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Continua il braccio di ferro tra sindaci e governo

Politica italiana

Continua a far discutere il Decreto sicurezza, misura voluta dal Ministro dell’Interno Matteo Salvini, e che è caldamente osteggiata da alcuni primi cittadini dal territorio italiano. Primo tra tutti Leoluca Orlando, sindaco di Palermo che ha sospeso l’applicazione dell’articolo 13 del decreto, ossia quella disposizione che non permette agli stranieri, con permesso di soggiorno per la richiesta d’asilo, di iscriversi all’anagrafe e di conseguenza non usufruire di determinati servizi. Si associano ad Orlando anche Luigi De Magistris (sindaco di Napoli), Dario Nardella (Firenze), Giuseppe Falcomatà (Reggio Calabria) e Federico Pizzarotti (Parma).

Un attacco così diretto da parte delle amministrazioni locali è considerato un attacco da parte del ministro che così commenta: “E’ finita la pacchia e se c’è qualche primo cittadino che non è d’accordo si dimetta. […] Il decreto sicurezza lo abbiamo già discusso, limato per tre mesi e migliorato. Lo ha firmato il Presidente della Repubblica e adesso questi sindaci vorrebbero disattendere una legge firmata al presidente della Repubblica?”. Più tiepido è l’appoggio del vice presidente Luigi Di Maio che sostiene sia “solo una campagna elettorale da parte di sindaci che si devono sentire di sinistra”.

Tuttavia il premier Giuseppe Conte apre ad un eventuale dialogo tra l’Anci e il governo, nonostante ritenga inaccettabile le posizioni di quegli amministratori locali che hanno pubblicamente dichiarato di non applicare una legge dello Stato.

Di fatto da oggi, venerdì 4 gennaio, a Palermo viene dato avvio alle prime iscrizioni all’anagrafe per i migranti, una ‘disobbedienza civile’ verso le disposizioni del governo accolta anche da De Magistris che apre il porto partenopeo a Sea Watch 3, la nave Ong che trasporta da 14 giorni 32 migranti.

Tuttavia questa disubbidienza può comportare il reato di abuso d’ufficio, caso che potrebbe far ricorrere alla Corte Costituzionale chiamata a giudicare sulla costituzionalità del Decreto sicurezza stesso. Come spiega Cesare Mirabelli, presidente emerito della Corte Cost., “l’amministrazione comunale è sempre chiamata a rispettare la legge, anche quando ipoteticamente potrebbe presentare dei profili di illegittimità costituzionale. Non può disapplicarla, tranne quando si tratti di una legge palesemente liberticida”.  Sarà questo però il caso?

Ma una situazione similare si presentava già nel maggio 2016 con l’invito di Salvini ai primi cittadini leghisti a non celebrare le nozze gay all’urlo di “Disobbedite!”, in opposizione alla legge Cirinnà.  “Chiederò a tutti i sindaci e amministratori locali di disobbedire a quella che è una legge sbagliata perché la disobbedienza alle leggi sbagliate, e per alcuni aspetti discriminatorie, è una virtù” così tweettava l’allora segretario del Carroccio.

Ed ecco che, in due situazioni simili, si applicano due pesi e due misure, simbolo di un esecutivo a due facce: quella potenzialmente istituzionale che ha difficoltà a mantenersi tale visto il passato irruento dei due partiti di governo, e quella contestataria e irriverente che fatica a rimanere sopita.


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