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Gene DRD4-7R – la sindrome di Wanderlust

Noi e la Salute

Di Giusy Criscuolo

A quanti di voi capita di sentire quell’impulso irrefrenabile di viaggiare e quanti di voi si sentono impazzire all’idea di non fare almeno 2/3 viaggi durante l’anno?

Se fino ad ora vi hanno fatto sentire in colpa, additandovi come superficiali o malati, adesso avete la possibilità di rispondere a tono e dimostrare che la vostra necessità di viaggiare è insita nel vostro DNA. E’ presente nel vostro genoma.

Il gene DRD4-7R (il gene del viaggiatore), è una variante del gene DRD4, che serve a controllare la dopamina, un neurotrasmettitore prodotto dal cervello e conosciuto come l’ormone dell’euforia, legata alla sfera del piacere e al meccanismo della ricompensa. Il 20 percento degli esseri umani, è portatore di questa variante, DRD4-7R, che viene associata alla morbosa curiosità e all’irrequietezza. Chi la possiede è più propenso a vivere una vita con più rischi, ad esplorare nuovi posti, a provare nuovi cibi, ad ampliare relazioni, ad accettare l’idea di movimento, a vivere una vita sessuale in modo meno disinibito e soprattutto a cercare il cambiamento e l’avventura. A questo gene hanno dato il nome di Wanderlust che tradotto dal tedesco significa desiderio di vagabondare.

Alcuni studiosi con diverse ricerche, hanno trovato una correlazione tra la variante dell’allele 7R e le migrazioni umane. Nel 1999 un primo studio ad ampio raggio, condotto da Chuansheng Chen della University of California a Irvine, mostrò che tra le moderne popolazioni nomadi il 7R era più presente che in quelle stanziali. Dagli studi risulta che l’allele 4R, ad esempio, è associato a l’essere equilibrato, riflessivo e prudente. Le versioni meno comuni di 7R e 2R sono state collegate al comportamento impulsivo ed esplorativo, all’assunzione di rischi e alla capacità di scrollarsi di dosso nuove situazioni.

Ad oggi Luke Matthews della Harvard University e Paul Butler della Boston University hanno esaminato la frequenza di 7R e 2R in 18 popolazioni indigene sparse lungo le rotte che l’uomo ha percorso, dall’Africa verso l’Europa, Asia e Americhe. ( American Journal of Physical Anthropology)

Matthews e Butler hanno scoperto che la distribuzione di 7R e 2R non è casuale e sono stati in grado di dimostrare un legame statisticamente significativo tra gli alleli e la migrazione. Lo studio suggerisce che una piccola parte dei comportamenti che caratterizzano le popolazioni potrebbe essere dovuta alla genetica e che azioni culturali come la migrazione di massa possono modificare i nostri geni.

Robert Moyzis dell’Università della California, Irvine afferma che i ricercatori stanno iniziando a giocare con l’idea che la nostra cultura potrebbe influenzare l’evoluzione. Dimostrando che l’allele 7R è sorto come una rara mutazione tra i 40.000 e i 50.000 anni fa, dopo che si lasciò l’Africa, per poi diffondersi rapidamente nelle popolazioni, mentre l’allele 2R è una versione modificata sorto in Asia meno di 10.000 anni fa.

Ha anche dimostrato che le persone con ADHA (disordine da deficit di attenzione e iperattività) hanno il doppio delle probabilità di avere l’allele 7R.


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