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Cavallo e cavaliere. I loro cuori battono all’unisono

Sport & Motori

I loro cuori battono all’unisono. Quando l’uomo e il cavallo interagiscono, i loro cuori battono all’unisono, sincronizzati perfettamente. Uno studio dell’Università di Pisa scoprì, un paio di anni fa, l’intimo legame tra cavallo ed essere umano. Ma anche questa volta la scienza è arrivata in seconda battuta.

Chi fa equitazione, infatti, lo sa. L’intima comunione tra cavallo e cavaliere, la sincronizzazione delle loro sensazioni e la comunione di intenti sono basilari sia nella performance sportiva, sia nella semplice cavalcata amatoriale quando rilassarsi e divertirsi sono alla base del tempo trascorso in sella. Il cavallo è da sempre, nel pensiero comune, simbolo di libertà, fierezza e potenza. Il contatto con questo nobile animale è una rara occasione per confrontarsi con le più intime paure, aspettative, desideri. Non è solo “un mezzo” per appagare sterili manie di egocentrismo o di appartenenza sociale, come alcuni indugiano, ancorati a vecchie dicerie o storielle. Il cavallo è l’unico animale che permette all’uomo un contatto speciale, a filo di pelle con il respiro di un essere che sente le emozioni dalle vibrazioni, sospeso ad una altezza che inebria e fa paura allo stesso tempo. Il cavallo è pulsione di forza ed eleganza insieme. Chi lo ama ne segue il ritmo quasi naturalmente, chi no, ne resta comunque affascinato.

C’è l’essenza del contatto con la natura, la motricità all’aperto con un essere vivente che induce a ragionare da nuovi punti di vista e secondo un costante bilanciamento tra due differenti bisogni: quello del cavallo e quello del suo cavaliere. E’ una insostituibile palestra di vita. L’aspetto relazionale ed empatico che si va ad instaurare nel binomio cavallo-cavaliere è fonte di inestimabile beneficio. Soprattutto se rivolto ai più giovani, l’acquisizione di nuovi codici comunicativi e la stimolazione all’osservazione ed interpretazione, lo spostamento dell’attenzione dall’IO verso il nostro compagno di avventure vanno a stimolare processi maturativi di responsabilizzazione, oltre a migliorare la percezione della propria personale autoefficacia ed un autocontrollo quasi innato di fronte a possibili imprevisti ed incomprensioni con il cavallo.

Entrare infatti nell’ottica che ci si mette in relazione con un essere vivente che è preda per eccellenza dovrebbe metterci in condizione di comprendere – ovviamente insieme ad un istruttore qualificato che si ponga come traduttore simultaneo e facilitatore di una relazione basata sull’alterità – molte delle possibili reazioni o dei comportamenti del meraviglioso animale. Imparare a prevenire ed anticipare diventa importante e favorisce una certa autonomia di iniziativa e pianificazione dell’operato. E poi c’è tutto l’amore verso ciò che pulsa vita e creato. Anche il semplice contatto di rispetto con un cavallo è fonte di benessere per il suo cavaliere o la sua amazzone. Quello del prendersi cura di un essere vivente grande, dalla mole imponente, ma particolarmente mansueto e disponibile alla socialità è uno dei più importanti benefici dell’andare a cavallo. Al piacere di raggiungere una sempre più completa padronanza dell’animale in sella e negli esercizi di maneggio si integra questo aspetto che viene spesso denotato come il riconoscimento tangibile del servizio che il nostro cavallo ci offre. Pulirlo, provvedere ai suoi bisogni fondamentali come l’alimentazione, il condurlo a brucare l’erba sono aspetti che fanno la differenza tra una fredda lezione di equitazione ed un lavoro più completo che va a far emergere molte autonomie trasversali, come quelle riferite alla sfera affettivo-relazionale ed empatica.

Tutti risultati certi ed importantissimi per riaffermare, come se ancora ce ne fosse bisogno, il magico rapporto che unisce l’uomo al cavallo e che, insieme, li porta a far parte del grande disegno della natura, che chiede osservazione, rispetto, amore.

Evelyn Zappimbulso


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