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Traffico internazionale di uranio: ad un passo dalla verità …..

Interviste & Opinioni

L’intervista

Traffico internazionale di uranio: ad un passo dalla verità il Colonnello Cerceo della Guardia di Finanza fu fermato da un inaspettato trasferimento ad altra sede.

Il terrorista tedesco Schaudiinn, autore della strage del rapido 904, fu fatto fuggire dai servizi segreti deviati.

di Lorenzo Lorusso

TRIESTE – E’ una caldissima giornata d’estate quando incontro, nella sua casa, il Colonnello della Guardia di Finanza Vincenzo Cerceo, l’afa quasi impedisce di respirare e le strade di Trieste sono quasi vuote, avvolte da un’atmosfera quasi surreale, gli abitanti hanno trovato refrigerio nelle numerose spiagge della zona o sulle alture carsiche.

L’alto Ufficiale è molto noto in città perché è stato comandante del Gruppo Investigativo sulla Criminalità Organizzata (meglio conosciuto con l’acronimo G.I.C.O.), che dipende gerarchicamente dal Nucleo di Polizia Economico e Finanziario delle Fiamme Gialle, all’epoca dei fatti Nucleo di Polizia Tributaria. Cerceo è noto altresì per la collezione di libri che detiene nella sua abitazione, circa 15.000 volumi. Un intellettuale, un grande appassionato di storia, che sin dal 1976 – anno della fondazione – ha aderito al Movimento dei Finanzieri Democratici, un’associazione senza fini di lucro che si è sempre battuta, e continua a farlo, per la sindacalizzazione e la smilitarizzazione della Guardia di Finanza, ovvero per ottenere gli stessi diritti che furono concessi alla Polizia di Stato nel 1981 ed a quella Penitenziaria nel 1992. Per queste legittime richieste sia il Colonnello Cerceo sia gli altri appartenenti allo stesso sodalizio sono stati perseguitati, ingiustamente, dalle alte gerarchie del Corpo. Però, su centinaia di denunce presentate alle varie Procure d’Italia, gli aderenti al Movimento dei Finanzieri Democratici non hanno subito alcuna condanna, anzi, molto spesso queste denunce venivano archiviate già nella fase delle indagini preliminari, poiché, data la totale infondatezza della notitia criminis, venivano iscritte nell’apposito registro delle notizie non costituenti reato. Un dato di fatto inconfutabile che dimostra come l’immotivato accanimento delle gerarchie militari (lo dicono anche gli atti parlamentari) fosse più di natura politica e volto a tutelare assurdi privilegi di casta che frutto di un concreto timore.

Si parla tanto di non far fuggire all’estero i cervelli italiani in cerca di un dignitoso lavoro e, poi, la Guardia di Finanza è riuscita a farsi sfuggire anticipatamente alti Ufficiali quali il notissimo Generale Umberto Rapetto, il Colonnello Giuseppe Visalli e lo stesso Colonnello Cerceo, che avevano profuso negli anni di servizio il massimo impegno possibile a favore del Corpo e contro la criminalità organizzata.

In questi ultimi giorni, il quotidiano cattolico Avvenire, ha risollevato il caso relativo ai traffici di uranio che sono avvenuti, agli inizi degli anni Novanta, tra faccendieri italiani e personaggi legati ai servizi segreti dell’ex Unione Sovietica. Su questo argomento Il Corriere Nazionale ha ritenuto di chiedere altre notizie al Colonnello Cerceo, pertanto passiamo all’intervista.

Colonnello Cerceo, come mai, nel 1976, decise di aderire al Movimento dei Finanzieri Democratici?

Sono stato sempre convinto che, per evitare nell’ambito di un Corpo di Polizia eventuali abusi di carattere disciplinare o di altra natura, debba essere attivo un vero sindacato, la Rappresentanza Militare che era stata voluta e poi creata nel 1978 dall’allora potere politico e dalle alte gerarchie militari, non era (e non lo è mai stata) in  grado di svolgere le stesse funzioni di controllo. Questo vale anche per vari fenomeni di corruzione e concussione che si sono verificati ciclicamente, nel corso degli anni, coinvolgendo – in taluni casi – anche i vertici del Corpo della Guardia di Finanza: è mancata la prevenzione ed un serio controllo.

A quali eventi si riferisce?

Nello specifico mi riferisco allo scandalo dei petroli, che vide coinvolto l’allora comandante generale Raffaele Giudice ed il suo capo di stato maggiore Donato Lo Prete (entrambi finiti negli elenchi della Loggia Massonica denominata P2, n.d.r.).  Più recentemente, la Tangentopoli milanese che vide coinvolto l’allora generale Cerciello, quella veneta legata al colonnello Petrassi e quella recentissima (legata al Mose di Venezia) che ha visto protagonista il generale Emilio Spaziante, che ha persino patteggiato la pena senza neppure tentare un processo in dibattimento.

Questo vale per la sindacalizzazione ma perché smilitarizzare?

Innanzitutto perché siamo rimasti l’unico Paese al mondo ad avere una Polizia Economico/Finanziaria con le stellette, dunque con un vetusto status militare; ma poi, me lo lasci dire, anche a livello economico lo Stato potrebbe risparmiare molto con una Guardia di Finanza più snella, che si occupi solo di economia e di fisco e non di altri compiti già demandati alle altre Forze di Polizia. Il personale della Guardia di Finanza non può vivere con la spada di Damocle del militarismo, che comporta spesso inutili sacrifici, inutili quanto opinabili trasferimenti punitivi, una forma di esagerata sottomissione ai vertici del Corpo che non è conciliabile con l’evoluzione dei  tempi moderni. C’è da tener presente che in tutti i paesi avanzati, tranne USA e Russia, già da decenni sono legali i sindacati militari non solo per le Forze di Polizia ma anche per le Forze Armate. La cosa non ha minimamente danneggiato l’efficienza di quelle strutture militari né i militari hanno mai preteso cose quali scioperi o attività incompatibili con il loro mestiere, mostrando un senso di responsabilità che nessuno può mettere in discussione.

