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I vitalizi gonfiati per legge sono ormai un ricordo

Economia e Finanza

Il primo timido passo.

I vitalizi nella loro versione attuale sembrano seriamente avviati a divenire un brutto ricordo. Certo, se si cambiasse maggioranza politica al nostro Parlamento si inventerà un cavillo o un comma che permetterà di riesumare prebende e vitalizi sotto nuove mentite spoglie; per il momento sembra però che assieme alla riduzione del vitalizio si vada verso la introduzione di un principio per il quale se non hai pagato non devi percepire. Se così fosse il ridimensionamento dei vitalizi sarebbe ben più pesante di quello che sarà in un primo momento e coinvolgerebbe le pensioni di altre categorie privilegiate che da decenni percepiscono somme ben più elevate di quelle versate. Probabilmente la cosa, nei fatti, sarà piuttosto morbida e non come l’enunciazione del principio farebbe pensare, ma l’opinione pubblica ne sarà paga; cosa ancor più probabile per il fatto che alla fine della operazione ci si accorgerà che si sono risparmiati un sacco di soldi, ben più di quelli previsti. Certamente non si tratterà di somme decisive ai fini del risanamento della finanza pubblica ma una bella botta lo sarà di sicuro.

Questa vicenda ricorda quella di Necker, svizzero, banchiere, più volte ministro del re di Francia Luigi XVI che, incaricato di risanare le finanze pubbliche, non riuscì a vincere le resistenze dei potenti dell’epoca che non volevano si toccassero i loro privilegi, e quindi si dimise; dimissioni che tre giorni dopo contribuirono -la classica goccia che fece traboccare i vaso- a produrre quella sollevazione popolare che oggi ricordiamo come la presa della Bastiglia. La ottusità degli esponenti dell’ancien regime fu la vera causa della loro fine, anche fisica; colpevolezza vieppiù grave alla luce del fatto che avevano un ministro che stava lavorando proprio per salvare il salvabile e che fu ostacolato dai conservatori fino a farlo dimettere.

La situazione di dissesto odierna è molto diversa di quella, ma esiste una fetta della popolazione, quella che paga le tasse e che crea reddito, che mal digerisce la posizione dei percettori di tasse, di ogni genere, anche persone normali, quali come dipendenti pubblici, pensionati nonchè politici in genere che percepiscono tutti un reddito garantito dalla legge; legge stilata ed approvata proprio da altri dipendenti pubblici mentre quelli che pagano effettivamente sono tutti gli altri, quelli che si sporcano le mani e sono esposti ai rigori del mercato, della natura, della burocrazia e del fisco e quindi hanno un reddito variabile ed incerto. La condizione privilegiata del percettore di tasse è in tutto simile a quella dei privilegiati dell’ancien regime e, come allora, si sente invincibile.

Probabilmente la situazione finanziaria e più genericamente sociale è ancora tranquilla perché si riesce a tenere sotto il tappeto molta polvere ma fino a quando? una cosa è certa: le tasse non vengono pagate volentieri e l’intero comparto pubblico costituisce un ostacolo all’attività libera che poi è quella che produce realmente i beni e servizi di cui tutti beneficiamo.

Questo significa che senza tagliare le teste con la ghigliottina si dovrà procedere ad una rivoluzione dei rapporti tra le parti della nostra società ed economia. Fino a quel momento non sarà conveniente lavorare e produrre beni e servizi reali ma solo divenire dipendenti pubblici o percepire uno dei tanti redditi di cittadinanza che la magnanimità della politica ha voluto inventare per tenere buoni i più esposti ai rigori della inefficienza dell’apparato statale.

Canio Trione

Vice direttore Il Corriere Nazionale


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