Calabria

Diritto e neuroscienze: il futuro è qui

“Un binomio vincente, per una giustizia più equa”

CROTONE – Il terzo e ultimo appuntamento del Mnemosine – Festival della Memoria è stato incentrato sulla formazione neuro scientifica delle professioni economico-giuridiche con l’adesione di esperti del mondo forense ed esponenti del mondo bancario.

L’evento, fortemente voluto dalla Dr.ssa Caterina Podella, neurologa, formatrice e Amministratore unico dell’Istituto Dia Swiss di Lugano, non poteva trovare migliore location della sala convegni della BPER: Banca di Crotone che rappresenta un fiore all’occhiello della città per tecnologia avanzata e sistemi integrati.

Dopo aver già organizzato l’importante convegno su Diritto e Neuroscienze svoltosi nel gennaio scorso presso l’Università La Sapienza di Roma, sotto l’autorevole supervisione di un grande giurista come Guido Alpa, la Fondazione Turano, ha inserito nel calendario del Festival uno specifico workshop sull’argomento in collaborazione con lo Studio Donzelli-Odoardi di Roma  e con l’Ordine dei commercialisti di Crotone, rappresentato dal Presidente Dott. Luigi Domenico Arcuri.                                                                                                                                  Nell ’indirizzo di saluto che il Prof. Carmelo Turano ha fatto pervenire per l’occasione, il Presidente ha ricordato che la Fondazione non offre “Big Data” o risultati già consolidati, ma l’inizio di un percorso di ricerca che potrà fornire a tutti gli operatori preziosi vantaggi nel miglioramento del patrimonio di conoscenze che occorrono per tutelare la clientela.

Nella prima giornata del workshop, gli interventi del panel, composto da Francesco Verri del Foro di Crotone, Paolo Petrosillo esperto in Diritto Bancario, Davide Achille della Bocconi di Milano e Francesco Odoardi dell’Università del Salento hanno declinato in varie forme le loro riflessioni sulla relazione introduttiva della Dr.ssa Caterina Podella, che ha spiegato la plasticità cerebrale come un divenire incessante di attività neuronali.

” Noi siamo legati al metodo galileiano della riproducibilità di un evento. Ma è tempo di andare oltre” ha continuato l’esperta di Neuroscienze ” Kant ci propone tre domande: Cosa devo sapere? Cosa devo fare? Che cosa mi è lecito sapere? La metodologia galileiana è tecnica, oggi bisogna unire alla Technè, le Humanities. Quindi Diritto penale e Neuroscienze hanno davanti a sé molte sfide difficili; soprattutto nell’ambito della responsabilità che ci pone di fronte ai dubbi su come si formino i giudizi morali nei processi e come la neurofisiologia possa spiegare i reati e i comportamenti fraudolenti” .

Inoltre, nella sua relazione, la neurologa si è soffermata molto sulla diversificazione delle varie aree del cervello e, quindi, anche sulle varie funzioni che esse svolgono. Per esempio l’Amigdala, studiata in ambito del Diritto per il controllo della corteccia prefrontale del cervello che regola i processi chimici che portano alla violenza, e quindi alla consapevolezza della condotta morale.

Interessante anche l’approccio inerente le reazioni pre e post iniezioni di serotonina (mediatore chimico della trasmissione degli impulsi nervosi, ndr), in determinati casi clinici.

. Le domande del Diritto sono tante, fra le quali anche l’attendibilità dei racconti dei teste, gli effetti delle sostanze psicotrope sull’attività neuronale. Nella citazione di alcuni casi clinici, è stato fatto un excursus sui cosiddetti “comportamenti di scorciatoia” che portano alla fraudolenza, e quindi il chiarimento sulle reazioni che si innescano e come e quanto esse siano presenti in taluni soggetti, e piuttosto che in altri.

In conclusione, la Dr.ssa Podella ha auspicato con grande convinzione l’istituzione di un centro di  studi neurologico – giuridici, in quanto occorre una condivisione massima dei protocolli da adottare per evitare che i trattamenti possano essere dichiarati nulli in sede processuale e disperdere quanto di buono fatto.

L’Avvocato Paolo Petrosillo si è soffermato sui collegamenti fra diritto civile e Neuroscienze, con riferimento soprattutto alla capacità giuridica e alla capacità di agire. La prima la si consegue alla nascita, la seconda la si acquisisce al compimento dei diciotto anni, e quindi, col raggiungimento della maggiore età. L’Avvocato si è soffermato particolarmente sulla seconda, in relazione a un soggetto che al compimento dei diciotto anni abbia una summa di esperienze tali da portarlo alla stipula di atti giuridicamente vincolanti.