Parliamo di uranio. Lo Stato Maggiore della Difesa ha minimizzato arrampicandosi sugli specchi, negando persino l’evidenza delle numerose perizie effettuate in questi anni. La GdF, invece,  è silente di fronte al caso clamoroso denunciato dal Maresciallo Giuseppe Carofiglio alla Commissione Parlamentare presieduta dall’On.le Scanu. Colonnello, cosa è successo negli anni Novanta sul nostro territorio, sul territorio di un Paese che per Costituzione dovrebbe ripudiare la guerra?

Risulta inequivocabilmente dai documenti sequestrati dal GICO di Trieste nella primavera del 1992 ed inviati alla Magistratura, che in questa città stava funzionando un’agenzia di mediazione che trattava con l’Est europeo materiale strategico, rubli e materiale nucleare. Su uno di questi fax in arrivo, che furono sequestrati, era scritto esplicitamente che era disponibile immediatamente una partita di materiale nucleare definito red mercury al costo di 24.000 dollari al chilo, pagamento immediato in contanti. La merce era già nel caveau di una banca tedesca. Questo almeno era scritto sul foglio. A noi del GICO la cosa parve degna di attenzione, ma i nostri superiori gerarchici furono di parere contrario, ritenendo che si trattasse di una truffa. Per continuare a condurre l’indagine io risposi che avremmo continuato a lavorare in quanto erano comunque dei truffatori internazionali che andavano individuati, ma il Comando Generale della Guardia di Finanza decise con un rapido ordine di trasferimento che mi obbligò a cambiare incarico per cui potetti solo evidenziare le problematiche e riferire al Magistrato. Non sono in grado di dire se quelle inchieste abbiano successivamente portato ad un risultato perché non mi occupai più della questione, qualche mese dopo, però, convocato da un Magistrato di Trieste per fornire precisazioni su una parte di quei miei rapporti, ebbi tra l’altro la sorpresa di scoprire che alla mia partenza, l’inchiesta in argomento era continuata non al fine di approfondire i fatti relativi a quei presunti traffici ma era stata indirizzata essenzialmente ad individuare mie presunte, e non scoperte in quanto inesistenti, irregolarità da parte mia nel condurre quelle indagini. Insomma, questi sono i fatti, la spiegazione del perché di tutto questo non va chiesta a me bensì alla struttura che all’epoca diresse tutta la faccenda e cioè al Comando Generale del Corpo.

Durante la sua permanenza al GICO, ci furono altri episodi significativi degni di rilievo?

Quando iniziarono quelle indagini, fummo avvicinati, con il pieno consenso delle gerarchie che furono da noi informate, da un collaboratore di una delle “intelligence” che operavano, e questi ritenne di doverci fornire altri dati che avrebbero potuto avere uno sbocco operativo. Ci fu segnalata la possibilità di giungere alla cattura del terrorista tedesco Schaudiinn, responsabile della strage del rapido 904, condannato in via definitiva a 20 anni di reclusione e fatto evadere, a quanto pare, da non meglio precisati servizi segreti italiani deviati, questa era almeno l’opinione del Giudice Vigna che conduceva quelle indagini. Fu posto in essere un progetto per giungere alla cattura del terrorista che in quel momento operava in Croazia con le milizie Ustascia durante la guerra civile jugoslava, ma per impedimenti che non mi furono allora resi noti dalla intelligence italiana la cosa non andò in porto. Sempre in base alle notizie forniteci dal personaggio in argomento, fu condotta, a Rimini, dai Carabinieri, un’operazione che portò al sequestro di materiale nucleare ed all’arresto ed con successiva condanna dei due detentori, ma di questo ho già trattato a parte proprio con Il Corriere Nazionale. Inoltre, un ultimo fatto appare particolarmente significativo: la fonte collaborativa segnalò anche che, in quell’epoca, a suo dire, il patrimonio della disciolta Democrazia Cristiana era stato trasferito in Croazia, esattamente a Zagabria, e ci veniva indicato anche l’indirizzo della banca dove sarebbe stata compiuta l’operazione in terra straniera. In effetti la cosa ci parve paradossale stando la situazione di guerra civile che esisteva in quelle nazioni. Comunque inoltrammo la segnalazione alle gerarchie senza avere nessuna risposta. Fu solo dopo molti anni che un’inchiesta giornalistica scoprì e documentò che in una piccolissima località oltre confine, in territorio croato, in una casa di campagna, avevano sede una serie di ditte che risultavano, stando alle indagini compiute dai giornalisti, proprietarie di parte del patrimonio immobiliare della Democrazia Cristiana. In sostanza l’informazione fornitaci dalla nostra fonte non era campata in aria. Sono, comunque, questi argomenti che sono ancora non chiariti e certamente di interesse nazionale e di implicazione politica. Non poteva né può essere un Corpo di Polizia con i suoi uomini, tra l’altro non affatto sostenuti quando non contrastati apertamente, dalle gerarchie a venirne a capo. Sarebbe, in sostanza, materia per indagine di una Commissione Parlamentare, ma non credo che la cosa attualmente possa interessare.


One Reply to “Traffico internazionale di uranio: ad un passo dalla verità …..”

  1. […] La sua posizione viene spiegata in una intervista rilasciata al Corriere Nazionale […]

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