocesi. I primi vescovi erano tutti salesiani, perché questa parte dell’Amazonia – la regione dell’alto Rio Negro – è stata conformata dalla presenza dei figli di Don Bosco.

Il viaggio in barca per tutto il giorno è per se stesso un’esperienza unica e per molti versi, straordinaria.

Lungo il percorso incontriamo numerose comunità indigene con i loro piccoli villaggi a bordo della riva sinistra del fiume. In tutte spicca in mezzo al verde la cappella e subito accanto si vede il semplice edificio della scuola. Sono tutte comunità cristiane fondate dai salesiani nei tempi passati. Don Bosco e Maria Ausiliatrice sono presenti e venerati ovunque da queste parti. Il segno distintivo dell’opera educatrice e insieme evangelizzatrice dei figli di Don Bosco è proprio una chiesa con accanto una scuola. Senza educazione dei giovani, senza promozione umana, l’evangelizzazione rischia di diventare proselitismo. E senza una Chiesa accanto all’opera educativa e scolastica, quest’ultima rischia di diventare un servizio sociale proprio delle istituzioni governative. Come ci ricorda in nostro caro papa Francesco, la chiesa non è una Ong, e non lo sono nemmeno i salesiani. Educazione ed evangelizzazione sono per noi salesiani come le due mani della mamma che si prende cura del suo bambino. Forse c’è una mamma che sarebbe disposta a rinunciare ad una sua mano ritenendola superflua? Così per i salesiani le due dimensioni vanno sempre insieme compenetrandosi e fondendosi insieme in quella che chiamiamo “spiritualità del quotidiano”.

Alle ore diciassette, dopo undici ore di viaggio siamo finalmente arrivati a destinazione, con una bella ora di anticipo sulle migliori previsioni. Ci è proprio andata bene, quest’oggi.

Sulla riva ad accoglierci, avvisati del nostro prossimo arrivo dal solerte don Roberto e, organizzati dalle bravissime suore Figlie di Maria Ausiliatrice, ci sono i bambini e ragazzi dell’oratorio con palloncini, striscioni, musica e danze. Una accoglienza trionfale. Baci e soprattutto tanti abbracci. Siamo gli ospiti d’onore a Iauaretê. D’altra parte non sono così frequenti gli ospiti da queste parti, soprattutto se europei!

Siamo letteralmente arrivati in capo al mondo e ci siamo trovati…. a casa!

Giampietro Pettenon


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