“Per quanto attiene tale capacità” ha affermato “ bisognerebbe suddividerla in una macroarea, inserendo anche la capacità di vivere autonomamente, di gestire le finanze, di dare il proprio consenso,capacità di gestire la propria sfera relazionale e sessuale. A esse andrebbe aggiunta anche la capacità genitoriale, tanto cara al Diritto di famiglia. L’ambito della capacità è come un cervello” ha aggiunto “cambia negli anni e alcuni giuristi credono sia opportuno superare la corrispondenza fra momento della maggiore età e conseguimento della capacità di agire. Si dovrebbe valutare caso per caso, cercando di introdurre una capacità in base ai vari atti che si mettono in campo” ha concluso. Le Neuroscienze possono fornire un approfondimento sull’emozione e sul circuito che essa innesca nel soggetto nel sottoscrivere o meno determinato prodotto bancario, piuttosto che un altro, in base a ciò che esso porta scritto nel prospetto informativo e in base alla situazione che egli stesso vive in quel momento sul piano personale ed economico. Quindi scatta un sentimento di simpatia sconfinata e incondizionata per quel prodotto e si arriva, a volte, alla stipula dello stesso senza leggere le condizioni.                                           A conclusione dell’intervento dell’Avv. Petrosillo, Gaetano Ranieri, Direttore Ufficio Private Banker presso BPER: Banca ha portato un indirizzo di saluto anche a nome del Gruppo Bancario di cui fa parte, dicendosi grato per l’opportunità data dalla Fondazione Turano per aver scelto di collaborare proprio con questo Istituto di Credito, e sostenendo come esso sia un gruppo finanziario – creditizio in continua crescita esponenziale non solo a livello strutturale, ma di servizi, e sottolineando come in tutte le sedi ci sia un’attenzione particolare per il cliente in modo che possa essere messo a proprio agio. Egli ha sostenuto che le banche hanno assunto una grande valenza di mercato, riscontrando affinità con gli obiettivi delle Neuroscienze, per esempio in materia di finanza comportamentale. Un’analisi delle aree del cervello che compiuta attraverso aggiornamenti professionali specifici rivolti ai propri dipendenti, a dimostrazione dell’essere a passo coi tempi e di considerare l’ambito neuro scientifico come la nuova frontiera per avere relazioni nuove col pubblico. “Il comportamento emozionale” ha affermato Ranieri “avviene anche per gli investimenti in Borsa; tali azioni, invece, dovrebbero essere sempre ben ponderate, ma l’estrema attrattività del mercato, induce soggetti con incapacità cognitive a sperperare anche un intero capitale, nella speranza di avere maggior profitto. “L’ordinamento giuridico” ha concluso poi il Direttore “immette nuovi negozi giuridici volti alla protezione delle persone, marcando una netta differenza con le politiche di trust, ed essendo un modello per gli altri Paesi”.

L’Avvocato Francesco Odoardi, si è concentrato su alcuni aspetti del cervello umano, che immagazzina meglio alcuni dettagli di certi fatti, piuttosto che altri. Proprio in virtù di ciò, in ambito giuridico, ci si deve concentrare proprio sui vari dettagli che vengono riferiti durante i processi o durante le indagini, in quanto essi costituiscono una grande importanza utile nel fare la differenza per imputazioni o altro. Egli ha tenuto a sottolineare come tante prove siano spesso molto manipolabili. Per questo, quindi, l’ambito neuro scientifico potrebbe costituire una fonte di estrema imparzialità e attendibilità per avere la certezza della pena, la quale dev’essere rieducativa per il soggetto imputato e/o condannato e non solo punitiva; dev’essere uno strumento per capire dove ha sbagliato, in modo tale che, una volta che sarà rimesso in libertà, determinate azioni non verranno più ripetute. Per  ottenere questi risultati, occorre la presenza di un pool specializzato, che possa analizzare bene l’attività delle varie aree del cervello della persona, per capire quali processi cognitivi non vanno e quali strategie utilizzare per un capillare intervento.

La seconda giornata del workshop è stata caratterizzata dalle declinazioni dell’approccio neuroscientifico nel diritto penale, con gli importanti interventi dell’Avv.Francesco Verri e dell’Avv.Vincenzo Maria Scarano.

Al termine dei lavori, la Dr.ssa Podella ha accennato all’esistenza di strumentazioni specifiche per l’analisi dell’attività cerebrale, attraverso vari strumenti di diagnostica, come la risonanza cerebrale funzionale, le risonanze magnetiche, le TAC e quant’altro possa essere d’aiuto. Di certo, ci vorrà del tempo affinché i giudici possano riconoscere l’utilità delle PET nei processi, oppure basare il loro giudizio sui risultati delle stesse, ma di certo il progresso delle conoscenze sul cervello potrà rendere un ottimo contributo nella costruzione del percorso verso una giustizia più forte e più equa.

Mario Franzin 

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