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Passato e futuro del Bari tra certezze ed incertezze

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Bari, oltre ad essere una storica frontiera per i transiti tra Oriente ed occidente sin dai tempi antichi, è sempre stata una frontiera sfaldabile del calcio italiano, una piazza con grandi potenzialità ma che, nello stesso tempo, non è mai riuscita in questi anni a creare una proprietà forte e capace di rilanciare il progetto, essendo stata – in qualche modo – oggetto di interessi di soggetti improbabili e grotteschi. Per le potenzialità del Bari, che riteniamo sia tra le prime otto piazze calcistiche del paese, c’è bisogno di un progetto serio con 20-30 milioni di risorse che possa riportare il club in serie A perché – è inutile nasconderlo – per come è attualmente strutturato il sistema economico del calcio in Italia, senza un veloce approdo in serie A, tutti gli altri progetti economici sono destinati a fallire proprio per la carenza di risorse della serie cadetta.

Bisogna fare i conti con la realtà e con progetti sostenibili che il Bari non ha mai dimostrato di saper fare, non tanto per incapacità da parte di chi ha governato la società, quanto perché si è puntato, senza progetti seri, alla massima serie, guardando sempre oltre il proprio orticello: ecco, forse sarebbero serviti progetti più lungimiranti, progetti meno ambizioni ma che potessero permettere al Bari di crescere nel tempo, ma la ripartizione dei soldi delle tv – si sa – han fatto sempre gola a molti. Purtroppo.

La novità della giornata proveniente dal CdA, che ormai dura da giorni, notti incluse – ci danno notizie quelli di Radio Selene -, sta nel fatto che potrebbe materializzarsi un riassetto della compagine societaria, quindi con Giancaspro che farebbe un deciso passo indietro rinunciando alla maggioranza delle azioni detenute, ed una riapertura a terzi, una corsa contro il tempo, questa, che potrebbe accadere una volta arrivata la deliberazione dei cinque giorni che servono per l’apertura a terzi, fino alle 18 di lunedì prossimo. Così facendo il 70% verrebbe suddiviso con eventuali imprenditori o se si dovesse individuare uno solo capace di rilevare il 70%, a Giancaspro rimarrebbe il 30 % anche in virtù di quella somma versata in conto capitale.

E questa decisione più che una scelta sembra una necessità, se si vuole il bene del Bari, nel momento in cui non si vogliono, o non si possono, mettere a disposizione determinate risorse, e pertanto l’unica richiesta è quella di aprire il capitale a terzi nella speranza che ci sia qualcuno disposto ad immettere risorse fresche, ma i tempi son ristrettissimi. E se dovesse entrare qualcuno che di fatto diventerebbe il nuovo proprietario della società, alla fine pretenderebbe pieni poteri volendo determinare la nuova linea societaria. Per questo troviamo sia difficile una coalizione. Si spera che si eviti il peggio, il dover perdere quattro-cinque stagioni, ricominciare dalle serie minori per una piazza di cui il calcio italiano non può fare a meno. L’assenza del Sud a parte il Napoli è un segnale preoccupante. Si spera di trovare una soluzione anche se l’orizzonte è nebuloso. Una attenzione maggiore andrebbe fatta per chi decide di prendere le sorti del Bari perché è una piazza importante.


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