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Bari: è tempo di “bufale”

Sport

Terminato il campionato con una sonora promozione in C, ora è tempo di sogni, visoni, suggestioni, apparizioni celesti, speranze, illusioni, delusioni relativamente al calciomercato da sempre materia di primaria importanza per i tifosi, in questo caso del Bari.

Sono circa cinquanta i nomi, fin qui, blaterati dalla stampa, dai social e da voci stravaganti, giusto per mettere sul palato del tifo quell’ingrediente necessario per fargli assaporare quel retrogusto di genuina sazietà, di effimera certezza che portano il tifoso barese a cadere nella trappola della “fake”.

E pensare che siamo ancora lontani dall’ombrellone, sotto il quale, contaminati dall’abbozzante, si legge di tutto: da Ronaldo a Antenucci, da Baraye a Rosina, da Belotti a Tutino, da De Rossi a Iori, da Insigne a Di Carmine, dal ritorno di Bellomo a quello di Galano, da Di Gaudio a Icardi, da Tizio a Caio, tutti, praticamente, prossimi giocatori del Bari, senza dimenticare la vendita del Napoli da parte di De Laurentiis per darsi anima e corpo al Bari. Notizia, questa, forse la meno infondata di tutte quelle messe in circolazione, ma non per questo confermata. Insomma, le pietanze non mancano per cibarsi.

Fake news? Forse si, forse no. Fatto sta che è scientificamente provato che su trenta nomi che si fanno, ventinove, generalmente, sono notizie “fake” e solo una, bene o male, diventa realistica. Al più, magari, può accadere che sempre su trenta voci, tre o quattro siano vere ma solo un giorno prima di andare in porto. Questa l’istantanea delle ridde di voci che si irradiano amplificate dal web che, si sa, dà voce a tutti, anche agli imbecilli come sosteneva Umberto Eco, mica noi.

Le notizie false di cui si parla tanto, con particolare riferimento ad internet e al ruolo di spicco esercitato dai social, vengono, spesso, costruite ad arte, come detto all’inizio, per abbindolare i lettori e illuderli, giusto per creare pericolose e tortuose certezze che nella mente dei tifosi, ai quali si “parla” alla pancia e quasi mai alla “testa”, creano tensioni, speranze e vaghe ed illusioni che, puntualmente, si sfaldano da sole col tempo, generando rabbia e conflitti tra i lettori.

Tranne in alcuni casi dove a fornire notizie sono stravaganti smanettatori di internet in cerca di visibilità, le notizie vengono fornite, il più delle volte, dalla stampa che deve comunque garantire news giornalmente per riempire i giornali e le colonne relative, in quanto è un loro dovere ma, come detto, lo si fa più che altro per darsi in pasto ai lettori che pendono dalle loro labbra, notizie da commentare e speso illusorie, inconsapevoli che la trappola “fake” è dietro l’angolo.

Come scrive il “Fatto Quotidiano”  è vero che il nostro Paese ha migliorato di molto la propria condizione relativa alla libertà di informazione, come riportato dall’annuale rapporto di Reporters sans Frontieres, ma nonostante tutto, lo stesso nostro strambo Paese si colloca  agli ultimi posti in Europa. Certo, sarebbe intrigante stilare una classifica dove si possano trovare quei paesi che continuano, consapevoli che la libertà di espressione sia un diritto di tutti, a fare dell’informazione una pratica disinformata in quanto il rischio è quello che all’Italia venga consegnato il triste primato della disinformazione fermi all’ ”etnocentrismo fai da te” sicuri che, proprio perché liberi, si possa esprimere qualsivoglia opinione consapevoli di aver acquisito il dovere di scrivere ciò che si vuole dimenticando colpevolmente che le notizie, come dicono le nostre varie “Carte”, vangelo per noi giornalisti, dovrebbero prima di tutto essere verificate.

Oggi tutti si reputano giornalisti, anche chi il tesserino non ce l’ha e soprattutto chi lo ha da poco tempo e che cerca in tutti i modi di far breccia tra i lettori per cercare uno slancio in visibilità. Per fortuna che non tutti son così, si possono, infatti, trovare colleghi che si attengono alle regole deontologiche. Ma il punto è che i vari giovani provetti – o i blogger – hanno la presunzione di atteggiarsi a giornalisti veterani facendo delle proprie convinzioni dei dati di fatto, e che fanno cadere nella trappola della disinformazione migliaia di lettori, nel nostro caso tifosi.

Si tende spesso a “colorare” una notizia e di metterla in risalto in quanto funzionale rispetto ad altre col fine di perseguire un consenso sociale e di popolarità, atteggiamento, questo, che alimenta la totale disinformazione e la nascita delle famose “bufale” che si trovano ad essere legittimate dalla forza dei mezzi di comunicazione che indossano la veste delle veridicità e in quanto tale si arrogano il diritto di divulgarle.

Insomma occorre stare attenti alle notizie che si leggono perché tante volte possono risultare “fake” con buona pace dei tifosi che si illudono fino a generare commenti blasfemi in rete.

Si ricorderà, a tal proposito, una decina di anni fa, quando in Via Sparano fu intravisto Pavel Nedved, disimpegnatosi dalla Juventus ed in cerca di un modo per chiudere la carriera.

“E ho detto tutto” (cit. Totò).

 

Massimo Longo


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