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Rifare l’Italia? Adesso si deve!

Politica italiana

All’indomani del disastro si sparano le proposte; da un lato riemerge il mammismo meridionale che si rifugia prontamente sotto le sottane di mamma-stato e ne invoca la centralità: “se i privati hanno fallito serve che lo stato rientri nella piena disponibilità delle Autostrade (e visto che ci siamo anche tlc,…) e così -statene certi- tutto funzionerà a dovere”, sembrano dire certuni. Dall’altro l’affarismo settentrionale ribadisce con ulteriore convinzione che non vuole più sentire parlare di limiti impostigli dai burocrati nostrani o europei e quindi pretende di poter fare debiti a gogo per riparare tutto quello che ha un pur minimo odore di rischio. Tutte e due le tesi non hanno dubbi su un argomento. Deve pagare pantalone; adesso o fra qualche anno ma deve pagare il contribuente.

Se questo è il cambiamento non c’è male, verrebbe da dire!

Purtroppo per loro qui non è questione di alcuni miliardi (che pure non ci sono); qui siamo alla vigilia di una revisione del modello di sviluppo che, si è scoperto, non va avanti senza rifare gran parte delle infrastrutture esistenti. Quindi, per ricapitolare, c’è bisogno di: 1- opere per contrastare il disastro idrogeologico, 2- opere per dotare di sufficienti infrastrutture il sud e il nord (ci siamo dimenticati di Tap, tav,..?), 3- opere per rendere agibili scuole, ospedali, tribunali,… , e adesso anche 4- opere per rifare le infrastrutture edificate nell’ultimo dopoguerra. E come si avvia questa impresa faraonica? Aumentando sostanzialmente le tasse che peraltro nei talk show si dice che andrebbero ribassate se no lo sviluppo non parte.

È di assoluta evidenza che se si dicono queste cose non si fa altro che rifarsi alle tesi fasciste; che poi sono divenute democristiane ed infine sono quelle che hanno foraggiato la seconda repubblica.. cioè vuol dire che c’è qualcuno che sta facendo il ministro senza sapere come farlo. È evidente che sostituire un monopolio privato ad uno pubblico è stato un errore, ma questo non significa che con il monopolio pubblico stavamo bene! Anzi è stato proprio il monopolio pubblico ad avere edificato mostri come il ponte Morandi e l’Ilva,…. È stato il governo che, preda di interessi specifici, ha calpestato l’interesse collettivo; non solo, nella gestione di quelle opere ha poi dilapidato risorse che, se correttamente investite, avrebbero evitato il gap infrastrutturale in cui ci troviamo. È sempre lo stato che oggi, nuovamente preda di interessi specifici, vuole realizzare grandi opere che, quando “scadranno” non si saprà come riparare e produrranno ancora maggiori disastri. Né si capisce come si possa immaginare che burocrati stipendiati che non hanno saputo e voluto prevenire i disastri che subiamo, dovrebbero divenire per incanto provetti gestori della cosa pubblica.

Ma anche volendo sorvolare su bazzecole del genere rimane la questione delle questioni: chi mette i soldi?

Con il debito che ci ritroviamo e il livello della fiscalità da ridurre senza esitazioni serve senza alcun dubbio un drastico cambio della mentalità e della filosofia nella gestione della finanza statale; A) il debito deve essere riportato in condizioni da non costituire un insuperabile limite all’azione di governo; cosa non difficile ma impossibile se si insite a considerare il risparmiatore un pollo da spennare senza alcun riguardo ai suoi diritti fondamentali. B) i monopoli pubblici e privati vanno ridimensionati in modo che non siano più un modo per villaneggiare e tosare i consumatori. C) le opere di ammodernamento del patrimonio immobiliare pubblico e privato (il quale ultimo non va sottaciuto) vanno realizzate con la collaborazione dei privati e non chiamandoli in causa solo per addebitargliene il conto!!! Cioè la nuova fase deve poggiarsi su una concezione collaborativa della economia e non più conflittuale come hanno voluto certe idee novecentesche totalmente fallite! Lo stato non deve mai più essere il maggior nemico di imprese e cittadini! E questa concezione collaborativa non può esistere se non si rispettano i principi fondanti della nostra civiltà che sono la proprietà e il lavoro. Principi che sono stati sbriciolati ed offesi dalla politica che è stata defenestrata dalle ultime elezioni; il cambiamento è proprio questo: maggior rispetto per la persona umana, per il suo lavoro, per la sua proprietà, per la sua vita. E fare le cose assieme, stato e privati.

Assieme rifaremo cento volte tutte le opere che serve rifare; e lo faremo gioiosamente.

 

 

 

 

Canio Trione


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