Scuola&Formazione

Il bullismo a scuola, pericolosa illegalita’ sottovalutata 

parte  seconda

I risvolti penali e civili.

I risvolti penali del bullismo.

gli insegnanti sono pubblici ufficiali e nell’esercizio delle loro funzioni non possono essere offesi nell’onore.

L’art. 357 del Codice Penale dispone che “agli effetti della legge penale, sono pubblici ufficiali, coloro i quali esercitano una pubblica funzione legislativa, giudiziaria o amministrativi

Gli  insegnanti delle scuole pubbliche lo sono senza ombre di dubbio; circostanza per altro ribadita dalla Corte di Cassazione, con la sentenza n. 15367/2014, che ha ribadito la qualità di pubblico ufficiale per l’insegnante di scuola media nell’esercizio delle sue funzioni non circoscritto alla tenuta delle lezioni, ma esteso “alle connesse attività preparatorie, contestuali e successive, ivi compresi gli incontri dei genitori degli allievi” riconoscendo tutti gli elementi del reato di oltraggio a pubblico ufficiale a carico di un genitore.

Il nostro Codice Penale, inoltre,  punisce punisce  i seguenti reati:

Percosse ,art. 581 CP

Lesioni,  art. 582 C.P.

Danneggiamento delle cose art. 635 C.P.

Diffamazione  595 C.P.

Minaccia 562 C.P.

Altri

Per attivare il processo penale la legge richiede la denuncia di parte.

Si segnala che il bullo che ha commesso con le sue azioni un reato in età compresa tra i 14 e i 18 anni è giudicato penalmente dal Tribunale per i minorenni (mentre i minori di 14 anni non sono imputabili per legge).

Tale organo è competente anche nel caso in cui il reato sia stato commesso in concorso con maggiorenni.

Le tutele per l’imputato, vista la particolare età, in questo caso sono più estese rispetto a quanto avviene normalmente.

Risvolti civili.

Il bullismo può comportare, poi, anche conseguenze di carattere civile: il risarcimento del danno ingiusto cagionato alla vittima, ai sensi dell’articolo 2043 del codice civile.

Da tale fenomeno, infatti, possono derivare sia il danno biologico (ovverosia all’integrità fisica e psichica), sia quello morale (rappresentato, ad esempio, dal turbamento dello stato d’animo di chi subisce i soprusi), sia infine quello esistenziale (ovverosia, ad esempio, alla riservatezza, alla reputazione, all’immagine) .

Culpa in educando.

Talvolta, alla responsabilità diretta del bullo minorenne, si affiancano anche quella dei genitori e della scuola.

I primi, infatti, possono essere chiamati a rispondere per culpa in educandoai sensi di quanto previsto dal primo comma dell’articolo 2048 del codice civile,

Il burnout

Altro aspetto non trascurabile delle conseguenze  del bullismo sulla salute dei docenti è il burnout, conseguente anche ad un clima di classe e scolastico condizionato dall’agire, con riconosciuta  impunità di  alunni e genitori bulli, che inevitabilmente deteriorano pesantemente la salute psico-fisica dei docente.

Il burnout, parola di origine anglosassone che significa esaurimento, crollo o surriscaldamento, dà chiaramente l’idea di ciò di cui si sta parlando, ovvero una condizione di stress; stress inserito in un contesto lavorativo che determina un logorio psicofisico ed emotivo, con vissuti di demotivazione, di delusione e disinteresse con deleterie  conseguenze nella attività  lavorativa, personale e sociale dell’insegnante. Un aspetto di cui dovrebbe occuparsi il DVR –Documento della Valutazione del Rischio. Nella realtà tutti ne conoscono l’esistenza e le cause, ma nessuna fa niente.

Addio alunni crudeli”, apparso tempo addietro su di un quotidiano,  è l’amaro saluto di una docente ai suoi alunni-bulli prima di dimettersi dall’incarico.

In definitiva si potrebbe suppore che le colpe andrebbero ricercate nell’ambito delle disattenzioni   o quantomeno sottovalutazioni del fenomeno da parte di una molteplicità di soggetti. Innanzitutto della famiglia, della Scuola che  a fianco al ruolo formativo non ha saputo  sostenere il ruolo educativo delle sanzioni; dei mass media che esaltano la violenza  e dove tutto è spettacolo, compreso il bambino che cade dal seggiolone;  della politica, perennemente divisa anche sulle tematiche educative,  incapace di  stringersi attorno ai nostri ragazzi su di un terreno comune , quale la Scuola , superando gli steccati ideologici.

Su piano educativa sarebbe opportuno  ripristinare, da parte di tutti gli attori che interagiscono con i giovani studenti,   il valore pedagogico del NO e delle  sanzioni, anche severe se necessarie,  abituati ad avere tutto e sempre  senza NI  o NO.  Il Professo  resta  tale con il suo ruolo  educativo e professionale  e non  “Mario” o “Giovanni”; la mamma o il papà restano i genitori e non “il mio amico Giacomo” o la mia amica “Maria”  (nomi di fantasia). La confusione dei ruoli  genera incertezze  e personalità fragili esposte al contagio della violenza, quale espressione dell’affermazione del proprio “io”.

Dalle ultime notizie apparse  sui media pare che il Parlamento  sia propenso a muoversi in tutt’altra direzione: abolire  le sospensioni, abolire  l’espulsione dalla classe, abolire le note sul registro, iniziando, per ora, dalle scuole primarie. La scuola ha superato miracolosamente  l’emergenza illegalità tra i banchi? I docenti riescono a farsi rispettare semplicemente perché portatori di un bagaglio culturale? Bisognerebbe visionare i registri di classe delle scuole per dare una risposta certa alla domanda. Per quanto appreso da tantissimi docenti le annotazioni disciplinari continuano a riempire le pagine dei registri di classe e quasi sempre restano impunite. Gli insegnanti privati  del riconoscimento sociale che li rende deboli e facile bersaglio dei bulli e della demagogia socio-politica,  sembrano incapaci di reagire con conseguente  appiattimento  su posizioni che potremmo definire “stato di autoconservazione”. E’ necessario, invece,  unitamente a tutte le attività di inclusione possibile, ristabilirle il principio della certezza della disciplina e delle sanzioni in tutte le scuole di qualsiasi ordine e grado, superando il deleterio buonismo imperante da decenni.

Di certo nelle attività formative e di educazione alla legalità il docente è la figura  a cui gran parte degli adolescenti guardano come modello   professionale ed etico a cui ispirarsi. E’ una figura dello Stato; un professionista, quindi, che  non può permettersi impunemente di porsi in modo oltraggioso di fronte  ai garanti della legalità,  altri pubblici ufficiali al servizio dello Stato. Il docente semina legalità e  rispetto, seppure spesso in condizioni di precarietà ambientale;  giammai odio e disprezzo; dissente nei modi e nei termini previsti dalla legge.

(parte seconda/2)

Vincenzo Servodio

vignetta  dell’artista Prof. Antonio D’Erasmo

http://www.corrierepl.it/2019/05/24/il-bullismo-a-scuola-pericolosa-illegalita-sottovalutata/(si apre in una nuova scheda)

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