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L’ultima purga di erdogan, via 18 mila agenti e militari

Estero

Emesso Decreto d’emergenza per legami sospetti con gruppi terroristici

L’ultima purga di Erdogan. Il governo turco ha licenziato oltre 18.000 dipendenti pubblici, di cui la meta’ agenti, sospettati di legami con gruppi terroristici: la misura e’ stata presa con un decreto d’emergenza pubblicato oggi sulla Gazzetta Ufficiale del Paese. Tra il personale licenziato, 18.632 persone in tutto, ci sono quasi 9.000 poliziotti, circa 6.000 militari e centinaia di professori e accademici. I loro passaporti verranno annullati.

Più di 18mila dipendenti pubblici turchi, inclusi funzionari di polizia, militari, insegnanti e professori universitari, sono stati licenziati perché considerati come minaccia alla sicurezza dello stato. Lo ha reso noto il governo due settimane dopo le elezioni e in anticipo sull’annuncio della fine dello stato di emergenza in vigore dal fallito golpe dell’estate del 2016 atteso per oggi, in coincidenza con il giuramento di Recep Tayyp Erdogan per un nuovo mandato da presidente. Il nuovo decreto prevede anche la chiusura di 12 club, tre giornali, fra cui il filo curdo Ozgurlukcu Demokrasis, e un canale televisivo.

Si terra’ ad Ankara nella giornata di oggi, 9 luglio, la cerimonia di giuramento del presidente della Turchia, Recep Tayyip Erdogan, rieletto alle elezioni presidenziali e parlamentari anticipate tenutesi nel paese il 24 giugno. Al giuramento di Erdogan, seguira’ la presentazione del nuovo governo, il primo del sistema presidenziale entrato in vigore in Turchia con il voto del 24 giugno. Secondo i dati della Suprema commissione elettorale turca (Ysk), Erdogan ha vinto con il 52,59 per cento. Sono piu’ di 3.000 gli invitati al giuramento di Erdogan, che si terra’ alla Grande assemblea nazionale turca, il parlamento monocamerale di Ankara.

In due anni di stato d’emergenza post-golpe, la Turchia di Erdogan ha fatto fuori decine di migliaia di presunti “traditori della patria”. Dal primo decreto del 23 luglio 2016, 3 giorni dopo l’entrata in vigore delle misure d’eccezione, la resa dei conti di Ankara non s’e’ piu’ fermata. Nel mirino, sono finiti supposti affiliati alla rete di Gulen ma anche i curdi accusati di sostenere il Pkk. Da diversi mesi, la conta ufficiale di arresti e licenziamenti e’ di fatto sospesa. Secondo l’Onu, fino a 6 mesi fa le persone finite in manette erano almeno 160 mila e quelle epurate 152 mila. Di certo, tra le istituzioni piu’ colpite ci sono i corpi di sicurezza dello Stato. Gia’ prima di oggi, erano circa 5 mila le purghe tra le forze terrestri dell’esercito, 2 mila nell’aviazione e oltre mille nella marina. Duro il giro di vite anche per gli anelli piu’ alti delle catene di comando. Secondo l’agenzia statale Anadolu, il numero di generali e ammiragli e’ quasi dimezzato. Quasi diecimila in meno sono anche gli ufficiali. Decimata anche la polizia, con oltre 40 mila licenziamenti e 10 mila arresti, e la magistratura, con piu’ di 2.500 giudici finiti in manette. Dal ministero della Giustizia, i dipendenti cacciati risultano in tutto circa 10 mila. Tra le istituzioni civili, le piu’ colpite sono state quelle educative. A pagare il prezzo piu’ alto gli insegnanti, con piu’ di 50 mila epurati dalle scuole pubbliche o privati della licenza perche’ accusati di essere la spina dorsale del modello ‘gulenista’ delle ‘dershane’, una fitta rete di istituti preparatori. Circa 25 mila sono accademici che hanno perso il posto perche’ licenziati o con la chiusura per decreto delle loro universita’. Dura anche la repressione dei media, con piu’ di 150 aziende chiuse e migliaia di giornalisti rimasti disoccupati.


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