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Populisti non sfondano

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Nella foto il primo ministro bulgaro Boyko Borisov (Foto Afp)

In Francia trionfa Marine Le Pen, in Gran Bretagna Farage, in Ungheria Orban. In un generale boom di affluenza, in Europa i populisti conquistano più seggi ma non sfondano. Popolari e Socialisti perdono terreno ma tengono mentre avanzano liberali e Verdi.
A votare in Europa è andato quasi il 51%, un record, è il risultato migliore da 20 anni. I popolari del Ppe si confermano prima forza politica del Continente con 179 seggi, pur perdendo tanto (erano 217 nell’ottava legislatura), seguiti dai socialisti dell’S&D con 150 (da 187), dai liberali dell’Alde con 107 (rispetto a 68), dai Verdi con 70 (da 52), dai conservatori dell’Ecr con 58 (da 76), la destra dell’Enf con 58 (da 37), l’Efdd con 56 (da 41) e la Gue/Ngl con 38 (in calo da 52), più 7 non iscritti e 28 non affiliati ad alcun gruppo. Il Ppe con i socialisti e i liberali avrebbe dunque una maggioranza di 436 seggi su 751. Se si dovessero unire anche i Verdi, la maggioranza salirebbe a 506.

Gran Bretagna – Il Brexit Party di Nigel Farage è il grande vincitore delle elezioni europee nel Regno Unito. Secondo quanto riferisce la Bbc, sulla base dei tre quarti dei seggi scrutinati, il partito nato solo qualche settimana fa ha ottenuto quasi il 32% dei voti, seguono i liberaldemocratici con il 20% circa.

Germania – L‘Unione Cdu-Csu di Angela Merkel si conferma il primo partito negli exit poll con il 27.5%, perdendo però il 7,8%. I Verdi volano sopra il 20%: avrebbero sottratto oltre un milione di voti sia alla Cdu che alla Spd.

Francia – “E’ la vittoria del popolo” che oggi ha “ripreso il potere”, ha detto Marine Le Pen commentando la vittoria del Rassemblement National e chiedendo “lo scioglimento dell’Assemblea Nazionale” dopo il voto che vedrebbe la lista del Rassemblent Nation tra il 23 e il 25 contro il 19-22% della lista Renaissance che si richiama al presidente Emmanuel Macron tra il 19 e il 22%.

In Ungheria a confermarsi in testa è il partito di Viktor Orban, Fidesz, in Austria volano in Austria i popolari di Sebastian Kurz mentre in Grecia, con i conservatori di Nd al 33-34% contro il 24% di Syriza, ci saranno elezioni anticipate.

Il Psoe del premier Pedro Sanchez è il primo partito in Spagna, mentre in Olanda nessun seggio per il Partito della libertà (Pvv) di Gert Wilders, alleato di Matteo Salvini. A Malta i laburisti del premier Josef Muscat avrebbero ottenuto il 55% dei voti, contro il 37% del Partito nazionalista.

In Irlanda il partito conservatore Fine Gael è primo con il 29%, seguito dai centristi del Fianna Gail (15%), come i Verdi. I conservatori del Gerb, partito del premier Boyko Borisov, sono in testa, davanti al Partito socialista, in Bulgaria. In Danimarca (13 seggi) i socialdemocratici sono il primo partito con, davanti al partito centrista. In Slovacchia (13 seggi) la lista centrista Coal è in testa, davanti ai socialdemocratici (Smer) ed al partito di estrema destra (Sns, 12,1%). Il partito conservatore Hdz è in testa in Croazia, davanti al Partito socialista.

In Polonia il Partito della giustizia e dello sviluppo al governo è al 42,4% dei voti, mentre la coalizione europeista Ke si ferma al 39,1%. Al terzo posto, secondo gli exit poll, i socialdemocratici di Wiosna, con il 6,6%. Il PiS al Parlamento europeo siede nel gruppo dei Conservatori e riformisti (Ecr), mentre la coalizione Ke è associata al Ppe. Testa a testa in Romania, che al Parlamento europeo conta 32 seggi, tra conservatori e socialdemocratici. Secondo gli exit poll, i primi due partiti avrebbero entrambi il 25,8% dei voti, mentre i centristi si fermerebbero al 23,9%. Il finlandese Liike Nyt dell’imprenditore Harry Harkimo, presidente della squadra di hockey su ghiaccio Jokerit e tra i possibili alleati del Movimento Cinque Stelle per formare un nuovo gruppo, non ottiene seggi, secondo i risultati definitivi delle europee in Finlandia. I conservatori del National Coalition Party sono in testa, seguiti dai socialdemocratici, dai Verdi al 14,4 e dal Partito di Centro.

Il successo dell’estrema destra fiamminga del Vlaams Belang rende difficile la formazione di un nuovo governo in Belgio, dove si è votato anche per le elezioni politiche oltre che per le europee. I principali partiti belgi hanno sempre respinto alleanze con questa formazione, che ha strappato voti al partito della destra fiamminga dell’N-Va, la cui uscita dalla coalizione di governo in dicembre aveva portato ad un esecutivo ad interim. Il voto sottolinea la separazione fra le Fiandre che tendono a destra e la Vallonia francofona a sinistra. Secondo gli ultimi risultati, il Vlams belang ha ottenuto il 12% (+8,3) mentre l’N-Va, che rimane il principale partito, è al 16% (-4,3%). Fra i francofoni, l’Mr, il partito centrista liberale del primo ministro Charles Michel, è al 7,6% (-2), mentre i socialisti sono al 9,5 (-2). Successo dei verdi sia fra i francofoni che i fiamminghi, che raccolgono entrambi il 6,1%


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